CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'inchiesta

Rifiuti pugliesi nell'Isola, indaga l'Antimafia

Nuovo appalto in Puglia: 50.000 tonnellate di fanghi fognari verso la Sardegna
i documenti (l unione sarda)
I documenti (L'Unione Sarda)

La posta in gioco è altissima, la puzza altrettanta. L'affare si gioca su più tavoli, dall'acquedotto pugliese alla Direzione distrettuale antimafia della Sardegna. A Bari, come se niente fosse, con una sottospecie di gara d'appalto al ribasso, decidono di scaraventare in terra sarda una nuova montagna di fanghi putridi e maleodoranti provenienti direttamente dalle fogne del tacco dello Stivale. L'Antimafia sarda, invece, non sta a guardare e nei giorni scorsi ha bussato alla porta dell'ufficio del settore Ambiente della Provincia di Sassari, lo stesso che nelle scorse settimane aveva messo in ginocchio l'operazione fanghi pugliesi con multe superiori ai 5 milioni di euro. L'ennesimo capitolo dell'assalto alla Sardegna è un intreccio indissolubile di intermediari sardi e pugliesi che traguardano l'Isola del lentischio come una cloaca su larga scala da riempire con una valanga ininterrotta di fanghi fognari carichi di miasmi putridi e nauseabondi provenienti dai depuratori pugliesi.

Affare milionario

I documenti sono riservati, chiusi in un fascicolo per pochi eletti. L'affare è milionario. La partita puzza lontano un miglio, non foss'altro perché l'oggetto del contendere sono ancora una volta gli scarichi fognari di quattro milioni di cittadini pugliesi. La lobby tra Bari e Sassari, passando per il Marghine, non si ferma davanti a niente. Il filo rosso tra Puglia e Sardegna sembra resistere ad ogni azione giudiziaria, dai sequestri degli impianti alle sentenze del Tar. Il nuovo affare si consuma nel silenzio delle stanze dell'acquedotto pugliese, unico azionista la Regione Puglia. I giocatori sono gli stessi, quelli pesantemente sanzionati dalla Provincia di Sassari, per aver omesso nei registri di bordo dei camion carichi di fogna concentrata ogni elemento utile a tracciare la provenienza di quel rifiuto. A giugno inoltrato l'Acquedotto Pugliese Spa, una sorta di Abbanoa in salsa barese, mette nero su bianco una procedura aperta per l'affidamento, mediante un accordo quadro, del servizio di conferimento per recupero e/o smaltimento dei fanghi fognari prodotti dai depuratori della regione Puglia. Fanghi che da anni nessuno vuole gestire, da quando tutti gli impianti di trattamento di quella regione sono stati sequestrati dall'autorità giudiziaria pugliese. La stragrande maggioranza delle regioni del nord ha scolpito atti puntuali: non vogliamo cotanto rifiuto fognario.

I soci

In Sardegna, invece, c'è qualcuno che smania per avere a tutti i costi quei rifiuti, tanto che la compagine sarda, insieme al "socio" pugliese, ha partecipato alla gara indetta per smaltire quei fanghi e l'ha vinta sbaragliando i concorrenti con il prezzo più basso. Da spedire fuori dalla Puglia ci sono 210 mila tonnellate di fanghi fognari all'anno. La gara consente un'offerta massima di 50.000 con il massimo ribasso economico. A concorrere c'è la Emmegi Ecologia, società intermediaria pugliese che viaggia in accoppiata con la Domus srl, la società di Sassari che fa capo a Giovanni Patteri, già protagonista della precedente spedizione in terra sarda di cotanta melma d'oltre Tirreno. Sbaragliano il campo, vogliono per se il massimo quantitativo, 50.000 tonnellate e offrono il prezzo più basso, con uno sconto del 20,687%. Vincono su tutta la linea e nonostante l'attraversata di mezza Italia, da Taranto a Civitavecchia e la tratta via mare dal porto laziale a quello di Cagliari, riescono ancora a guadagnare a piene mani.

Valanga fognaria

Si aggiudicano una valanga di rifiuti fognari e dichiarano le intenzioni: 35.000 tonnellate da trattare a Magomadas, che verrebbe sommersa da miasmi di ogni genere con 20 camion alla settimana e 15 mila da riversare nella discarica del Consorzio Provinciale di Sassari, nella zona industriale "La Marinella" di Porto Torres, località "Barrabò". Resta da capire chi ha autorizzato l'utilizzo di quella discarica a partecipazione pubblica, nonostante la posizione assunta dal settore Ambiente dello stesso ente intermedio proprietario dell'impianto. Partita da quasi tre milioni di euro a semestre, con un'offerta stracciata: anziché 145 euro a tonnellata "appena" 115. Come per dire scaricare tutta quella fogna concentrata in Sardegna conviene. Peccato che la gara si sia svolta qualche settimana prima di due episodi chiave della vicenda, il sequestro degli impianti di Magomadas da parte della Procura di Oristano e la sentenza del Tar che ha vietato in modo assoluto il trasferimento e lo smaltimento di quei rifiuti in Sardegna. E non è un caso che la Domus srl, l'intermediaria di fanghi pugliesi in terra sarda, abbia, proprio ieri mattina, notificato a Regione e Provincia il ricorso al Consiglio di Stato per opporsi alla sentenza del Tribunale amministrativo regionale. Le argomentazioni della Domus sono emblematiche: se non ci fate smaltire i fanghi della Puglia in Sardegna l'acquedotto pugliese sarà costretto a spendere più soldi. Come se l'affare economico potesse surclassare le pietrificate prevalenze giuridiche dell'ambiente.

Multe e indagini

Un appalto, quello pugliese, che, probabilmente, non ha tenuto conto nemmeno delle milionarie sanzioni recapitate dalla Provincia di Sassari ai tre soggetti coinvolti direttamente nell'operazione fanghi pugliesi in Sardegna: dalla società regionale che gestisce i depuratori in tutta la Puglia alla società di trasporti, per finire con le discariche sarde che hanno accolto tali rifiuti in contrasto con il piano regionale. Multe che costeranno molto più di quanto hanno guadagnato. A tutto questo si aggiunge il capitolo penale della vicenda. Dopo l'invio delle sanzioni milionarie firmate dal coraggioso dirigente della Provincia di Sassari Antonio Zara, la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Cagliari ha chiesto all'ente intermedio del nord Sardegna di acquisire tutti i documenti sulla questione fanghi e discariche. Negli atti alla base delle azioni della Provincia ci sono, infatti, anche elementi chiave di natura penale che hanno evidentemente indotto l'Antimafia ad accendere i riflettori sulla vicenda. Il reato all'attenzione degli inquirenti è declinato all'articolo 452 del codice penale: «Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni».

Mauro Pili

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