CRONACHE DALLA SARDEGNA

La Sardegna che rischia l'estinzione
Ecco i trenta paesi "fantasma"

Non si ferma lo spopolamento nelle zone interne dell'Isola: trenta paesi sono a rischio di estinzione.
semestene
Semestene

Lo spopolamento delle zone interne? Se ne parla da tanto, ma ora ci sono le statistiche. E c'è anche una tabella con i paesi della Sardegna che rischiano di non avere più abitanti, cioè di diventar paesi "fantasma". In cima ci sono Semestene e Monteleone Rocca Doria, e non bisogna perdere tempo: il primo potrebbe sparire entro soli 10 anni, mentre il secondo avrebbe soltanto 15 anni di vita. Sono alcuni dei risultati dello studio "Comuni in estinzione", effettuato dal Centro Regionale di Programmazione, condotto in collaborazione con l'Università di Cagliari. Obiettivo della ricerca: individuare le problematiche ed effettuare le proiezioni statistiche sugli anni entro i quali, presumibilmente, alcune decine di comuni sardi si estingueranno nel caso in cui non vengano attuati interventi adeguati. Lo studio sarà presentato nel dettaglio giovedì 23 gennaio al Terminal crociere, ma l'elenco dei comuni è già stato reso noto. Nel secondo gruppo in pericolo di estinzione demografica ci sono Padria, Giave, Montresta, Sorradile, Nughedu San Nicolò, Baradili, Soddì, Ula Tirso, Martis, e Armungia, il paese di Emilio Lussu. Per loro c'è più tempo, ma non troppo: tra i 21 e i 40 anni. Nella terza fascia ci sono i paesi che potrebbero rimanere senza gente nelle case e sulle strade fra 41 e 60 anni, sono: Borutta, Villa Verde, Anela, Esterzili, Aidomaggiore, Bortigiadas, Ruinas, Simala, Ardauli, Seulo, Villa S.Antonio, Asuni, Mara e Morgongiori. Terzo gruppo, quello dei paesi che possono contare ancora su oltre 60 anni di vita: Ballao, Sini, Ussassai, Nughedu Santa Vittoria, Cheremule. "Il contrasto allo spopolamento che affligge i comuni sardi in una percentuale allarmante - sottolinea l'assessore regionale della Programmazione, Alessandra Zedda - è una delle sfide più complesse per la politica regionale perché questo fenomeno non ha una causa, ma ne ha molte, sedimentate nel tempo, nel corso dei decenni scanditi dai censimenti della popolazione. Gli schemi di elaborazione del prossimo Programma operativo regionale 2014-2020, che la Regione ha concordato con la Commissione Europea anche attraverso il processo partenariale, prevedono apposite sezioni dedicate agli svantaggi territoriali, inclusi quelli demografici gravi o permanenti. E' una opportunità da non perdere".


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