CRONACA SARDEGNA - PROVINCIA DI CAGLIARI

lo screening

Test sierologici rapidi ai detenuti del carcere di Uta

Si attende il via libera di governo e ministero per la riapertura dei colloqui
il carcere di uta (archivio l unione sarda)
Il carcere di Uta (Archivio L'Unione Sarda)

I detenuti del carcere di Uta vengono sottoposti in questi giorni ai test sierologici rapidi per verificare se qualcuno sia venuto in contatto con il coronavirus.

Si tratta di un progetto, iniziato lunedì e che andrà avanti probabilmente fino a martedì, utile per "tranquillizzare non solo i detenuti e i loro familiari - spiega Maria Grazia Caligari, ex consigliera regionale ed esponente dell'associazione Socialismo Diritti Riforme - ma anche gli operatori della struttura detentiva che in questi ultimi due mesi sono stati sottoposti a un forte stress dovendo ottemperare alle diverse esigenze lavorative e personali".

"Il programma di screening - aggiunge Luciano Fei, responsabile dal mese di aprile dell'area sanitaria della Casa Circondariale - è stato fortemente voluto dal Commissario straordinario dell'ATS, Giorgio Carlo Steri, per individuare e ricercare gli eventuali anticorpi anticovid19 nelle persone. Il test, che consiste in un prelievo di sangue pungendo un dito, è stato fatto innanzitutto al personale sanitario. Pur essendo rapido, offre importanti informazioni. Qualora dovesse riscontrarsi un esito positivo, si procederà invece con il vero e proprio tampone nasofaringeo. In questo caso la persona dovrà restare in isolamento finché non sarà chiarita l'eventuale positività al virus. La struttura sta operando con tutte le precauzioni del caso. Ciascun detenuto dispone delle protezioni individuali come del resto i Sanitari impegnati nello screening. L'auspicio - ha concluso Fei - è che si concluda senza elementi negativi, ma anche in quel malaugurato caso l'organizzazione è in grado di garantire in totale sicurezza la soluzione. Il test rapido verrà poi esteso anche agli agenti della Polizia Penitenziaria".

"L'iniziativa dell'ATS - ha detto Marco Porcu, direttore della Casa Circondariale "Ettore Scalas" - è stata accolta positivamente dall'Istituto che finora non ha riscontrato nessun caso di Covid-19. La decisione di chiudere gli accessi e di garantire i colloqui con i familiari attraverso le videochiamate è risultato finora la migliore strategia. Adesso aspettiamo le decisioni del Governo e del ministero della Giustizia sulla riapertura dei colloqui. Riteniamo però che ciò possa avvenire solo quando le condizioni saranno davvero sicure".

(Unioneonline/s.s.)

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