CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'intervista

"Sardi più a rischio, qui il virus ha circolato poco. Al Nord già ci sono pazienti gravi"

Parla il professor Sergio Babudieri, direttore del reparto Malattie infettive dell'azienda ospedaliera universitaria di Sassari
(foto l unione sarda ungari)
(Foto L'Unione Sarda-Ungari)

«Per fortuna il turismo si sta rianimando...».

Professore, viaggiano i turisti ma viaggia anche il virus.

«Vero, ma questo significa che dovremmo ancor più rispettare le regole di distanziamento, uso della mascherina e igiene delle mani. È un momento in cui, da parte di tutti, serve coraggio e testa. Coraggio perché non ci si deve fermare, ognuno deve continuare a vivere e lavorare. Sempre facendo funzionare il cervello, però, per non farsi fregare dal virus. E i sardi, in particolare, devono fare attenzione...».

Perché?

«Perché qui il virus non ha circolato e questo significa che siamo un popolo suscettibile, completamente esposto».

Il professor Sergio Babudieri, direttore del reparto Malattie infettive dell'azienda ospedaliera universitaria di Sassari, in questi giorni è in vacanza ad Alghero dopo i mesi di fuoco passati nelle trincee Covid di Sassari e dintorni, in pratica l'unica zona rossa dell'Isola. Lui è uno dei medici che, quando all'inizio dell'estate qualcuno parlava di virus attenuato , hanno dato l'altolà: «Non è così, il virus è sempre lui. Chi è cambiato siamo noi medici che lo conosciamo un poco meglio, facciamo prima le diagnosi e abbiamo qualche arma in più in fatto di terapia».

A giugno disse che dai primi di maggio non vedeva pazienti con sintomi acuti, mentre i nuovi positivi erano persone con un'infezione vecchia...

«...e quindi con bassa carica virale e basso potere infettante. Chi è altamente infettante sono i nuovi positivi, soprattutto i sintomatici. Ma anche chi non ha sintomi trasmette più di un paziente contagiato mesi fa e che magari ancora oggi ha un tampone positivo».

Oggi com'è la situazione da un punto di vista clinico?

«Faccio parte della chat dei direttori di Malattie Infettive italiani e vedo che al Nord hanno pazienti con insufficienza respiratoria. Da noi l'unico caso è stato quello di un ambulante senegalese (un 56enne ricoverato agli inizi di agosto, ndr ) arrivato con una polmonite da Covid. L'Igiene pubblica ha fatto le indagini: il paziente viveva nel centro storico di Sassari, in una casa con altri connazionali, e nessuno era positivo al primo tampone. Questo significa che il virus l'aveva contratto durante il suo lavoro lungo le spiagge, magari proprio da un turista».

Però lei, professore, benedice il turismo.

«Certo, perché non ci possiamo fermare. Vedo che adesso stanno arrivando tanti stranieri, attratti anche da una Sardegna Covid-free. Tutto bene, però ripeto: da parte nostra occorre coraggio ma anche testa perché i dati di contagio nel mondo ci dicono che il peggio non è passato e in un mondo globalizzato il virus ci sguazza. Quindi, ricordiamoci che siamo un popolo suscettibile, una prateria di conquista per questo virus. Finché non ci sarà il vaccino non sarà possibile in alcun modo proteggerci, perciò bisogna rispettare le distanze, usare la mascherina e lavare le mani».

I positivi sono in forte aumento in tutta Italia.

«Quanti sono altamente infettanti? Mi chiedo che valore abbia dire oggi 300, oggi 450... Insomma, quanti di questi sono positivi acuti? Se non si risponde a questa domanda non ha senso una comunicazione del genere. Molti sono quelli che si rompono un ginocchio, si presentano in ospedale per le cure e risultano positivi al tampone perché magari hanno avuto la febbre ad aprile».

Oggi l'età media dei positivi è sui 38 anni, moltissimi i ragazzini. Senza o con pochi sintomi, in pratica - vista la loro vita sociale - una bomba biologica.

«Non direi che il problema sia solo dei ragazzi, perché non mi sembra che i quarantenni, i cinquantenni e i sessantenni siano chiusi dentro casa».

È possibile che un ragazzo finisca in terapia intensiva?

«Certo, non è che sono immuni. È meno probabile, perché chiaramente una persona multiproblematica clinicamente rischia di più, ma può accadere senza dubbio».

Piera Serusi

© Riproduzione riservata

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