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Atti intimidatori in Sardegna, Lampis: "La Regione non lascerà soli i sindaci"

A Ula Tirso si è tenuta una partecipata assemblea per condannare l'ennesimo attacco intimidatorio a un sindaco
l incontro (foto l unione sarda orbana)
L'incontro (foto L'Unione Sarda - Orbana)

Una sala gremita come non mai sabato sera al centro di aggregazione sociale di Ula Tirso per l'assemblea pubblica convocata per discutere degli atti intimidatori all'indirizzo degli amministratori.

È arrivata una dura condanna e piena solidarietà al sindaco Ovidio Loi e alla sua famiglia per il grave episodio di cui è stato vittima all'inizio del mese, quando sui gradini di casa ha trovato una busta con tre pallottole. Presenti in sala tanti rappresentanti delle istituzioni, molti moltissimi cittadini. Per tutti "un atto vigliacco". Quasi tre ore di dibattito dove accanto alla solidarietà sono emerse problematiche non da poco.

Cittadini e amministratori si sentono abbandonati dallo Stato. Ecco allora la denuncia della mancanza di servizi (ad esempio il medico di base è presente solo 4 ore a settimana in un paese dove gli anziani costituiscono la maggioranza), l'assenza di presidi essenziali, in primis la scuola, quella che potrebbe fare la differenza, aspetto più volte sottolineato.

In apertura dell'assemblea il sindaco Ovidio Loi ha definito quanto accaduto "un modo di manifestare in stile mafioso" e ancora una volta ha ribadito l'invito al dialogo. "Quando si vuole manifestare il proprio dissenso, il Comune è sempre aperto", ha sottolineato. Per lui, che già nel 2015 aveva manifestato la volontà di portare avanti un solo mandato, l'invito a ricandidarsi ma Loi non intende farlo.

"Quanto accaduto è un gesto vile, fatto da un codardo. La Giunta regionale non ha intenzione di lasciare solo il sindaco di Ula e nessun altro sindaco. Il vostro è un ruolo sociale. Voi fate il volontariato per eccellenza. Oggi c'è un'architettura istituzionale che non valorizza appieno le funzioni del sindaco di periferia. Abbiamo il dovere di accompagnare un dialogo nuovo", ha detto l'assessore all'Ambiente Gianni Lampis. "L'impegno che prendo è portare avanti in Parlamento la battaglia per non permettere più a queste persone di usare questi strumenti vili", ha garantito Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d'Italia.

"Quanto successo ad Ula non fa parte delle nostre comunità. Ma sia questi che i fatti di Ardauli ci devono portare ad una riflessione, serve cercare di capire che cosa sta accadendo alle nostre comunità. Avete gli anticorpi per superare questo momento. Andate avanti con forza", ha sollecitato il consigliere regionale Francesco Mura.

Il presidente dell'Anci Emiliano Deiana ha ricordato il triste primato dell'Isola in tema di attentati agli amministratori. "Oggi Ula sta dando un segnale straordinario a tutta la Sardegna: si respira che c'è una reazione. Io non sono per emarginare chi ha sbagliato. Si è posto fuori dal vivere civile ma può ritornare chiedendo scusa. Anci sta chiedendo allo Stato di rafforzare i presidi. Oggi viviamo un problema di tenuta democratica, si rischia che non ci siano candidati per le prossime elezioni".

Al sindaco di Ula e alla sua comunità la solidarietà di rappresentanti del Veneto (Ula Tirso da anni è gemellato con Peschiera del Garda) presenti in sala, dei sindaci di Guilcier e Barigadu. "Questo fatto ci ha veramente toccato. Al sindaco e alla comunità porto tanti attestati di solidarietà. Amministrare è una cosa bella e nessuno ha il diritto di oltraggiare e farne passare la voglia, non dobbiamo cedere a queste intimidazioni", ha detto Angelo Tosoni, sindaco di Valeggio sul Mincio e vice presidente di Anci Veneto.

Parole di condanna e solidarietà dai sindaci di Fordongianus, Ghilarza, Busachi, Sorradile, Allai, Neoneli. E di ex amministratori. Prima di Loi anche altri sindaci ulesi hanno ricevuto minacce. È toccato anni fa a Raffaele Melette: "Incendiarono il portone del Comune e spararono alla finestra. Queste persone vanno isolate dalla comunità", ha detto.

Da Mario Pinna, anche lui ex primo cittadino e destinatario di lettere minatorie le scuse: "A nome mio e della comunità, ma ci sentiamo completamente abbandonati dalle istituzioni. Non possiamo rimanere con il medico per 4 ore a settimana, le scuole devono essere presenti in tutti i paesi e i servizi garantiti". Ad Antonello Piras, predecessore di Loi, avevano reciso il vigneto.

"Sono una casalinga, orgogliosa di abitare da 37 anni ad Ula Tirso. Né io né la mia famiglia vogliamo lasciarlo, ma lo Stato non ci è vicino. La Giunta regionale è lontana dalle piccole realtà. Questo è stato un atto vigliacco e come questo quelli che hanno colpito nel tempo gli altri amministratori", ha detto Mariella Vidili. Regione lontana per il presidente dell'Unione del Barigadu Giovanni Orrù: "I Comuni sono senza organico, si deve procedere alla riforma degli enti locali", ha detto riferendosi ai danni subiti dal territorio con l'invaso.

"In questi anni i sindaci di Guilcier e Barigadu hanno lavorato in amicizia, uniti per il bene delle comunità. Mi auguro venga colto dai cittadini. I sindaci hanno l'obbligo di far rispettare le leggi e questa cosa ad alcuni non entra in testa", ha sostenuto il presidente dell'Unione del Guilcier Alessandro Defrassu.

Dal primo cittadino di Sorradile Pietro Arca l'invito ad azioni concrete: "Il mese di novembre veda piantare un albero in tutti i Comuni e dieci in quelli dove gli amministratori hanno subito attentati. Il tutto coinvolgendo le scuole". L'ex consigliere regionale Antonio Solinas ha lanciato una provocazione: "Chi ha commesso questo fatto lunedì mattina si presenti in Comune a parlare con Ovidio".

Dal segretario comunale di Ula Tirso Pietro Caria massima solidarietà al sindaco, da tutti descritto come persona mite, e alla sua famiglia: "L'Amministrazione di Ula ha amministrato nel migliore dei modi. I dipendenti hanno sempre avuto con gli utenti massima disponibilità. I dipendenti sono tutti col sindaco". E martedì in Comune a portare la solidarietà al primo cittadino arriveranno anche sindaco e vice sindaco di Peschiera del Garda.

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