CULTURA

UN LIBRO DA SCOPRIRE

Infodemia: come la comunicazione è andata in tilt con il Covid-19

Nuove parole e nuovi modi per dare messaggi chiari
(foto pixabay)
(foto Pixabay)

L’emergenza Coronavirus, assieme a tante preoccupazioni, ci ha regalato anche una nuova parola: infodemia. Per chi non lo sapesse si tratta, per citare l’Enciclopedia Treccani, di una “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”. Pensiamoci un momento: quante volte in questi ultimi mesi ci siamo sentiti disorientati, compressi tra informazioni contrastanti, sballottati a destra e manca a causa del sovrapporsi di notizie difficili da vagliare e spesso volutamente fumose? Quante volte ci siamo sentiti in mezzo alle sabbie mobili a causa di una comunicazione che più che chiarire confondeva?

Partendo da domande come questa Lelio Alfonso e Gianluca Comin hanno provato ad analizzare quello che è accaduto dal punto di vista comunicativo nel nostro Paese e anche nel resto del mondo con la diffusione della Covid-19. È nato così #ZONAROSSA (Guerini e Associati, 2020, Euro 19, pp. 240. Anche Ebook in coedizione con goWare), agile saggio dedicato alla comunicazione dell’emergenza Covid-19 che parte da un preciso presupposto, come scrivono gli autori: “Il nostro Paese, diversamente e forse più di altri, è stato colpito da questa infodemia che ha confuso l’opinione pubblica, travolto i media e messo in crisi le istituzioni”.Si è trattato di una vera e propria “malattia dell’informazione” che ha inciso profondamente sugli eventi di questi mesi e ha segnato la società italiana. E proprio come per una qualsiasi patologia, in questo libro si effettua una diagnosi, si valuta una prognosi e, soprattutto, si propone una terapia. Per Alfonso e Comin, infatti, l’infodemia deve essere occasione per evitare che si ripetano cortocircuiti istituzionali e mediatici, dannosi per il cittadino e per la reputazione stessa dei media e delle Istituzioni. La comunicazione nei momenti di crisi deve, infatti, favorire i messaggi, agevolare la comprensione, limitare le incomprensioni. Deve diventare, scrivono Alfonso e Comin: “Capacità di previsione, reazione tempestiva, coerenza nei messaggi e trasparenza nelle azioni. Richiede competenze professionali e abilità nel comprendere il contesto sociopolitico in cui si opera”.

Insomma, il libro tocca tematiche attualissime e di sicuro sviluppo nel prossimo futuro. E ha il grande merito di riuscire a condensare in relativamente poche pagine temi complessi e ancora poco studiati come quello della eccessiva circolazione di informazioni senza controllo. A rendere ancora più interessante il lavoro di Alfonso e Comin è anche il fatto che la terminologia e il linguaggio usati dagli autori, anche nelle parti più “tecniche”, appaiono adeguati a coinvolgere una platea di lettori ampia, che comprende non solo specialisti e addetti ai lavori del mondo della comunicazione, dei media e dell’editoria. Veramente il libro non ha il sapore del manuale per pochi iniziati, ma si presenta come una bussola sulla comunicazione che verrà, partendo da quanto ci ha insegnato (e non insegnato) questa emergenza.

Il libro
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