#CARAUNIONE

la lettera del giorno

Il San Martino: "Rispettiamo tutti i protocolli per il contenimento del virus"

L'ospedale oristanese risponde alla lettrice e chiarisce: "Comprendiamo il disagio, ma ecco come stanno le cose"
l ospedale san martino di oristano (archivio l unione sarda)
L'ospedale San Martino di Oristano (Archivio L'Unione Sarda)

"Cara Unione,

in merito alla lettera da Voi pubblicata sull’edizione on line ieri, sabato 4 luglio, pur esprimendo un vivo dispiacere per il disagio subito dalla paziente, è doveroso precisare alcuni aspetti, che rischiano di generare pericolosi e ingiustificati allarmismi tra i lettori.

Nel Pronto Soccorso dell’ospedale San Martino vengono costantemente e rigidamente rispettati i protocolli e le istruzioni operative di contenimento della pandemia da Covid-19 e adeguatamente utilizzati i dispositivi di protezione individuale: il filtro del Pronto Soccorso, al cui interno – nell’area Obi (Osservazione breve intensiva) – vengono trattati i sospetti casi Covid-19 con un percorso nettamente separato e distinto rispetto agli altri pazienti, ha funzionato correttamente fin dall’inizio della pandemia.

Se nell’ospedale oristanese non si è registrato alcun focolaio fra pazienti o operatori sanitari il merito va soprattutto al PS, che ha diagnosticato e isolato i casi sospetti, evitando ogni contaminazione. Non è quindi possibile che una persona con sospetta polmonite da Covid-19 sia stata lasciata nella sala d’attesa del percorso cosiddetto 'pulito', insieme a pazienti con altre patologie: ciò è da smentire fermamente.

Naturalmente comprendiamo il disappunto per il disagio subito dalla anziana paziente durante l’attesa. Da settimane il nostro Pronto Soccorso è tornato ad essere travolto da un numero massiccio di pazienti, secondo i ritmi prepandemici. Nello specifico, nella giornata a cui si riferiscono i fatti sono stati visitati ben 85 pazienti, di cui 1 in codice rosso e ben 37 codici gialli. Ma, pur capendo le ragioni legate al disagio che tale attesa può comportare e alla paura dell’ipotetico contagio, riteniamo che sia doveroso analizzare con maggiore attenzione e rispetto il lavoro degli operatori sanitari, che fino a qualche settimana fa venivano definiti eroi, mentre oggi – attraverso ricostruzioni di fatti non veritiere (peraltro chi ha scritto la lettera non era presente in sala d’attesa, ma riporta ciò che sarebbe accaduto 'per sentito dire' da persone provate dal dolore e dall’ansia dell’attesa) - sono oggetto di gravissime accuse, perseguibili legalmente per diffamazione e procurato allarme".

Priscilla Ongetta

Direttrice Unità Operativa di Medicina e Chirurgia di accettazione e d’Urgenza Pronto Soccorso – Osservazione Breve Intensiva

Ospedale San Martino Oristano

***

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