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La ricerca

L'Università studia uno spray che uccide il Covid

L'obiettivo è limitare il contagio con un prodotto che isoli le superfici
la professoressa francesca esposito
La professoressa Francesca Esposito

Èun campione di resistenza. Il Covid sopravvive su vetro, acciaio e banconote fino a 28 giorni. Fra le superfici su cui il coronavirus si trova meglio, tra l'altro, ci sono quelle lisce come i vetri dei cellulari, spesso oggetto di condivisione con familiari o colleghi.

Ma è possibile eliminare o quanto meno limitare il contagio del virus attreverso uno spray che isoli le superfici? I ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente (DiSVA) e di Scienze biomediche (DiSB) saranno impegnati negli studi virologici di una formulazione sviluppata dagli specialisti del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche (DSCG), attualmente in attesa di concessione di brevetto internazionale per le sue proprietà battericide, da utilizzarsi come rivestimento solido di dispositivi medici, di superfici ed oggetti di uso frequente presenti nei luoghi pubblici. Si tratta di una formulazione, già in fase di brevettazione internazionale per le sue proprietà battericide, che potrebbe essere utilizzata per il rivestimento di dispositivi medici (come maschere e guanti) e di superfici ed oggetti di uso frequente presenti in luoghi pubblici (maniglie delle porte, corrimano, schermi tattili.

I team di virologi guidati da Francesca Esposito (responsabile scientifico del progetto) e da Enzo Tramontano (docenti del DiSVA) e da Aldo Manzin e Fabrizio Angius (docenti del DiSB), collaboreranno con il gruppo di chimici coordinati da Guido Ennas e Alessandra Scano (docenti del DSCG), per raggiungere, nei prossimi 10 mesi, un risultato che potrebbe contribuire alla prevenzione della diffusione del SARS-CoV-2 nell'attuale momento di elevata criticità. Francesca Esposito e Alessandra Scano, in cosa consiste il progetto? "Il progetto Coating4CoV consiste nell'estendere a studi virologici la formulazione sviluppata dal gruppo dei chimici del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, per verificarne l'efficacia su SARS-CoV-2. Si tratta di un materiale che da studi microbiologici e di tossicità effettuati presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente e il Dipartimento di Scienze Biomediche, ha dimostrato eccezionale attività battericida pari al 100% su batteri GRAM negativi e GRAM positivi, a differenza dei prodotti finora sviluppati, che portano unicamente ad una riduzione della carica microbica, a fronte di assenza di tossicità per le cellule eucariotiche" spiega nel dettaglio la Prof.ssa Esposito. Tale formulazione, proprietà dell'Università di Cagliari, è stata depositata ed è attualmente in fase di brevettazione internazionale".

Qual è il meccanismo d'azione di questa sostanza?

"La sostanza presente nella formulazione è in grado di modificare profondamente le proprietà della membrana dei microrganismi, determinandone l'alterazione, fino alla completa distruzione. La capacità di indurre la rottura della membrana è fortemente correlata alle caratteristiche chimiche del suddetto componente. La similitudine tra la membrana batterica e il rivestimento esterno di alcuni virus, ci ha indotto ad allargare lo studio alle proprietà antivirali".

I ricercatori impegnati nello studio (foto Università di Cagliari)
I ricercatori impegnati nello studio (foto Università di Cagliari)

Come avete scoperto questa sostanza?

"Il gruppo dei chimici del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche stava studiando la sostanza in questione per preparare altri materiali per diverse applicazioni e, dopo essersi imbattuti in preliminari studi di tossicità batterica di sostanze simili, si è unito ai team di virologi con l'idea di sfruttare questa tossicità a nostro vantaggio per la preparazione della innovativa formulazione e dei successivi studi delle proprietà antibatteriche e di tossicità".

Uno spray che uccide il coronavirus?

"Affinché si possa applicare questa formulazione su oggetti di uso comune come mascherine, guanti e superfici di uso frequente presenti in luoghi pubblici (maniglie delle porte, corrimano, schermi tattili), i ricercatori dell'Università di Cagliari prevedono di utilizzare la formulazione per la preparazione di uno spray di facile applicazione".

Quale potrebbe essere l'impatto futuro?

"Se si otterranno risultati promettenti nell'ambito del progetto finanziato da Sardegna Ricerche, metteremo le basi per lo sviluppo rapido di prodotti antivirali a basso costo e di facile applicazione da utilizzare per la prevenzione di infezioni virali, quali quella provocata da SARS-CoV-2 e/o di future epidemie di Coronavirus. Inoltre, sarà possibile far fronte anche all'attuale problema della farmaco-resistenza. I risultati ottenuti dalla ricerca collaborativa tra Sardegna Ricerche e l'Università di Cagliari, potranno anche contribuire al miglioramento delle capacità di risposta della sanità pubblica all'epidemia in corso di COVID-19 e/o a future epidemie di Coronavirus. Un esempio pratico può essere rappresentato dall'utilizzo della formulazione sui dispositivi di prevenzione individuale (come guanti, mascherine e camici) del personale sanitario impegnato in prima linea nella lotta alla pandemia".

Questo studio può essere applicato ad altri virus?

"Lo studio in questione può essere applicato anche ad altri virus con rivestimento esterno. In futuro, ulteriori modifiche nella formulazione, potranno estendere l'attività antivirale anche a virus senza rivestimento, con la possibilità di un nuovo brevetto. Questo rappresenterebbe un traguardo ancora più promettente, fornendo anche contro i virus un arma ad ampio spettro. Per quanto riguarda le foto del rivestimento, poiché la formulazione è ad occhio nudo incolore e trasparente (grande pregio poiché può essere utilizzato su tutte le superfici), allego le immagini al microscopio elettronico a scansione (SEM) con 2 ingrandimenti diversi di un vetrino rivestito. Nelle foto, in basso a destra viene indicata con una stanghetta l'ordine di grandezza del campo di indagine: 100 e 50 micrometri rispettivamente. La sostanza antibatterica e potenzialmente antivirale, è dispersa nei pori della formulazione come ben visibile dalle immagini".

Una collaborazione fruttuosa tra Università e Sardegna ricerche.

"Si tratta di un progetto di collaborazione tra Sardegna Ricerche e l'Università di Cagliari, finanziato nell'ambito dell'iniziativa "Incentivo Ricerca - SR4COVID", promossa dall'Unità di supporto alla Ricerca Biomedica, coordinata dal Dr. Giuseppe Serra. Il progetto vede coinvolti come virologi del Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente, oltre me in qualità di responsabile scientifico del progetto, Enzo Tramontano e come virologi del Dipartimento di Scienze Biomediche Aldo Manzin e Fabrizio Angius, che collaboreranno con il gruppo di chimici coordinati da Guido Ennas e da Alessandra Scano del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, e con Rossella Angius del laboratorio di spettroscopia NMR e Luigi Pira dell'Unita di Supporto della Ricerca Biomedica di Sardegna Ricerche".

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