CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

l'inchiesta

La nave dei misteri nel mare di Quirra

La missione doveva restare top secret nonostante l'imponenza del mezzo schierato nel mare dei cagliaritani
la nave (archivio l unione sarda)
La nave (archivio L'Unione Sarda)

Sono andati a prenderla nello Stato remoto di Vanuatu, un isolotto nell'Oceano pacifico a 18.000 chilometri dalla spiaggia di Murtas, nella costa orientale della Sardegna, tra Arbatax e Muravera. La Horizon Enblaer ha attraversato mezzo mondo con la bandiera al vento della République de Vanuatu, paradiso fiscale dall'altra parte dell'emisfero, per ormeggiare prima nel porto commerciale di Cagliari e poi raggiungere la costa ogliastrina. Alla domanda «inopportuna» su cosa ci facesse quella nave off-shore, fogge inedite ed extraterrestri, con bandiera sconosciuta ai sacri testi di geografia, a ridosso del molo Rinascita, la risposta è stata tranchant: sosta tecnica per caricare acqua. Il giro del mondo per fare il pieno del prezioso liquido alle pendici della centrale via Roma, nel cuore della capitale sarda.

Missione top secret

Niente di tutto questo, ovviamente: la missione doveva restare top secret, nonostante l'imponenza del mezzo navale schierato sul proscenio della ruota girante già incardinata davanti al fronte mare dei cagliaritani. Dopo nemmeno 24 ore dal distacco degli ormeggi dal porto di Cagliari il radar segnala il transponder attivo della Horizon Enabler proprio davanti al poligono militare di San Lorenzo, frazione di Quirra, tra Porto Tramatzu e Zinnibiri Mannu. Niente sosta tecnica ma missione militare, in mare d'Ogliastra. Un'operazione d'agosto senza precedenti, giocata nel silenzio più totale. Nave straniera, paradiso fiscale sconosciuto, per mettere sottosopra uno dei fondali tra i più bombardati dell'Isola e non solo. A poche ore dall'inizio delle sistemiche e reticolari perlustrazioni in mare aperto emergono indizi sempre più evidenti sulle ragioni di questa missione marino-militare, celata dietro una nave privata da off-shore vero. A svelare i pochi dettagli sull'operazione è la Capitaneria di Porto di Arbatax. L'ordinanza è emessa alla vigilia dell'incursione. Il tenente di vascello sulla scrivania riceve l'istanza protocollo numero 9077. Mittente è la società Vitrociset, da sempre padre padrone del poligono sperimentale e di addestramento interforze del Salto di Quirra - distaccamento di Capo San Lorenzo.

Niente periplo

Dal primo di agosto sino al 9 settembre, in piena stagione estiva, la società che fu delle principesse Crociani, ora nelle mani dello Stato, viene autorizzata a battere a tappeto i fondali di un immenso tratto di mare. Uno specchio acqueo interdetto e limitato, sufficientemente ampio per bloccare, anche in periodo di ombrelloni e pedalò, ogni possibile normale circumnavigazione dell'Isola. Le disposizioni sono perentorie: navi, yacht, pedalò e quant'altro devono stare lontani dalla motonave "spaziale" Horizon Enabler non meno di 2 miglia, la bellezza di 3218 metri terrestri. L'ordinanza aggiunge: procedere comunque a velocità limitata tale da non creare movimenti ondosi che disturbino le operazioni, prestando la massima attenzione alle eventuali segnalazioni che verranno rivolte dal personale della ditta esecutrice dei lavori. I lavori sono top secret.

I robot subacquei

La Capitaneria si limita a scrivere la frase di rito: attività di studio e ricerche a mezzo di Rov, veri e propri robot sottomarini agganciati alla nave per la perlustrazione dei fondali. Un veicolo subacqueo azionato a distanza dotato di sonar e magnetometri, solitamente usati dalle grandi compagnie petrolifere alla ricerca di idrocarburi offshore. Al largo di Quirra, nel proscenio della Baita dei Missili, però, non cercano petrolio. La missione è certamente di natura militare. Si cercano missili, bombe e inquinamento. Non c'è scritto da nessuna parte, ma la Capitaneria di Arbatax, inavvertitamente lascia aperto il codice del file da cui trapela il vero dossier da secretare: bonifiche Pisq, Poligono interforze Salto di Quirra.

Bonifiche & affari

Un tema scottante, in pieno processo per l'inquinamento del poligono a terra e a mare, con tanti segreti e molte omissioni. E non è un caso che l'operazione venga pubblicamente celata con una giustificazione da compiti per le vacanze: ricerche e studi. In realtà è la Vitrociset a dare l'incarico alla società battente bandiera di Vanuatu ma non vuole assumersi responsabilità su quanto è successo nel poligono di San Lorenzo. In ballo ci sono finanziamenti statali, quelli che il ministero della Difesa sarà chiamato a stanziare per tentare di rimediare all'inquinamento di quello specchio acqueo. Vitrociset si troverà pronta al momento giusto e al posto giusto per avanzare la propria offerta, magari esclusiva, per bonificare quello specchio acqueo. E pur di farsi trovare pronta per l'operazione del secolo ha fatto arrivare dall'altro capo del mondo la Horizon Enabler, pagandola chissà quanto a costo di bloccare il periplo dell'Isola alla vigilia di ferragosto.

Vitrociset docet

C'è da giurare che la Vitrociset continuerà a sostenere la sua totale estraneità a quanto è successo in quel proscenio violentato a colpi di bombe e missili, inquinamento radioattivo e da metalli pesanti di ogni genere. Ora, però, alla vigilia della ripresa del processo Quirra, sono iniziate le grandi manovre per accaparrarsi i milioni delle bonifiche. Del resto in Sardegna non vige mai la regola di chi inquina paga.

Mauro Pili

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I PRECEDENTI: DAVANTI ALLA COSTA BOMBE E MISSILI

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