Annullata la condanna in primo grado a cinque anni e mezzo al cardinale Angelo Becciu, accusato di truffa e peculato. Il processo è da rifare.

È un vero e proprio colpo di scena la decisione della Corte d’appello vaticana, che ha decretato la «nullità relativa» del procedimento, ordinando la «rinnovazione del dibattimento».

I giudici hanno ordinato il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio, fissando al 22 giugno la comparizione delle parti per stabilire il calendario delle udienze.

La Corte precisa nell’ordinanza che «non dichiara la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado, del dibattimento come della sentenza», che «mantengono i propri effetti». Ma l’effetto della decisione, in sostanza, è quello: tutto da rifare.

Le difese del cardinale e degli altri condannati nel processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato avevano chiesto in appello di dichiarare nullo il giudizio perché «il Promotore di Giustizia (il Procuratore vaticano, ndr) avrebbe effettuato un deposito incompleto di quanto era risultato dall'istruttoria; alcuni documenti erano poi stati riprodotti coperti da omissis e non nella loro versione integrale».

Le difese contestavano anche che non erano stati «pubblicati tempestivamente» i Rescripta di Papa Francesco con i quali aveva modificato le norme derogando al codice di procedura.

L'ordinanza della Corte d'appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché «nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis». Ma è evidente il mancato rispetto del «principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell'imputato e del suo difensore». Di qui la decisione di «nullità relativa», perché è stato «viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione» e ora «ha come effetto che la Corte d'appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé».

Quindi al termine dell'ordinanza di 16 pagine la Corte d'appello vaticana, richiamando l'articolo 495 del codice di procedura penale, «ordina la rinnovazione del dibattimento; ordina all'Ufficio del Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale; concede termine alle parti, fino al 15 giugno 2026, per esaminare atti e documenti nonché per preparare le prove a difesa; fissa l'udienza del 22 giugno 2026, ore 9, per la comparizione delle parti al solo fine di fissare il calendario delle prossime udienze».

Esprimono soddisfazione Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, legali del porporato: «L'ordinanza della Corte di Appello ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto alla difesa ed a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto».

(Unioneonline)

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