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approfondimenti

"La signora delle mosche" al tempo del Covid

L'arte di Alessandra Cossu
un installazione video di alessandra cossu (foto raggio)
Un'installazione video di Alessandra Cossu (foto Raggio)

Da piccolina, quando pensava di avere una colpa da espiare la scaricava sulla "pianta delle mosche". Lei la chiamava così. L'inquietante creatura le era stata donata da un parente al battesimo. E da quel giorno era lì, in un angolo della casa, che la guardava crescere minacciosamente.

Un'installazione video di Alessandra Cossu (foto Raggio)
Un'installazione video di Alessandra Cossu (foto Raggio)

Le mosche sono sempre state la sua ossessione, tanto da diventare l'argomento della sua tesi di laurea. Alessandra Cossu ha concluso il suo percorso all' Accademia di Belle Arti di Sassari, nel 2003 con un lavoro sperimentale sul comportamento della larva di mosca carnaia. In un'aula dell'Accademia aveva preparato con cura l'habitat per la sua "coltivazione", ma la situazione le è sfuggita di mano, la vita ha avuto la meglio le mosche sono evase dalle loro celle e l'Accademia si è riempita di piccole creature verdi alate che hanno creato il panico nella scuola e qualche guaio all'avventurosa artista. Sono passati quasi vent'anni da quel giorno. Oggi Alessandra Cossu insegna Discipline grafiche e pittoriche al Liceo artistico di Olbia , ma non ha mai abbandonato la sua ricerca sugli insetti, diventato il leit motiv di tutte le sue mostre e installazioni.

Una delle ultime, e delle più interessanti è stata quella realizzata nei bagni dell'aeroporto Costa Smeralda, tappezzati di insetti di tutte le dimensioni, stampati su acetato e appesi in ogni centimetro quadrato della toilette.

Un'opera della Cossu (foto Raggio)
Un'opera della Cossu (foto Raggio)

Allestimenti leggeri ma di grande impatto e dal messaggio deflagrante. "Il mio lavoro vuole essere una zoomata sull'umanità, uno sguardo di consapevolezza su quanto siamo piccoli e quanto sproporzionata sia la nostra percezione di noi stessi e del mondo - racconta l'artista, originaria di Ossi- Vedo moltitudini che producono mangiano e si riproducono come gli insetti. Il mondo brulica di vita e si muove convulsamente, senza senso. Poi succede qualcosa e siamo tutti morti. Schiacciati come un insetto che casualmente finisce sotto la suola di una scarpa inconsapevole" Il Covid ha amplificato questa percezione e ha dato nuova linfa alle opere dell'artista, che da anni vive a Olbia.

Gabbie in metallo con mosche stampate su acetato (foto Raggio)
Gabbie in metallo con mosche stampate su acetato (foto Raggio)

"La pandemia ci ha ridotto ai domiciliari, il virus ha congelato le nostre vite, siamo tutti carcerati, chiusi dietro le sbarre del lock down e delle nostre paure - continua - per questo sto lavorando sull'idea delle sbarre, insetti in gabbia ancora più piccoli e invisibili, in questa situazione" Ma quello che più la colpisce sono le categorie più deboli della società: "Carcerati dimenticati, vecchi che muoiono in solitudine - aggiunge - persone ancora più fragili e sole, obbligati a una vita di negazione della libertà, imprigionati dentro e fuori" Cossu parla, nelle sue opere di una solitudine profonda "che impedisce alle persone di comunicare".

Libellula in ceramica (foto Raggio)
Libellula in ceramica (foto Raggio)

Ma questa terribile consapevolezza, questa sua riduzione della condizione umana ai minimi termini non la paralizza, anzi. È una donna dalla creatività esplosiva, positiva e piena di energia.

"Perché il lato positivo c'è sempre- sorride - le mosche si rigenerano nella putrefazione, nella negatività di una società malata. In alcuni casi sono utili perché puliscono e fanno fiorire la vita attraverso la morte" E continua "Ma quello che vorrei che scaturisse dalle mie opere è una consapevolezza diversa, in chi guarda" Chi siamo, dove stiamo andando, cosa facciamo su questa Terra. Le grandi questioni sono sempre le stesse, a volte scaturiscono dalla volta celeste, a volte dagli escrementi.

Insetti (foto Raggio)
Insetti (foto Raggio)

"Il mio è un viaggio verso la Rigenerazione - spiega l'artista - Noi che diamo tanto spazio alle nostre piccole vite, alla nostra posizione sociale, abbiamo bisogno di ridimensionare la nostra percezione per sentirci più vicini, meno soli. Per amplificare la nostra empatia verso il prossimo, per arrivare ad una consapevolezza diversa" Per la realizzazione delle sue opere, Alessandra Cossu, ricorre a diverse tecniche: pittura, grafica e, da qualche anno, utilizza anche la ceramica.

Insieme ad altre artiste, ha dato vita, 5 anni fa, ad una piccola realtà creativa proprio nel cuore di Olbia, a San Simplicio. Un minuscolo laboratorio, sede di grandi eventi, dove ogni giorno nascono nuove idee e tanti stimoli che poi si trasformano in progetti per la città. Si chiama "Little Street", una botteghina, in via San Simplicio. L'attività è gestita da un'associazione culturale presieduta proprio dalla "Signora delle mosche" Negli anni sono state tante le installazioni e le performance firmate dal suo talento: Olbia ricorda ancora oggi "United 79": i settantanove figuranti stesi su 200 metri di asfalto, per non dimenticare le 79 persone morte sulla Olbia - Sassari dal 1995 al 2010. Un potente messaggio inviato alle amministrazioni da tre artisti: Alessandra Cossu, Salvatore Scalora e Giampiero Pileri . Tra le comparse anche l'allora sindaco di Olbia Gianni Giovannelli.

Gabbie, la fase di progettazione (foto Raggio)
Gabbie, la fase di progettazione (foto Raggio)

E poi tante altre mostre e installazioni realizzate in Sardegna e all'estero, a Londra e in Polonia. La sua ultima fatica sarà legata al Covid 19, umanità dietro le sbarre, un progetto che a breve vedrà la luce.

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