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Covid, addio a Fausto Gresini: l'ex pilota aveva 60 anni

Da due mesi era in ospedale, le sue condizioni si sono aggravate
fausto gresini (archivio l unione sarda)
Fausto Gresini (Archivio L'Unione Sarda)

"La notizia che non avremmo mai voluto darvi e che siamo costretti a scrivere. Dopo due mesi di lotta al Covid, Fausto Gresini ci lascia con 60 anni appena compiuti, Ciao Fausto".

Con queste parole il Team Gresini annuncia ufficialmente (dopo la smentita di ieri sera) la morte dell'ex campione di moto e manager della scuderia che porta il suo nome: "Tutta la Gresini Racing si stringe intorno alla famiglia, la moglie Nadia e i figli Lorenzo, Luca, Alice e Agnese - si legge nella nota - e alle innumerevoli persone che hanno avuto l'occasione di conoscerlo e apprezzarlo".

Gresini da due mesi stava combattendo contro il coronavirus in ospedale. Il Covid lo ha colpito a dicembre e dopo alcuni giorni in ospedale di Imola, le sue condizioni hanno richiesto il ricovero al Maggiore di Bologna, in terapia intensiva. Costanti gli aggiornamenti del team sui social, con festa di compleanno organizzata online, presentazione del team con la mente rivolta a lui e il figlio Lorenzo a fare da tramite con gli amici e i fan.

LA CARRIERA - Due volte campione del mondo da pilota a metà degli anni Ottanta, con la 125, 60 anni compiuti il 23 gennaio, dopo essersi ritirato Gresini ha avuto una carriera da manager top delle due ruote, fondando il team che porta il suo nome e di cui era team principal: ha trionfato in Moto3, 250, Moto2 e MotoE, oggi presente in MotoGp con l'Aprilia.

Nato a Imola, città di motori, esordì nel motomondiale partecipando al Gp delle Nazioni del 1982, che non concluse a causa di un ritiro. Ha sempre gareggiato solo nella 125, vincendo il suo primo titolo mondiale nel 1985. L'anno seguente si aggiudicò quattro Gp (in Spagna, Europa, Svezia e Germania), ma fu superato, un suo grande rimpianto insieme a quello di non aver mai corso in 250, di sole 12 lunghezze da Luca Cadalora, che si laureò campione del mondo. La rivincita nel 1987, quando si aggiudicò 10 delle 11 gare in calendario. Divorziò alla fine del 1988 dalla Garelli e passò all'Aprilia, poi alla Honda. Gli infortuni non lo risparmiarono, ma arrivò altre due volte secondo in generale, nel 1991 dietro al compagno di squadra Capirossi e nel 1992. Annunciò il suo ritirò prima della stagione del 1995. Nel 1997 nacque il team a suo nome, con sede a Faenza.

Tra i piloti della sua scuderia, negli anni, Alex Barros, Tony Elias, Loris Capirossi, Marco Melandri, Sete Gibernau, Alex De Angelis, Jorge Martin, Matteo Ferrari. Vittorie, ma anche lutti: Daijiro Kato, morto a Suzuka nel 2003, poi Marco Simoncelli nel 2011 a Sepang. "Sono diversamente giovane - diceva di se stesso - sempre all'attacco, sempre in prima linea, sempre con nuovi progetti. Sempre con qualche sogno nel cassetto. Dico sempre che quando in quel cassetto non ci sarà più nulla, dovrò cambiare mestiere".

(Unioneonline/D)

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