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La paura delle peste nella letteratura

Nel 1300 il primo focolaio della Morte Nera scoppiò in Asia e arrivò in Sicilia con navi provenienti dalla Siria
il trionfo della morte pieter bruegel (1525)
Il trionfo della morte. Pieter Bruegel (1525)

Non è la peste nera che ha funestato nei secoli l'Europa, eppure il Covid 19, invisibile e micidiale nemico, ci assomiglia tanto e come allora arriva da lontano. Oggi viene dalla Cina, nel 1300 il primo focolaio della Morte Nera scoppiò in Asia e arrivò in Sicilia con navi provenienti dalla Siria. A Firenze giunse nel 1346. Ce lo dice Boccaccio: il suo celebre Decamerone è stato la prima barriera culturale contro «mortifera pestilenza». Una novella al giorno, con gli amici più cari, lontano dalla città. Tre secoli più tardi, racconta Alessandro Manzoni nel suo romanzo capolavoro, "I promessi sposi", furono i lanzichenecchi a diffonderla: i mercenari tedeschi senza scrupoli, al comando di Albrecht von Wallenstein e assoldati dal ducato di Venezia, penetrarono dalla Valtellina diretti a Mantova per assediare la città (Francia e Spagna si contendevano la successione del ducato dei Gonzaga) e nelle loro file covava da tempo la peste. Razziarono ogni cosa, lasciandoci in eredità la Morte Nera.

La peste a Milano: La madre di Cecilia
La peste a Milano: La madre di Cecilia

La peste ha ispirato pagine bellissime e commoventi, su tutte "La madre di Cecilia", indimenticabile figura dei Promessi sposi. La incontra Renzo nella Milano messa in ginocchio dalla malattia, mentre cerca di raggiungere casa di Don Ferrante e Donna Prassede: è lì che spera di trovare Lucia (già al Lazzaretto). Renzo vede una giovane donna con una bimba in braccio, vestita di bianco, che va incontro al carro dei monatti: Cecilia è esanime, alla sera toccherà anche a sua madre e alla sorellina. Vera o metaforica che sia la peste stata ed è un topos, per la letteratura. Ecco un mini viaggio tra pagine unite dal crudele filo del morbo pestilenziale. La peste è stata prima di tutto una punizione divina. È arrivata nel campo dei greci per volere degli dei: «Cantami o diva del pelide Achille, l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei». Sono i versi di apertura dell'Iliade di Omero: "l'ira funesta" si è abbattuta sui guerrieri greci per colpa di Agamennone, colpevole di aver offeso il sacerdote Crise. Soprannaturale è anche la peste che affligge Tebe, governata da Edipo. Il re ha ucciso il padre e si è unito alla madre e la città di cui è sovrano, racconta Sofocle nella sua tragedia, è piegata dalla pestilenza.

Decamerone. Franz Xaver Winterhaltyer (1837)
Decamerone. Franz Xaver Winterhaltyer (1837)

Nella Bibbia, il Libro dei numeri, testimonia una pestilenza che ai tempi di Mosè uccise 24 mila persone. Lucrezio, nel suo De Rerum Natura (indaga indaga il ruolo dell'uomo in un universo materialistico) evoca la peste di Atene del 430 avanti Cristo, raccontata da Tucidide, durante la quale morì Pericle, il politico dell'età dell'oro. Il genere umano ha sempre fatto i conti con qualcosa di terribile e oscuro che ha minacciato o compromesso il suo equilibrio ponendo l'uomo davanti all'ignoto, all'impotenza. Nel XIV secolo la peste diventa un flagello epocale che mette l'Europa in ginocchio. Daniel Defoe, l'autore di Robinson Crusoe ci ha lasciato il "Diario dell'anno della peste". Il libro pubblicato nel 1722 rievoca l'epidemia mortale che colpì Londra nel 1665 di cui l'autore era stato testimone da bambino. Operazione simile fatta da Alessandro Manzoni nel suo romanzo storico, in cui la peste del 1630, fa da sfondo alla vicenda di Renzo e Lucia. A fare da viatico ai "Promessi sposi" è la "Storia della colonna infame" in cui Manzoni racconta del processo agli untori.

Se poi cercate un antesignano delle profezie sulla peste (oggi si fanno sulla pandemia di Covid-19) lo troverete in una donna, Mary Shelley, l'autrice di "Frankestein". Nel romanzo apocalittico "L'ultimo uomo", pubblicato nel 1826, l'autrice immagina la fine dell'umanità nel XXI a causa della peste, profetizzata in alcune carte ritrovate in un antro. Ma dire peste significa dire Albert Camus. Il libro del premio Nobel francese "La peste", del 1947, racconta di un'epidemia che invade attraverso il topi, la città algerina di Orano. Il celebre romanzo è un affresco sull'umanità e le sue illusorie speranze. Se non è peste è comunque un morbo che dilaga e contagia un numero sempre maggiore di persone. Parliamo di "Cecità" di José Saramago, del 1995. Un uomo è fermo al semaforo e all'improvviso non vede più nulla. La cecità diventerà contagiosa e toglierà agli uomini vista e identità, innescando paura e barbarie, per svanire un giorno così come era arrivata.

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