Arborea, conto alla rovescia per "Brusa la Vecia"
Una tradizione importata dalle prime famiglie venetePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
In ogni podere una piccola scena rituale con i canti che accompagnano la "Vecia" nel suo calvario: un rito propiziatorio. Il fuoco serve a tenere lontani il brutto, l’inverno e i dispiaceri e a invocare un nuovo ciclo favorevole. Ed Arborea è magia, è il momento che la comunità aspetta tutto l’anno. Una sorta di liberazione, una tradizione importata dalle prime famiglie venete arrivate nel 1928. Che non è mai morta.
Nelle aziende agricole, soprattutto quelle gestite da famiglie di origine veneta, iniziano domani i preparativi per "Brusa la Vecia". Al centro ci sarà come sempre un grande fantoccio che, a partire dalle 21 del 5 gennaio, verrà divorato dalle fiamme. Intorno si riunisce tutta la famiglia, dai più piccoli ai più anziani. E poi canti, balli, buon cibo e un forte senso di comunità fino a tarda notte. Una festa intima, che viene organizzata nelle fattorie per elevare la rinascita agricola e l’identità di Arborea: un mix tra tradizione, folklore e convivialità.
Non mancheranno i piatti tipici: la polenta, i fagioli e la pinsa. Il giorno dopo, invece, è la Pro Loco, nel centro fieristico, a replicare, in occasione dell’Epifania e senza sovrapporsi alla tradizione dei falò nei poderi.
«Un modo per far partecipare tutto il paese - spiega il presidente, Paolo Sanneris - È l’edizione numero 29. Un patrimonio simbolico: la scopa e le calze della "vecia" rappresentano la pulizia dell'anno passato e del cammino compiuto, un rituale di rinnovamento che saluta l'anno nuovo.
"Brusa la Vecia" non è solo un rito stagionale, ma un vero e proprio atto di memoria collettiva». Anche il sei gennaio potranno essere degustate tante prelibatezze preparate dalla Pro loco di Arborea. Ma non solo. Il 9 gennaio, alle 10:30, presso il Teatro Salesiano di Arborea, si terrà lo spettacolo interattivo “C’era una volta… Santa Lucia e la Befana” dell’artista Laura Dora, alla presenza delle scolaresche di Arborea. L’iniziativa, che si avvale della fiaba come strumento simbolico e formativo, nasce con l’obiettivo di avvicinare i più giovani ai linguaggi dell’arte e del racconto. «La scelta di coinvolgere le scuole – spiega Sanneris – non è casuale: così come la “Brusa la Vecia” affida al fuoco ciò che è stato, l’incontro con gli studenti rappresenta un passaggio di testimone, un atto di trasmissione culturale che riconosce nei più giovani i custodi e gli interpreti delle tradizioni di domani».
