ASTRONOMIA

Supernova

Quel che resta di una stella: il "Velo del Cigno" osservato dal radiotelescopio sardo SRT

Lo studio pubblicato getta una luce sui complessi meccanismi di espansione delle particelle in quell'ambiente
la nebulosa velo nella costellazione del cigno (foto dell astrofilo lorenzo busilacchi)
La Nebulosa Velo nella costellazione del Cigno (foto dell'astrofilo Lorenzo Busilacchi)

Un team di astronomi, capitanato da Sara Loru e Alberto Pellizzoni dell'Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), ha pubblicato recentemente un interessante studio che ha visto coinvolto il radiotelescopio di San Basilio SRT (Sardinia Radio Telescope) e quello di Medicina vicino a Bologna.

I due strumenti hanno osservato un famoso resto di supernova, il "Velo del Cigno", per cercare di svelare alcune delle sue caratteristiche.

Le grandi stelle quando finiscono la loro vita esplodono, dando vita ad un evento spettacolare che gli astronomi chiamano "Supernova". Circa 10.000, 20.000 anni fa esplodeva una grande stella che inondò lo spazio circostante di materia. Oggi, alla distanza di 2.500 anni luce vediamo i resti di quella materia espulsa, che si espande alla fantastica velocità di circa 350km/s, formando una nebulosa filamentosa molto amata dagli appassionati del cielo e molto indagata dagli astronomi.

Gli astronomi Sara Loru e Alberto Pellizzoni (foto Inaf)
Gli astronomi Sara Loru e Alberto Pellizzoni (foto Inaf)

"Le osservazioni del Velo del Cigno eseguite con il telescopio di Medicina hanno richiesto un totale di circa 50 ore osservative tra giugno e agosto 2017, mentre le osservazioni con SRT sono state svolte tra dicembre 2018 e ottobre 2019 per un totale di circa 45 ore osservative", ha dichiarato Sara Loru.

I resti di supernova sono dei laboratori naturali, per lo studio dei raggi cosmici prodotti dalla materia stellare che incontra il mezzo interstellare. Lo studio pubblicato getta una luce sui complessi meccanismi di espansione delle particelle in quell'ambiente.

"Le osservazioni con SRT sono andate bene, nonostante le condizioni meteo non siano state sempre ottimali", spiega Sara Loru, "SRT ci ha permesso di ottenere delle buone immagini, confermando le alte performance di questo strumento nell'ambito dell'imaging di sorgenti estese come i resti di supernova, dimostrando un ottimo compromesso tra alta risoluzione e sensibilità fino alle alte frequenze".

Questi studi con SRT potranno essere ampliati in futuro e resi ancora più promettenti, grazie all'installazione sul radiotelescopio sardo di ricevitori a più alte frequenze.

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