CRONACA - ITALIA

Nodo trasporti

De Micheli: "Più bus ma non basta, a scuola anche la domenica". I presidi: "Irrealistico"

I sindacati: "Una provocazione per scaricare sulla scuola responsabilità che tali non sono"
paola de micheli (archivio l unione sarda)
Paola De Micheli (archivio L'Unione Sarda)

È già polemica sulle dichiarazioni rilasciate in un'intervista al quotidiano "La Repubblica" dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli.

A proposito dell'emergenza Covid e dell'opportunità di riaprire le scuole il 9 dicembre, il ministro ha infatti evidenziato come, nonostante un importante potenziamento dei trasporti - "le Regioni hanno messo a disposizione quasi 10mila bus aggiuntivi in tutto il Paese con le risorse assegnate dal Governo. Abbiamo a bilancio 500 milioni di euro, 200 sono per il 2021", ha spiegato - non sarà possibile garantire il distanziamento a bordo dei mezzi.

"Oggi per garantire lo stesso servizio in una città come Milano - spiega il ministro - servirebbe far uscire dall'autorimessa, dalle 7 alle 9, altri 500 mezzi pubblici. Impossibile. Dovremmo togliere dalle strade le auto".

La soluzione? Secondo il ministro "lo scaglionamento degli ingressi e delle uscite da scuola", che già esiste, ma è "largamente insufficiente. Tra le 7 e le 9 metro e autobus sono pieni, per poi viaggiare semivuoti dopo le 9,15. Dobbiamo spalmare l'entrata e l'uscita degli studenti dalle 8 alle 20".

E quindi, secondo De Micheli, la soluzione potrebbe essere "fare lezioni in presenza anche il sabato". La domenica? "Siamo in emergenza - aggiunge - e bisogna far cadere ogni tabù. Anche gli orari delle attività produttive dovranno essere cadenzati".

Immediata la reazione dei presidi. "Sulla possibilità di scaglionare, con gli ovvi limiti di ragionevolezza, gli orari di ingresso a scuola - spiega il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannellici - ci siamo già espressi più volte favorevolmente. Il discorso, in linea di massima, va circoscritto agli istituti superiori delle quattordici città metropolitane per i quali possiamo pensare di posticipare l'ingresso alle ore 9.15. La condizione è che i mezzi di trasporto vengano conseguentemente riorganizzati per permettere agli studenti di arrivare a scuola e poi di rientrare a casa. Non dobbiamo dimenticare che moltissimi studenti affrontano spostamenti che durano oltre un'ora. Anche per questo ritengo irrealistico pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica mentre il sabato, per moltissimi istituti, è già giornata di lezione".

"Non ci scandalizziamo: di proposte strane ne abbiamo sentite tante - il commento della segretaria della Cisl scuola, Maddalena Gissi - Se qualcuno vuole fare delle proposte ci convochi, ne discutiamo al tavolo contrattuale, si individuino le risorse economiche e umane che mancano a tutt'oggi anche per le supplenze e i modelli organizzativi; poi discutiamo. Diversamente risulta l'ennesima provocazione che ha come unico effetto quello di demotivare chi l'attività didattica la sta svolgendo comunque e a qualunque costo per il bene dei ragazzi. E' una provocazione per continuare a rimandare sulla scuola responsabilità che purtroppo non sono della scuola che lavora".

(Unioneonline/v.l.)

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