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il caso

Decreto Sicurezza: "Sei regioni verso il ricorso, c'è anche la Sardegna" VIDEO

Dopo i sindaci, tocca ai governatori. A guidare la dissidenza quello della Toscana Enrico Rossi
milano un volantino contro il dl sicurezza (ansa)
Milano, un volantino contro il Dl sicurezza (Ansa)

"Anche la Sardegna, così come Basilicata, Piemonte, Umbria e Lazio sta ragionando di presentare ricorso contro il Decreto Sicurezza".

Così Enrico Rossi, governatore della Toscana, capofila della rivolta delle Regioni nei confronti del provvedimento voluto dal Viminale e votato dal Parlamento che introduce nuove norme sulla gestione dei migranti in Italia.

Norme già contestate da molti sindaci, come quello di Palermo Leoluca Orlando e quello di Napoli Luigi De Magistris, che ora sono finite anche nel mirino delle Regioni governate dal centrosinistra.

Su un eventuale adesione alla protesta, con relativo ricorso alla Corte Costituzionale, la giunta regionale sarda per ora tace.

L'argomento al centro della battaglia - la gestione dei migranti - è del resto, inutile nasconderlo, alquanto "spinoso" in ogni campagna elettorale. E il 24 febbraio si avvicina.

Ciò nonostante, nei giorni scorsi si erano schierati apertamente contro il provvedimento sia l'assessore regionale agli Affari generali Filippo Spanu sia il sindaco di Cagliari - e candidato governatore - Massimo Zedda ("Il decreto renderà le nostre città più insicure"). E poi i primi cittadini di Sassari e Nuoro, Nicola Sanna e Andrea Soddu, con quest'ultimo che aveva addirittura bollato il Dl che porta il nome del ministro dell'Interno Matteo Salvini come "disumano".

La linea, come detto, è quella tracciata dalle amministrazioni comunali di Palermo e Napoli e, ora, dalla Toscana.

"Nella delibera che abbiamo assunto - ha spiegato ancora il governatore Rossi - abbiamo detto anche che vogliamo rivolgerci ai Comuni, siamo a disposizione per consentire anche a loro il ricorso alla Consulta, perché possono farlo attraverso le Regioni, e questo è stabilito per legge".

"Adesso - ha aggiunto Rossi - bisognerà mandare questo ricorso, che sarà preparato dalla nostra Avvocatura, e quindi non spenderemo fuori niente, entro il mese, e poi sarà la Corte Costituzionale che si

pronuncerà. Quanto meno faremo chiarezza, è un nostro diritto. Noi non stiamo facendo disobbedienza civile, stiamo esercitando un nostro diritto dovere".

(Unioneonline/l.f.)

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