CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

Cagliari

Violenza sessuale al Poetto: 23enne a giudizio

A denunciare il giovane una coetanea che aveva parlato di una passeggiata trasformatasi in stupro
poetto (archivio l unione sarda)
Poetto (archivio L'Unione Sarda)

Sarà un Tribunale collegiale a valutare l'eventuale responsabilità di Riccardo Maccioni nella vicenda accaduta il 9 luglio del 2017: una presunta violenza sessuale ai danni di una ragazza che aveva conosciuto poco prima nella discoteca sul mare del Poetto.

La giudice delle udienze preliminari Cristina Ornano ha accolto le richieste del pubblico ministero Alessandro Pili (pm di udienza ma la titolare dell'inchiesta è la collega Nicoletta Mari) e disposto il rinvio a giudizio del giovane, 23 anni, per il via al processo fissato il 10 maggio davanti alla prima sezione penale.

Le indagini preliminari, condotte dai carabinieri di San Bartolomeo e durate sette mesi, sono state chiuse lo scorso febbraio, poi è seguita la richiesta di rinvio a giudizio da pare del magistrato inquirente ribadita 24 ore fa nell'aula al quinto piano del Palazzo di giustizia.

Nel dibattimento, con i testimoni dell'accusa e della difesa, si farà chiarezza su un episodio smentito dall'imputato (il quale sostiene si fosse trattato di un rapporto consensuale) e denunciato invece in lacrime ai militari dalla sua coetanea, originaria di un centro dell'hinterland.

In base alla denuncia, i due si erano conosciuti in quel locale durante una serata danzante. Uno scambio di battute, aveva detto la vittima, qualche risata e la decisione di spostarsi altrove, lontani dalla folla e dal rumore, a ridosso di uno stabilimento balneare sulla spiaggia per parlare da soli. Una proposta nata come passeggiata romantica e terminata con uno stupro. Ricostruzione negata da Maccioni, il quale davanti agli stessi militari aveva sostenuto che il rapporto sessuale era stato voluto da tutti e due.

La ragazza si era rivolta subito all'avvocato Valeria Aresti per raccontare della violenza e presentare una denuncia. Gli inquirenti avevano anche prelevato il Dna dall'imputato.

Ora la palla passa al Tribunale.

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