CRONACA SARDEGNA - NUORO E PROVINCIA

Caria, al fianco dei curdi siriani: luci e ombre sui militanti anti-Isis

una componente delle milizie curde in siria (foto ansa)
Una componente delle milizie curde in Siria (foto Ansa)

Voleva tornare in Siria Pierluigi Caria, il sardo - nuorese, per la precisione - individuato assieme a due persone residenti a Cagliari dalla Digos di Nuoro.

Voleva raggiungere nuovamente, secondo gli inquirenti, le milizie curde dell'Ypg.

Sono, queste, le Unità di protezione del Popolo del Rojava, o Kurdistan siriano, ossia le milizie della regione a maggioranza curda che si trova nel nord della Siria.

Da quasi 14 anni l'Ypg, assieme al suo braccio femminile, l'Ypj, e ai combattenti stranieri della Brigata internazionale di Liberazione, l'Ifb, sono ormai considerati le forze armate del Rojava.

Il loro nemico è lo Stato islamico, di cui sono riusciti a respingere l'assalto, nel 2015, alla città di Kobane e l'assedio di Raqqa, grazie all'appoggio della coalizione araba e occidentale a guida Stati Uniti.

LE ACCUSE - I curdi siriani sono giovani, spesso troppo: un rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite li ha accusati di arruolare minorenni tra le loro fila, a volte strappandoli dalle loro famiglie.

L'organizzazione è finita nel mirino anche di Amnesty International, che li ha accusati di "crimini di guerra", ossia di aver condotto una campagna violenta di saccheggio ai danni di persone residenti nelle zone sotto il loro controllo.

Tutte parole rispedite al mittente: quelle persone, una ventina al massimo secondo l'Ypg, avevano stretti legami con lo Stato islamico e per questo dovevano essere "neutralizzate".

TRA RUSSIA E STATI UNITI - Gli Stati Uniti da sempre appoggiano le milizie curdo-siriane con un unico obiettivo: quello di impedire a Damasco di riprendere il controllo di tutto il territorio siriano.

Questo, oltre a rappresentare una vittoria per il dittatore Bashar al-Assad, sarebbe un trionfo anche per il suo principale sostenitore, la Russia di Putin. E allo stesso tempo consentirebbe all'Iran un'ulteriore avanzata nel mondo arabo.

L'appoggio statunitense non è mai andato giù alla Turchia, suo alleato nella Nato, che teme possibili istanze di indipendenza del Kurdistan siriano - che potrebbero trascinare con sé il separatismo dei curdi turchi - e allo stesso tempo la creazione di un altro fronte terroristico a sud della Turchia.

(Unioneonline/D)

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