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La lettera del giorno

Le "zone rosse", fra molte domande e poche risposte

La riflessione di un lettore sulle prime ordinanze contro il degrado
piazza del carmine a cagliari fra le zone pi critiche in tema di degrado del capoluogo sardo (archivio l unione sarda)
Piazza Del Carmine a Cagliari, fra le zone più "critiche", in tema di degrado, del capoluogo sardo (archivio L'Unione Sarda)

"Gentile redazione,

fanno molto discutere, in questi giorni, i nuovi indirizzi operativi emessi dal Ministero dell'Interno con cui si invitano i Prefetti ad intervenire con 'ordinanze e provvedimenti antidegrado'.

Il riferimento è alle cosiddette 'zone rosse', provvedimento che nella realtà dei fatti non è una novità assoluta.

Già nel dicembre 2017 era stata emessa un'ordinanza con cui venivano delimitate delle “zone rosse” nel Comune di Bologna da cui i denunciati per certi reati dovevano tenersi alla larga.

Pochi giorni fa un provvedimento del tutto simile è stato adottato dal Prefetto di Firenze ed accolto di buon grado dal Sindaco che ha riferito di avere collaborato come Comune.

Anche nell'ordinanza fiorentina, che ha un termine di tre mesi, si individuano alcune zone rosse.

In particolare viene disposto il divieto “di stazionare” in alcune aree 'ai soggetti che ne impediscano la fruizione con comportamenti incompatibili con la vocazione e la destinazione di tali aree'. E ancora: 'Sarà considerato responsabile di tali comportamenti chiunque sia stato denunciato dalle Forze di Polizia per il compimento di attività illegali in materia di stupefacenti (…) per i reati contro la persona ai sensi degli articoli 581, 582 e 588 del Codice Penale o per danneggiamento di beni ai sensi dell'art. 635 dello stesso codice penale ovvero sia stato destinatario di violazioni della normativa che disciplina l'esercizio del commercio su aree pubbliche (…)'.

Con il provvedimento viene, dunque, ordinato l'allontanamento dei trasgressori dalle zone richiamate: questi potrebbero incorrere anche in eventuali sanzioni penali.

L'ordinanza, così come è posta, desta non poche perplessità.

Anzitutto viene da chiedersi quale metodo sia stato utilizzato dal Prefetto nell'individuare le zone rosse, e perché, dunque, alcune vie sì e altre, immediatamente attigue, no.

In questo modo, infatti, il rischio è di trasformare le aree attigue in zone in cui finirebbero per riversarsi, e dunque concentrarsi, le persone non gradite.

Inoltre: se i controlli delle forze dell’ordine si concentreranno nelle zone rosse, le altre verranno dimenticate? Sappiamo delle penuria italiana di persone e mezzi a disposizione, anche nelle città capoluogo.

E ancora: per quale motivo i comportamenti incompatibili con la vocazione delle zone rosse dovrebbero essere limitate solo a una ristretta classe di reati? Dobbiamo pensare che, ad esempio, la rapina, l'omicidio e la violenza sessuale siano in linea con la vocazione delle zone rosse?

E poi: essere stati denunciati non è un comportamento, è un fatto che non dipende dal denunciato e che in uno Stato di diritto deve essere considerato neutro, fino a che non si giunga ad una condanna definitiva. Fra l'altro anche chi è stato assolto con formula piena è stato denunciato. Anche chi è stato accusato falsamente è stato denunciato.

In ultimo, viene da chiedersi cosa significhi stazionare: le forze dell'ordine dovranno allontanare i denunciati che vivono nelle zone rosse da casa loro? O dovranno allontanare solo quelli che stazionano per strada? E il denunciato che prende un caffè al bar di una zona rossa? Dovrà essere allontanato?

Molte domande e, al momento, poche risposte".

Fabio Clauser - consulente Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori)

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