CRONACA - MONDO

Francia

La sentenza di Alì contro Charlie Hebdo: "Li condanno"

Trovato un video nel pc del pachistano che ha colpito venerdì a Parigi, e che non sapeva che la testata satirica ha trasferito la redazione in un luogo segreto
il luogo dell attentato (foto ansa epa)
Il luogo dell'attentato (foto Ansa/Epa)

"Oggi, venerdì 25 settembre, io li condannerò": toni apocalittici, salmi e canti, voce rotta dal pianto. Così, in un video registrato sul suo computer e ritrovato dagli inquirenti durante la perquisizione nella casa dei servizi sociali in banlieue, Hassan Alì annunciava il suo proposito di vendicare quelle "caricature del profeta" ripubblicate da Charlie Hebdo e diventate per lui "insopportabili".

La vicenda del diciottenne pachistano che venerdì ha fatto ripiombare Parigi nell'incubo terrorismo è come un puzzle che, giorno dopo giorno, si arricchisce di nuovi elementi: i sopralluoghi nella sua abitazione di Pantin hanno fatto emergere una sorta di "dormitorio" per un gruppo di 9 pachistani (compreso il fratello di Alì), finiti tutti in stato di fermo.

E il video trovato nell'hard disk di Hassan Alì - e affidato adesso agli esperti e agli interpreti poiché il 18enne si esprime nella sua lingua, in urdu - è "una specie di manifesto", dicono fonti direttamente operative nell'inchiesta. Nelle immagini si vede l'assalitore che credeva di andare a "condannare" qualcuno di Charlie Hebdo - senza sapere che la redazione ha traslocato in un posto segreto dopo la strage del 2015 - mentre "piange, canta e rivendica il gesto che sta per fare".

Per ora è emerso che il paese natale di Alì è un piccolo centro agricolo del Punjab pachistano, Mandi Bahauddin. In due anni in Francia, non ha imparato ad esprimersi in francese, si è sempre comportato in modo non sospetto e sembra stesse per cominciare un corso di formazione per lavoratori edili. I vicini lo descrivono come gentile ed "educatissimo".

A 48 ore dall'attentato intanto, i due feriti - entrambi dipendenti dell'agenzia Premières lignes - sono sempre in ospedale. La donna, un'assistente di produzione di 27 anni, è stata operata al viso - dove era stata colpita con la mannaia - da un luminare della chirurgia plastica, il professor Lantieri, autore nel 2010 del primo trapianto di viso. Le sue condizioni di salute sono buone e ha già potuto incontrare familiari e colleghi. Il suo collega, direttore tecnico all'agenzia, è ancora in condizioni "gravi" ma c'è piena fiducia nell'operato dei medici che lo seguono.

Il presidente Emmanuel Macron ha parlato con i familiari delle vittime e si esprimerà sul caso venerdì prossimo e in occasione di un grande discorso sul tema del "separatismo" nel Paese.

(Unioneonline/v.l.)

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