CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

Cagliari

Strade, una strage senza fine: "Basterebbe rispettare le regole"

L'incontro oggi in occasione della "Giornata nazionale in memoria delle vittime della strada"

Una strage senza fine, di strada in strada. In Sardegna ogni tre giorni e mezzo muore una persona di incidente, ogni giorno si verificano oltre 20 sinistri. Nel 2018 sono stati oltre 3400, e i morti più di 100, 15 in più rispetto 2017. Nel 2019, nel primi sei mesi, il numero degli incidenti mortali stradali ha già superato quota 50.

Se consideriamo, invece, i dati degli ultimi cinque anni, i numeri sono fortunatamente in calo. È questa la fotografia che emerge in occasione della "Giornata nazionale in memoria delle vittime della strada", organizzata oggi alla Mem di Cagliari dalla Polizia stradale con gli studenti delle quarte e quinte superiori. "Nonostante siano comunque in diminuzione, gli incidenti mortali sono ancora tanti, troppi", spiega Raffaele Angioni dirigente della sezione della Polizia stradale di Cagliari.

Imprudenza, imperizia e mancanza di buonsenso sono le cause principali: questo perché sempre più spesso le persone parlano al telefono in auto, guardano un sito internet, rispondono ai messaggi distogliendo lo sguardo dalla guida, assumono sostanze alcoliche o stupefacenti. "Guidare e utilizzare il telefonino rappresenta solo la punta dell'iceberg", spiega ancora Raffaele Angioni, "ma è la mancanza di rispetto totale per gli altri e per sé stessi il problema più grande".

Un problema cultura, quindi. Che dice che ancora c'è molto da fare. Eppure, basterebbe poco per ridurre addirittura del 90% il numero degli incidenti: "Alcol e droga, cinture di sicurezza e casco per chi va in moto o in bici, velocità, attenzione ai sorpassi, alla segnaletica e poi, agli attraversamenti pedonali", spiega Giulio Marongiu, vice questore polizia di Stato di Cagliari. "Se osserviamo correttamente queste poche e semplici regole, riusciamo ad abbattere il fenomeno".

Spesso si punta il dito contro i giovani, accusati di essere i maggiori responsabili di incidenti causati per guida in stato di ebbrezza. "Non è così", spiega ancora Raffaele Angioni, "è una questione di educazione e rispetto che coinvolge tutti".

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