CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

inchiesta

Eolico, il no di Lula per salvare il Telescope

Presentate le opposizioni alle pale sui monti della Barbagia: a rischio il grande progetto
il progetto (l unione sarda)
Il progetto (L'Unione Sarda)

Gratzia Deledda e Albert Einstein nella vita terrena si sono solo incrociati. Il proscenio della storia ha voluto che entrambi scalassero l'altare più alto, quello del Premio Nobel. La chioma elettrizzata e indispettita del fisico più osannato di sempre varcò la soglia dei reali di Svezia nel lontano 1921. Lei, capelli raccolti come una regale donna sarda, timida e commossa, quel riconoscimento l'ottenne cinque anni più tardi.

Deledda & Einstein

Gratzia e Albert, lei scrittrice, lui scienziato, hanno, però, sempre avuto una predilezione comune per l'ascolto, quello più suggestivo e fantastico dell'Universo. Lei dipingeva con racconti memorabili colori ed emozioni della sua terra ascoltandone le viscere più profonde, lui studiava il cosmo, quello più inesplorato e sconosciuto. Quando Gratzia Deledda pronuncia il discorso di ringraziamento per il Nobel alla letteratura rivolge, con parole semplici e nel contempo monumentali, il suo pensiero al silenzio illibato della sua terra: "Ho mille e mille volte poggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce per ascoltare la voce delle foglie, ciò che dicevano gli uccelli, ciò che raccontava l'acqua corrente".

Ascolto cosmico

A distanza di un secolo, nella terra del «vento furioso» descritto nel capolavoro di "Colombi e Sparvieri", quel desiderio recondito e indomito d'ascolto, dai tronchi degli alberi della Deledda ai buchi neri del cosmo di Einstein, potrebbe costituire la santa alleanza per mettere in salvo per sempre questo paesaggio intonso tra il Mont'Albo e Punta Gomoretta, tra Sa Janna Bassa e il sito nuragico di Su Romanzesu. I sacri libri di geologia e scienza descrivono queste rocce come uniche e irripetibili, dalla superfice montuosa alle recondite profondità della miniera di argento e galena di Sos Enattos, nel Comune di Lula. Il silenzio di questa terra esclusiva tra Bitti, Orune e Onanì è oggi al centro della più grande disfida del futuro, tra chi vorrebbe incamerare vento e denari infilzando pale eoliche ovunque e chi, invece, sogna di far tesoro di questo silenzio sismico, cosmico e ambientale.

La rivolta di Lula

Non è un caso che ieri mattina Mario Calia, Sindaco - minatore di Lula, ambizioso e lungimirante Comune ai piedi del Mont'Albo, abbia preso computer e tastiera per scrivere un'opposizione senza mezze misure all'assalto eolico della Barbagia. Destinatario il Ministero dell'Ambiente, settore valutazione impatto ambientale. La scadenza dei termini per opporsi all'invasione eolica sono fissati. Entro il 2 novembre chi vuole fermare la calata delle multinazionali del vento deve presentare formale atto al cospetto di Roma. Il primo cittadino di Lula lo dice senza retorica: prima di toccare il territorio del nostro Comune devono passare sul mio cadavere. In realtà i confini di Lula i signori del vento non li hanno mai oltrepassati. I progetti che tedeschi, spagnoli, bolzanini hanno presentato, tre sino alla settimana scorsa, quattro da ieri, però, rischiano di far saltare la più grande operazione di riconversione minerario - scientifica mai messa in campo in Europa, forse nel mondo. Un progetto che, insieme a Lula, vede protagonista l'intera Sardegna.

Isola nell'Universo

L'opposizione del Comune è documentale, strategica e propositiva. Scrive Mario Calia: «La Sardegna ed in particolare la Barbagia sono un sistema ambientale, geologico e sismico unico in Italia e probabilmente in Europa. L'appartenenza ad una piattaforma geologica distinta da quella italiana, la scarsissima attività sismica, la bassissima densità di popolazione le rendono un ecosistema unico ed estremamente promettente per tutte quelle attività di ricerca scientifica che richiedono un ambiente il più possibile quieto, dove sismicità, rumore acustico e vibrazioni di origine antropica siano tra le più basse osservate sul globo terrestre». Quel silenzio delle pietre, degli alberi, del paesaggio, evocato dalla Deledda è, oggi, per gli scienziati fondamentale per ascoltare le onde gravitazionali di Einstein. Un orecchio cosmico da insediare nelle viscere profonde dell'antica miniera di Sos Enattos, dove il silenzio delle profondità rende possibile l'ascolto più lontano di quella incredibile rete spazio-tempo alla base della formula che il fisico tedesco donò all'umanità: quella della relatività. Come spesso capita, è la scienza a dover esplorare l'inconscio e l'infinito e, come la storia insegna, gran parte di quelle scoperte hanno poi segnato incredibilmente la crescita della civiltà, dalla salute alla vita quotidiana. Il Comune di Lula ci crede e l'opposizione è circostanziata: «Tali condizioni sono indispensabili per la ricerca delle onde gravitazionali, per esperimenti di fisica della gravitazione e per osservazioni geofisiche o ancora per la registrazione di eventi sismici a scala locale, regionale o globale. La possibilità di insediare un laboratorio scientifico sotterraneo di rilevanza mondiale costituisce un'opportunità irripetibile, potendo sfruttare condizioni naturali eccezionalmente favorevoli e una lunga tradizione mineraria». A Lula si è molto oltre la fattibilità del progetto. Il bassissimo rumore sismico, acustico e elettromagnetico riscontrato nella zona limitrofa alla miniera di Sos Enattos, grazie ad una campagna di misurazioni iniziata nel 2010, con un finanziamento della Commissione Europea, ha consentito di candidare questo sito ad ospitare il futuro osservatorio di onde gravitazionali Einstein Telescope.

