CRONACA SARDEGNA - ORISTANO E PROVINCIA

Il delitto

Il padre di Manuel: "Nell'omicidio è coinvolto anche un adulto"

Il 18enne di Macomer trovato sepolto vicino al lago Omodeo
le attivit per il recupero del corpo (foto chergia) nel riquadro manuel careddu (foto facebook)
Le attività per il recupero del corpo (foto Chergia). Nel riquadro Manuel Careddu (foto Facebook)

Ci sarebbe anche un adulto coinvolto nell'omicidio di Manuel Careddu, il 18enne di Macomer il cui cadavere è stato recuperato pochi giorni fa nella zona del lago Omodeo.

Ne è convinto suo padre Corrado, e qualcosa ha lasciato intendere anche don Paolo Contini, il parroco di Ghilarza, nel corso della messa di ieri: "Non sappiamo ancora se il numero dei colpevoli sia da considerarsi completo".

Ad assistere Corrado Careddu c'è l'avvocato Gianfranco Piscitelli, il quale ha spiegato che l'uomo "si è tenuto fuori da questa tragedia perché la mamma di Manuel lo ha bloccato, c'è stata la volontà di isolarlo al punto che in tanti si sono chiesti se Manuel avesse un padre. Vogliamo chiarire che Manuel aveva un buon rapporto col padre e i suoi familiari, frequentava la casa dei parenti paterni. Qualche tempo fa si è allontanato quando la nonna lo ha rimproverato perché convinta che stesse frequentando cattive compagnie".

Ma, ribadisce, "vogliamo sapere la verità" perché, come ha detto il padre del giovane, "sono certo che ci siano altri responsabili, mi riferisco a una persona adulta. Non è possibile che siano stati solo ragazzini".

CHI ERA MANUEL - Dai racconti di amici e compagni di scuola, era vivace ma buono. E così lo ricorda anche il suo ex insegnante di religione, Giuseppe Tranchida. "Ho seguito la vicenda dall'inizio, ho subito capito che Manuel si era cacciato in un guaio. Pensavo e speravo che fosse una delle sue trovate, invece col passare dei giorni ho capito che qualcosa di grave era accaduto".

A scuola, aggiunge, "appariva ingestibile. Sicuramente lo faceva per mettersi in mostra. Forse per superare quella sorta di emarginazione dettata da un disagio sociale nel quale suo malgrado è cresciuto. Con lui però avevo trovato un punto di incontro e spesso mi ascoltava".

"Anche con lui parlavo dei mali della droga, dell'alcol e a lui trasmettevo il messaggio dei valori della vita. Lo coinvolgevo nelle varie attività e lui rispondeva con entusiasmo. Mi è rimasto impresso Manuel - conclude Tranchida -. A lui dicevo che si poteva sbagliare, ma a tutto si deve sempre trovare una soluzione positiva. Chi lo ha ucciso barbaramente ha sicuramente agito in un momento di lucida follia. Provo compassione anche per quei ragazzi, che forse non saranno mai perdonati dai familiari di Manuel per quello che hanno fatto, ma sono anche loro vittime di un sistema forse sbagliato".

UNA DELLE PISTE:

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