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Esce Le Mans '66, l'ultimo di una lunga serie di film sull'automobilismo

Il cinema racconta le corse automobilistiche
l attore sylvester stallone in compagnia del ferrarista michael schumacher
L'attore Sylvester Stallone in compagnia del ferrarista Michael Schumacher

Nell’universo del cinema sportivo, irrompe con il fragore dei motori che racconta, il film “Le Mans ’66 – La grande sfida”. E di grande, oltre alla sfida, c’è tutto: lo scenario (Le Mans), i protagonisti (Ferrari e Ford), gli interpreti (Matt Damon nella parte di Carroll Shelby e il premio Oscar Cristian Bale in quella del pilota Ken Miles, oltre a Remo Girone nei panni del “Drake” Enzo Ferrari). Quella diretta dal regista James Mangold è la storia dell’edizione del 1966 della 24 ore di Le Mans, che vide per la prima volta il colosso automobilistico americano battere le auto del Cavallino, grazie all’ingegno del progettista Shelby e al talento di Miles, anche se a vincere la gara fu la GT40 Mk II pilotata da Bruce McLaren e Chris Amon.

UN RICCO FILONE

Il film promette di essere un successo, come sempre più di frequente capita per le pellicole di racconto sportivo. Per due ordini di motivi. Il primo è che lo sport sa offrire vicende che “si sceneggiano da sole”, ovvero che sono perfette per il cinema (o per un romanzo). Il secondo, di carattere tecnico, è che ormai i progressi negli effetti speciali consentono di ridurre al minimo il deficit degli eventi ricostruiti, rispetto ai fatti originali. In questo senso, la resa visiva dei film più recenti è di impatto molto maggiore rispetto al passato. E, nel caso del cinema che racconta le corse automobilistiche, è un passato lungo e glorioso. Anche trascurando i documentari (quelli su Ayrton Senna e Juan Manuel Fangio i più riusciti), le commedie meno credibili (tipo Herbie, un maggiolino tutto matto) e i film più genericamente legati alla velocità non agonistica (come nel filone Fast and Furious), il numero di film è notevole, divisi tra le varie specialità delle gare in circuito.

L'attore Paul Newman con l'allora team principal della Ferrari, Jean Todt
L'attore Paul Newman con l'allora team principal della Ferrari, Jean Todt

FORMULA 1

Curiosamente del 1966, proprio l’anno in cui si svolgono le vicende di “Le Mans-La grande sfida”, è il primo importante film sulla Formula 1. Diretto da John Frankenheimer, “Grand Prix” racconta una vicenda dai contenuti prettamente agonistici. Le case automobilistiche e alcuni piloti di allora collaborarono al film, nel quale però si muovono personaggi e nomi di fantasia. Quattro anni dopo, Guido Malatesta girò “Formula 1- Nell’inferno del Grand Prix), il cui protagonista, il pilota Giacomo Valli, era interpretato dal grande Giacomo Agostini, fuoriclasse delle corse motociclistiche. Del 2013 è invece “Rush”, che racconta fatto realmente accaduti. È la storia della rivalità tra Niki Lauda e James Hunt, culminata nel Gp del Giappone del 1976, che vide l’eccentrico pilota britannico della McLaren conquistare il titolo mondiale per un solo punto, approfittando della resa dell’austriaco. Diretto da Ron Howard, è forse il migliore tra i film sulla Formula 1.

FORMULA INDY

Anche Sylverster Stallone era affascinando dal Circus. Frequentò i circuiti alla fine del secolo scorso con l’intenzione di girare una pellicola ambientata in Formula 1, ma alla fine spostò l’obiettivo su un circuito più popolare negli Stati Uniti, Champ Car, parente della Indycar, con la quale si sarebbe fuso nel 2008. Il prodotto che ne scaturì nel 2001, dal titolo “Driven”, era molto spettacolare, ma anche scarsamente verosimile, di sicuro più gradito al pubblico americano. La trama (la lotta tra un pilota affermato e uno debuttante, assistito da un veterano, interpretato dallo stesso Stallone) non è certo entusiasmante ma il film è godibile e gli effetti speciali notevoli. A proposito di Indy, sullo sfondo della leggendaria 500 miglia è incentrato “Indianapolis, pista infernale”, girato da James Goldstone nel 1969, che vede protagonista Paul Newman. Anche in questo caso, come in “Grand Prix” e “Driven”, compaiono veri piloti accanto agli attori.