Riflettori su Sos Enattos

Una convergenza senza precedenti, dall'ESFRI (European Strategic Forum on Research Infrastructures) al Ministero dell'Università e della Ricerca, dalla Regione Sardegna, all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dall'Istituto Nazionale di Astro-Fisica, a quello di Geofisica e Vulcanologia, sino alle due Università sarde, Sassari e Cagliari. L'Italia è il leader del progetto sottoscritto anche da altri quattro governi europei e sostenuto da una moltitudine di istituti di ricerca di altri paesi europei. La candidatura del sito sardo è cosa fatta. Ora, però, gli scienziati mettono nero su bianco un pericolo: con le pale eoliche si rischia di alterare le straordinarie ed esclusive condizioni di questo habitat naturale unico al mondo. Lo scrive il Comune di Lula nelle opposizioni presentate ieri al ministero contro i parchi eolici di Bitti - Terennas e di Nule Benetutti. «Per i disturbi che immettono nell'ambiente, i parchi eolici sono dannosi per la rivelazione delle onde gravitazionali. Pubblicazioni scientifiche - scrive il Sindaco di Lula - testimoniano il disturbo causato dalle vibrazioni a bassa frequenza dei piloni di sostegno delle eliche ruotanti». Un rumore sismico capace di interferire con la roccia compatta anche per decine di chilometri nel sottosuolo della zona. Per gli scienziati il rumore generato dalle pale eoliche metterebbe in pericolo buona parte dei programmi scientifici del laboratorio SARGRAV e di Einstein Telescope. Lo dicono apertamente le osservazioni inviate al Ministero dell'Ambiente: «In tale modo il sito sardo perderebbe un importantissimo vantaggio competitivo rispetto ad altre località europee che si candidano ad ospitare Einstein Telescope, senza offrire gli analoghi vantaggi ambientali». La competizione mondiale è aperta ma il progetto sardo ha caratteristiche che nessun altro dispone. Quattro i siti candidati, oltre Lula, sono in gara uno in Ungheria, uno al confine fra Olanda-Belgio e uno Germania. Nel frattempo, intanto, nelle stesse ore in cui la Commissione di Valutazione di impatto ambientale riceveva l'altolà di Lula all'invasione eolica, un altro parco eolico, il quarto sul territorio di Bitti, irrompeva negli uffici ministeriali. A farsi avanti, ancora una volta, la Greenenergy Sardegna2, che di Sardegna non ha niente, visto che la sede legale è a Bolzano.

Assalto continuo a Bitti

Ignari della decisione storica del Tar Sardegna non solo non rinunciano ma raddoppiano. Il progetto è, infatti, il secondo di questa multinazionale nel giro di qualche settimana, come se non esistesse altro vento oltre quello della Barbagia. Il parco eolico denominato "Bitti area Pip" si candida a piazzare altre 11 pale da 200 metri d'altezza sui crinali intorno al centro abitato, per una potenza di 56 megawatt. I quattro progetti presentati sui crinali di Bitti, a due passi da Lula, puntano a conficcare su quelle rocce ben cinquanta pale, ben dieci km complessivi di grattacieli protesi verso il cielo della Barbagia. Nell'ultimo progetto presentato, senza pudore, scrivono: è prevista l'assunzione di tre dipendenti fissi. Alla faccia di progetti straordinari e lungimiranti capaci di mettere la Sardegna al centro della ricerca scientifica più avanzata nel mondo. I silenzi, raccontati dalla Deledda e agognati da Einstein per scoprire l'Universo in questo paesaggio unico ed esclusivo, sono a portata di mano. I signori del vento, però, non si arrendono.

Mauro Pili

© Riproduzione riservata

COMMENTI


UOL Unione OnLine

Più Letti
Loading...
Caricamento in corso...

}