CRONACA - MONDO

l'attacco

Raid turco contro i curdi, Ankara: "Neutralizzati 342 terroristi"

Sono 12mila i miliziani dell'Isis detenuti nelle prigioni curde, oltre a decine di migliaia di familiari: "Non sappiamo se riusciremo ancora a controllarli"

Prosegue l'offensiva turca nel Nord della Siria. Undici località minori sono state finora conquistate dalle forze di Ankara, la cui avanzata prosegue lenta intorno alle due località chiave di Tall Abyad e Ras al Ayn, nel settore centrale della frontiera tra Siria e Turchia.

E sono 342 finora i "terroristi neutralizzati" (cioè uccisi, feriti o catturati) a 48 ore dall'inizio dell'operazione militare. Lo riferisce la Difesa di Ankara, che indica come "terroristi" i miliziani curdi dell'Ypg/Ypj.

Sono invece più di 100mila gli sfollati tra la popolazione civile del Nord della Siria dall'inizio dell'offensiva, scattata mercoledì scorso.

SANZIONI - E mentre Trump, dopo aver lasciato i curdi al loro destino, si propone come mediatore ("Curdi e turchi si sono combattuti per 200 anni, ora abbiamo una di tre scelte: inviare migliaia di soldati e vincere militarmente, colpire duramente la Turchia con le sanzioni oppure mediare un accordo tra Ankara e i curdi"), il Congresso Usa sta già valutando sanzioni nei confronti di Erdogan. La deputata repubblicana Liz Cheney - figlia dell'ex vicepresidente di Bush Dick Cheney - è pronta a presentare nei prossimi giorni una legge che impone le sanzioni. Con lei venti deputati repubblicani pronti a sostenere la proposta, mentre crescono in patria le critiche a Trump per aver abbandonato gli alleati fondamentali nella vittoria sull'Isis e nella conquista di Raqqa, un tempo capitale del sedicente Stato Islamico.

Anche l'Ue potrebbe imporre sanzioni ad Ankara. "La possibilità è sul tavolo e se ne discuterà al Consiglio europeo della prossima settimana", ha detto il viceministro per gli Affari europei francese Amelie de Montchalin.

IL NODO ISIS - Nelle prigioni sotto il controllo curdo sono detenuti 12mila miliziani dell'Isis, mentre circa 70mila familiari degli jihadisti si trovano in altri campi della regione. "Non sappiamo se riusciremo ancora a controllarli", fanno sapere i curdi, che lanciano l'allarme: "Una minaccia alla sicurezza regionale e internazionale, l'attacco favorisce il ritorno dell'Isis". Sul fatto che se li prenda in carico la stessa Turchia, c'è molto scetticismo tra i curdi, "visto che sono stati sempre alleati".

Anche Vladimir Putin ha espresso la sua preoccupazione in merito, dicendo senza mezzi termini che c'è il rischio che i miliziani dell'Isis "possano fuggire". "Non sono sicuro che Ankara possa prendere il controllo della situazione", ha detto il presidente russo

IN ITALIA - E proprio di allarme terrorismo parla il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: "Condanniamo con forza l'intervento militare perché rischia di pregiudicare gli sforzi della coalizione anti Isis. La soluzione della crisi siriana non può passare attraverso l'uso delle armi, il popolo siriano ha già sofferto abbastanza".

Di Maio ha inoltre definito "inaccettabile" il ricatto di Erdogan, che ha minacciato di inondare l'Europa di profughi se dovesse definire l'offensiva di Ankara un'invasione.

Anche il premier Conte, che definisce "inaccettabile" l'azione turca e chiede alla Ue di "battere un colpo", lancia l'allarme foreign fighters. "In migliaia rischiano di essere liberati: questa offensiva aggrava ancor di più la situazione, inoltre non possiamo tollerare che siano inflitte ulteriori sofferenze alla popolazione curda". "L'Europa - aggiunge - non può cedere al ricatto della Turchia sui profughi".

Anche l'Unione europea ha espresso la sua "forte preoccupazione" per i foreign fighters.

LA RISPOSTA TURCA - "Siamo scioccati e delusi dalle dichiarazioni del governo italiano, non è quel che ci aspettiamo da un alleato", ha detto l'ambasciatore di Turchia in Italia Murat Salim Esenli.

"Lo siamo egualmente per altri Paesi alleati", ha aggiunto, per poi tornare a parlare di Roma. "L'Italia per noi è un partner strategico, per questo abbiamo aspettative e consultazioni politiche regolari, a livello ministeriale e di segretari generali. Spero che il governo italiano capisca da dove veniamo e perché stiamo facendo quest'operazione. Stiamo difendendo i confini turchi, ma anche quelli della Nato e della Ue".

(Unioneonline/L)

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