CRONACA SARDEGNA - OGLIASTRA

approfondimento

Il risvolti (positivi) del Coronavirus sulla lotta alla peste suina

Nell'inverno 2017-2018 tra i maiali bradi abbattuti erano stati evidenziati 38 maiali bradi viruspositivi e 661 sieropositivi
abbattimenti di maiali clandestini nei pressi di nuoro (archivio l unione sarda)
Abbattimenti di maiali clandestini nei pressi di Nuoro (Archivio L'Unione Sarda)

Peste suina, una battaglia (quasi) vinta Il lockdown imposto dal Covid-19 potrebbe avere avuto riflessi positivi nella lotta alla peste suina. L'Unità di progetto guidata da Alessandro De Martini abbandona pian piano la prudenza per parlare di un risultato storico. La parola magica si chiama eradicazione. I dati aggregati degli ultimi anni, diffusi nei giorni scorsi, sono più che confortanti. I controlli nelle popolazioni suinicole della Sardegna (suini domestici, maiali bradi e cinghiali), indicano che le attività di eradicazione attuate a partire dal 2015 sono state efficaci.

Per quanto riguarda i suini domestici, oggetto di decine di migliaia di controlli, dal 2015 a oggi la situazione è nettamente migliorata. L'ultimo focolaio di Peste suina africana è stato trovato settembre 2018 a Mamoiada. Quasi due anni senza peste. Non era mai successo da quarant'anni a questa parte. Le ultime, sieropositività, principale indicatore di infezione pregressa, ormai sono state evidenziate a Baunei, in Ogliastra, nel novembre 2019. Una così prolungata assenza di focolai non era mai stata registrata dal 1978 (anno di arrivo della malattia) ad oggi.

L'azione della task force anti Psa si è concentrata sui maiali bradi. Quasi cinquemila i suini bradi illegali abbattuti in Sardegna, quasi tutti in un'area di sette comuni tra Barbagia e Ogliastra. Villagrande, Talana, Urzulei, Baunei, Orgosolo. Da qui la peste non è mai andata via. Le operazioni sono state condotte da Ats, con i tecnici dell'Istituto Zooprofilattico e l'indispensabile collaborazione di Forestale, Forestas, polizia a carabinieri. Le analisi di laboratorio hanno confermato come maiali bradi siano il principale serbatoio e fonte di virus PSA esistente in Sardegna. Da questa popolazione il virus si diffondeva anche ai suini domestici e ai cinghiali; questi ultimi, a propria volta, potevano reinfettare i maiali bradi, determinando L'endemicità della malattia in Barbagia e Ogliastra osservata in quarant'anni. Ad esempio nell'inverno 2017-2018 tra i maiali bradi abbattuti erano stati evidenziati 38 maiali bradi viruspositivi e 661 sieropositivi, rispettivamente il 2,9% e il 50,1% del totale degli esaminati, con i risultati più preoccupanti evidenziati nel territorio comunale di Orgosolo. Nell'inverno successivo erano stati riscontrati 15 maiali bradi viruspositivi e 222 sieropositivi (1,8 e 25,2 per cento), mentre nell'inverno 2019-2020 non era stato possibile riscontrare nessun brado viruspositivo e solo 42 sieropositivi (10,9 per cento degli esaminati). In sintesi, i dati suggeriscono come un progressivo diradamento abbia portato alla scomparsa del virus anche dai maiali bradi, con l'ultimo capo virus positivo riscontrato a Desulo nel gennaio 2019, cioè oltre 16 mesi fa. Un dato su cui riflettere.

Maiali al pascolo brado in Ogliastra (Archivio L'Unione Sarda)
Maiali al pascolo brado in Ogliastra (Archivio L'Unione Sarda)

Buone notizie arrivano anche dai selvatici. I dati indicano come la Psa stia progressivamente scomparendo dai cinghiali della Sardegna, complici le attività di controllo attuate sui suini domestici e sui maiali bradi e le attività di prevenzione attuate dai cacciatori. Il circolo vizioso sembra essere stato spezzato. I cacciatori sono stati determinanti. Hanno fornito decine di migliaia di campioni prelevati dai capi abbattuti durante la caccia e successivamente analizzati dall'Istituto zooprofilattico. Nello specifico all'interno della "zona infetta" per Psa nei cinghiali un territorio di 9 mila chilometri quadrati nella Sardegna, nella stagione venatoria novembre 2013-gennaio 2014 erano stati 40 i cinghiali virus positivi riscontrati (1,95 dei testati); le sieropositività erano state invece 269 (il 7,8 per cento); a questi si aggiungono 17 cinghiali viruspositivi trovati morti nel corso del 2014. A tali riscontri ha fatto seguito un progressivo declino delle positività: nella stagione venatoria 2019-2020 non è stato riscontrato nessun cinghiale viruspositivo, a fronte degli oltre seimila testati, mentre i sieropositivi sono stati 79 (1,28 per cento). L'ultimo riscontro di viruspositività risale all'aprile 2019, in due cinghiali trovati morti nel Comune di Bultei. Complessivamente sono stati effettuati dall'istituto zooprofilatico 100 mila test di laboratorio dall'1 gennaio 2019 a oggi, sui campioni prelevati da suini domestici, maiali bradi e cinghiali selvatici. Un patrimonio di dati di assoluto valore che sta già attirando l'attenzione di numerosi ricercatori da tutto il mondo.

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