Una Audi durante una edizione recente della 24 Ore di Le Mans
Una Audi durante una edizione recente della 24 Ore di Le Mans

NASCAR

Parlando di cinema americano, non si poteva prescindere da quello che può essere considerato il piatto tipico degli ovali statunitensi, cioè la Nascar. Le gare su derivate di serie con ruote coperte appassionano il pubblico come nessun altra e Tony Scott nel 1990 cavalcò il fenomeno affidandosi a un cavallo sicuro. Diede la parte del protagonista di “Giorni di Tuono”, il talentuoso ma bizzoso pilota Cole Trickle (il nome non è tranquillizzante), a Tom Cruise, reduce dal successo di “Top gun”. In più, oltre all’assistenza al muretto di Harry Hogge (uno straordinario Robert Duvall), c’è l’incantevole Nicole Kidman nel ruolo della ragazza. Che, in questo caso, è un medico che finirà per innamorarsi dell’imprevedibile pilota. Anche se si tratta di una pura fiction, ha i contorni della storia verosimile, non come un altro film ambientato nella Nascar. “Talladega nights - The ballad of Ricky Bobby” (tradotto in italiano “Ricky Bobby – La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno”), del 2006. Qui lo spassoso Will Ferrell duella con Sacha Baron Cohen e amoreggia con una giovanissima Amy Adams, in una commedia al limite del demenziale, diretta da Adam McKay.

LE MANS E OLTRE

Il circuito di Le Mans è teatro anche di un’altra fiction sull’automobilismo, quella ispirata alle vicende del personaggio dei fumetti di telefilm e di cartoni animati Michel Vaillant. È "Adrenalina Blu”, film del 2003 impreziosito dalla sceneggiatura di Luc Besson e diretto da Louis-Pascal Couvelaire. Ma il vero progenitore dei “Le Mans ‘66” è uno e uno solo. A metà del 1970, John Sturges è chiamato a dirigere una pellicola dedicata alla 24 ore che si corre sul Circuit de la Sarthe. Il protagonista è l’inarrivabile Steve McQueen, pentitosi di non avere accettato il ruolo di protagonista di “Grand Prix”. Tra costosissime riprese (anche della 24 Ore che si correva quell’anno), litigi (il regista fu sostituito da Lee H. Katzin per divergenze col protagonista) e incidenti (un pilota perse addirittura una gamba), il film fu completato e andò nelle sale nel ’71, con una tiepida accoglienza da parte del pubblico e della critica. Eppure resta uno dei più bei film sulle corse, il cui mondo è riprodotto con grande efficacia.

La locandina del film con Matt Damon e Christian Bale
La locandina del film con Matt Damon e Christian Bale

DALL’AMERICA ALL’ITALIA

Sono soltanto alcuni dei tanti film sulle corse. Il filone sportivo legato ai motori è ricchissimo in America e comprende una pellicola del 2012, “A qualsiasi prezzo”. Protagonista del classico sogno di diventare pilota automobilistico è Dennis Quaid, un autentico habituée delle pellicole sportive. Nella sua lunga e brillante carriera di attore, ha interpretato un ciclista (“All american boys”, del 1979), un giocatore di football americano (in “Un amore, una vita” del 1988 e poi in “Ogni maledetta domenica”, del 1999) un pitcher di baseball (“Un sogno, una vittoria”, del 2002), un surfista (“Soul surfer” del 2011). Infine, avendo parlato di Paul Newman, è giusto citare anche un grande attore italiano che - come lui - ha la passione per le auto sportive ed è un discreto pilota. È Stefano Accorsi, la cui interpretazione del pilota Loris De Martino, detto il Ballerino, in “veloce come il vento” del 2016 è stata premiata, tra gli altri, con il Nastro d’argento e il David di Donatello. Diretto da Matteo Rovere, ambientato nel campionato italiano granturismo, il film è ispirato alla vita del pilota di rally Carlo Capone ed è stato distribuito a livello internazionale con il titolo di “The italian race”.

(foto Archivio l'Unione Sarda)

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