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Louisa May Alcott, la femminista che scrisse "Piccole donne"

Una storia che ha fatto colpo su generazioni di lettrici nel mondo
louisa may alcott in un ritratto attribuito a george kendall warren che risale al 1870 circa
Louisa May Alcott in un ritratto attribuito a George Kendall Warren che risale al 1870 circa

La filosofa francese Simone De Beauvoir, madre nobile di generazioni di femministe, ha scritto che quel romanzo di un secolo prima, ambientato ai tempi della Guerra civile americana, "le aveva dato la prima intuizione di quello che sarebbe diventata". Da ragazzina, si era identificata con la protagonista principale, Jo March: la giovane ribelle che odiava le faccende domestiche, mentre amava la lettura, e sognava di essere una scrittrice. Patti Smith, la poetessa del rock americano, dice che, in quello stesso libro, per la prima volta, ha avuto "una visione positiva del suo possibile ruolo femminile." E se due icone della trasgressione lo hanno amato così tanto, salvandolo dal disprezzo riservato ad altri classici moraleggianti, si comprende come ci sia davvero qualcosa di speciale in "Piccole Donne", da 151 anni uno fra i più letti romanzi femminili di formazione.

SOTTOVALUTATO PERCHÉ "PER DONNE" - Tanto letto e tanto amato che la critica contemporanea angloamericana tuona: se le protagoniste non fossero quattro ragazze, ma quattro maschi, "Piccole Donne" sarebbe considerato un capolavoro della letteratura americana, punto e basta, e verrebbe studiato nei licei e nelle università, alla pari di "Tom Sawyer" o del "Giovane Holden".

Il romanzo autobiografico della scrittrice americana Louisa May Alcott (1832-1888) fu pubblicato in due tranche nel 1868 e 1869 (in Italia è tutt'ora composto da due libri separati "Piccole donne" e "Piccole donne crescono") quando ancora le americane non potevano votare. Ma la sua autrice era una donna libera, che col proprio talento aveva riscattato una vasta e bislacca famiglia da una povertà mortificante, per quanto portata con dignità.

La copertina di una vecchia edizione statunitense di "Piccole donne"
La copertina di una vecchia edizione statunitense di "Piccole donne"

L'ULTIMO FILM - Un segno dell' intramontabile successo di "Piccole Donne" è il fatto che in questi giorni nei cinema di mezzo mondo a migliaia facciano la coda per vederne l'ennesima trasposizione cinematografica.

La regista statunitense Greta Gerwig (36 anni, Golden Globe nel 2017 per "Lady Bird") ha diretto un cast di tutto rispetto, che include le giovani stelle Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh ed Eliza Scanlen oltre al fascinoso e inquietante Timothée Hal Chalamet (fra l'altro, candidato all'Oscar 2017 in Chiamami col tuo nome di Guadagnino). Interpretano le quattro sorelle March (Jo, la monella, l'alter ego della scrittrice; Meg la dolce bellezza che sogna il matrimonio; Beth, fragile e zuccherosa; Amy l'artista, capricciosa e irresistibile), sempre alle prese con le insidie della povertà, e il ricchissimo amico Laurie. Accanto a loro, due matriarche del calibro di Laura Dern (la madre Marmee) e Meryl Streep (la cinica e pragmatica Zia March).

Il manifesto ufficiale della Sony Pictures per "Piccole donne" nel mercato di lingua inglese
Il manifesto ufficiale della Sony Pictures per "Piccole donne" nel mercato di lingua inglese

LE NOZZE, FINALE DOVUTO - Non c'è il rischio di fare spoiling ricordando che il bel Laurie sposerà Amy, la piccola di casa March, dopo aver chiesto invano la mano di Jo. Lei invece finirà per innamorarsi di un anziano insegnante tedesco, per niente glamour, Fritz Bhaer, che non ha nulla da offrirle "se non il suo amore e queste mani vuote". Happy ending tradizionale, imposto dall'editore, come ricorda il film della Gerwig, che intreccia la trama del romanzo con la biografia dell'autrice. Era inconcepibile, nel 1868, che una donna non ambisse al matrimonio. Louisa May Alcott però non si sposò mai. "Preferisco pagaiare da sola nella mia canoa", diceva. E in una intervista a Louise Chandel Moulton, una giornalista e scrittrice dell'epoca, rivelò: «Sono quasi convinta di essere un'anima d'uomo finita per qualche scherzo del destino in un corpo di donna. Lo dimostra il fatto che più volte mi sono innamorata di giovani donne, mai, ma proprio mai, di un uomo».

IL PADRE IDEALIZZATO - Il pedagogo tedesco che la scrittrice scelse come marito per la sua eroina era probabilmente il padre che avrebbe desiderato: solido, affidabile, capace di trasformare in realtà i propri ideali progressisti. Amos Bronson Alcott (la scrittrice morì di infarto il giorno del suo funerale) era un uomo sensibile e intelligente, totalmente privo di di senso pratico, che con i suoi fallimenti spinse la famiglia alla povertà, con grande sofferenza della moglie Abigail e delle figlie.

A Concord, la storica cittadina del Massachussets dove crebbe la scrittrice, gli amici e vicini di casa erano gli eroi della letteratura americana, i padri del Trascendentalismo: il poeta e filosofo Ralph Waldo Emerson, lo scrittore Nathaniel Hawthorne ("La lettera Scarlatta") e Henry David Thoreau: l'autore di "Walden, o vita nei boschi" (che un secolo dopo sarà la Bibbia del movimento hippy), l'uomo che andrò in prigione per aver rifiutato di pagare le tasse a sostegno della guerra con il Messico e finirà con l'influenzare Gandhi e Martin Luther King con il suo pamphlet "Sul dovere della disobbedienza civile". Non stupisce quindi che la Alcott fosse una abolizionista, una femminista, una pioniera della pedagogia liberale. E anche la prima donna a esercitare diritto di voto alle elezioni comunali di Concord.

Louisa May Alcott all'età di 20 anni in una foto di autore sconosciuto
Louisa May Alcott all'età di 20 anni in una foto di autore sconosciuto

LA SCUOLA DEI LIBERI - La saga delle sorelle March continua con "Piccoli uomini" e finisce con un terzo libro (il quarto in Italia) poco praticato dai lettori, "I ragazzi di Jo". Quelli che ha partorito (Rob e Teddy) e quelli che ha tirato grandi insieme al professor Bhaer (marito e socio, non padrone ma compagno di ideali) grazie anche al contributo economico di Laurie, divenuto un ricco filantropo. La scuola-famiglia di Jo e Fritz si chiama Plumfield, e sarebbe piaciuta a Rousseau: una sorta di collegio aperto, dove si insegnano il senso dell'onore e della solidarietà al pari delle materie ufficiali. Una comunità di liberi, votata alla conoscenza e all'altruismo militante. Non è certamente un caso che su questi aspetti abbiano sorvolato i molti film dedicati alle eroine di Louisa May Alcott, a partire dal 1918, in piena epoca del muto. Le "Piccole Donne" al cinema e in tv sono state trasformate per decenni in un simbolo della famiglia tradizionale americana, bianca e conservatrice: dolci e appiccicose come la torta di mele. Il film di Greta Gerwig si propone di tornare allo spirito ribelle che il libro conserva. Quello che ha fatto colpo su Simone de Beauvoir e Patti Smith. E su generazioni di lettrici nel mondo.

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