CRONACA - MONDO

Taiwan

Da 19 anni nel braccio della morte, i giudici lo dichiarano innocente

L'uomo, auto-accusatosi di un omicidio, aveva sostenuto di essere stato costretto a farlo sotto tortura
immagine simbolo (foto da google)
Immagine simbolo (foto da google)

L'Alta Corte di Taiwan ha annullato la condanna a morte per omicidio e stupro che era stata emessa nei confronti di Hsieh Chih-hung, accusato di essere complice negli omicidi di una ragazza soprannominata Chen, 18 anni, e di un uomo soprannominato Chang, 68 anni, commessi il 24 giugno 2000.

Dopo essere stati giudicati colpevoli per la prima volta nell'ottobre 2001, Hsieh e il presunto complice, Kuo Chun-wei, sono finiti nel braccio della morte e hanno visto le loro condanne confermate in sette successivi processi, durante i quali Hsieh si è sempre proclamato innocente sostenendo che la sua confessione fosse stata estorta mediante tortura.

Nel settembre 2018, la Procura di Taiwan, citando nuovi elementi a sostegno dell'innocenza di Hsieh, ha presentato richiesta di un nuovo processo.

L'Alta Corte il 14 marzo dell'anno scorso ha ammesso la petizione e ha ordinato la sospensione temporanea della sentenza capitale di Hsieh. La Corte, in seguito, ha disposto il rilascio di Hsieh dal Centro di Detenzione di Tainan, dove l'uomo era detenuto dal 2001, e ha iniziato a trattare il nuovo caso presentato dai pubblici ministeri, prima di emettere il verdetto.

(Unioneonline/v.l.)

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