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Sonetti

Fosco Maraini, Gigi Proietti e il Lonfo

Parola inventata che sprigiona magia
fosco maraini (foto archivio l unione sarda)
Fosco Maraini (foto archivio L'Unione Sarda)

"Il Lonfo non vaterga né gluisce". Per quanti non hanno familiarità con il Lonfo, si tratta del primo verso di una nota poesia, un po' stralunata. Un sonetto scritto nel 1978 da Fosco Maraini, padre di Dacia Maraini, ma soprattutto, etnologo e orientalista, grande documentarista e viaggiatore d'altri tempi, appassionato intellettuale. Torniamo al Lonfo: bastano le undici sillabe del sonetto per capire quanto grande sia la magia delle parole. Lonfo infatti è una parola inventata, inesistente. Come fantasia sonora sono anche "vaterga" e "gluisce", che pure ci suggeriscono, evocano, qualcosa di conosciuto. Gli unici elementi riconoscibili sono l'articolo e le due negazioni. Fosco Maraini, riferendosi alla sua raccolta di liriche intitolata Gnòsi delle fànfole (Baldini&Castoldi 1994), tra le quali è presente Il Lonfo, teorizza e inventa il termine metasemantica. Cosa è? In pratica un modo di esprimersi, parlare, scrive usando parole in gran parte inventate ma rispettose delle stesse regole del nostro comunicare. Troviamo grande uso di figure retoriche (pleonasmi, allitterazioni, anafore, onomatopee, climax ecc), qualche parola "reale", tantissime inventate da una laboriosa fantasia, diremo senza limiti e confini, tipica dei bimbi. Ecco due esempi.

La copertina del libro Gnòsi delle Fànfole di Fosco Maraini
La copertina del libro Gnòsi delle Fànfole di Fosco Maraini

Il giorno da urlapicchio di Fosco Maraini. Ci son dei giorni smègi e lombidiosi col cielo dagro e un fònzero gongruto ci son meriggi gnàlidi e budriosi che plògidan sul mondo infrangelluto, ma oggi è un giorno a zìmpani e zirlecchi un giorno tutto gnacchi e timparlini, le nuvole buzzìllano, i bernecchi ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini; è un giorno per le vànvere, un festicchio un giorno carmidioso e prodigiero, è un giorno a cantilegi, ad urlapicchio in cui m'hai detto "t'amo, per davvero".

E poi, la poesia possiamo dire più famosa, grazie anche all'incredibile interpretazione di Gigi Proietti ospite di Serena Dandini l'8 febbraio 2007 a Parla con me, la fortunata trasmissione su Rai Tre.

Il lonfo di Fosco Maraini. Il Lonfo non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce bisce, sdilenca un poco e gnagio s'archipatta. È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna arrafferia malversa e sofolenta! Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna se lugri ti botalla e ti criventa. Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto che bete e zugghia e fonca nei trombazzi fa legica busia, fa gisbuto; e quasi quasi in segno di sberdazzi gli affarferesti un gniffo. Ma lui, zuto t' alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

Non resta che cogliere tutta la vivacità immaginifica, creativa, laboriosa appunto, che è propria della poesia. Anzi ne è la sua sostanza. D'altra parte lo stesso termine "poesia" ha in sé la radice della parola greca che significa creare, produrre. Le dinamiche che stanno alla base della metasemantica sono semplici: basta scardinare quella saldatura convenzionale di vocali e consonanti, dove ogni suono, chiamiamolo vestito, viene indossato (appunto per convenzione) da un significato, il corpo. Un'intesa linguistica che ci permette di comunicare più o meno facilmente. Ma se quegli abiti decidessero di ribellarsi? Se a un certo punto ci accorgessimo che i suoni si staccano dal significato? Avremmo una totale anarchia, insiemi di consonanti e vocali senza senso, talvolta in ordine sparso, spesso no. Immaginate un mondo fatto solo di vestiti linguistici senza corpi. Sarebbe un disastro per la comunicazione tradizionale. Parole fatte solo di suoni, impossibile farsi capire. Eppure quanta meraviglia. Quanta poesia ci sarebbe in quelle costruzioni che vivono libere dai contenuti. Creano e disfano a piacimento universi fiabeschi. Sarebbe un parlare una lingua babelica, curiosa e incomprensibile, senza un senso ma proprio per questo strapiena di contenuti. Dove regna l'evocazione.

Il poeta. Fosco Mariani, fiorentino, considerato uno dei poeti più geniali della letteratura italiana, muore l'8 giugno 2004 all'età di 92 anni. Apparteneva a una famiglia colta e borghese. Il padre Antonio Maraini era uno scultore, e la madre Yoi Crosse (padre inglese e madre polacca) una scrittrice. Talento poliedrico, spirito curioso con una infinita predilezione per l'Oriente. A 22 anni è imbarcato nel veliero della Marina militare italiana, Amerigo Vespucci. Insegna inglese e ha l'occasione di visitare l'Egitto, la Siria, il Libano, la Turchia. Nel 1935 sposa una nobile artista siciliana, Topazia Alliata e la famiglia si allarga con l'arrivo di tre bambine: Dacia ('36), Yuki ('39) e Toni ('41). A distanza di due anni dal matrimonio Fosco Maraini compie la sua prima spedizione in Tibet con il grande esploratore orientalista Giuseppe Tucci. Da qui la sua passione per la etnologia e le culture orientali. Nel 1939 si trasferisce con la famiglia a Sapporo, nell'isola di Hokkaido, qui ha la possibilità di fare una serie di ricerche sull' antico popolo Ainu. Nella sua lunga vita anche l'esperienza, assieme alla sua famiglia, dei campi di concentramento giapponesi. Dopo l'8 settembre del '43, rifiutandosi di aderire alla Repubblica di Salò, viene internato a Nagoya dove rimane prigioniero sino al 15 agosto del 1945. Appassionato alpinista partecipa a numerose spedizioni del Club Alpino Italiano. Scrive, documenta, fotografa. È autore di numerosi volumi. È ricercatore a Oxford, dipartimento di civiltà dell'Estremo Oriente). Dopo i viaggi a Gerusalemme e in Giappone nel 1972 insegna Lingua e letteratura giapponese alla facoltà di magistero a Firenze. La sua grande biblioteca e fototeca con una vita di riprese e di immagini sono state acquisite dal Gabinetto Vieusseux di Firenze. Segreto Tibet, L'isola delle pescatrici, Gnosi delle fànfole, Gli ultimi pagani, Ore giapponesi, G4 Karakorum: sono i suoi libri più conosciuti. La sua ultima volontà fu quella di essere seppellito in un piccolo cimitero della Garfagnana. E così è stato.

Conclusione. Il 2 novembre scorso è morto Gigi Proietti, nei giorni successivi era frequente rivedere nei social o in tivù il grande Proietti nelle vesti del poeta scanzonato Narciso Vanesi che recitava "Il Lonfo" nel salotto della Dandini. Ma dove non poté Proietti, già di suo insuperabile, riuscì la piccola Maddy in un video subito diventato virale. Mandrakata di Fosco.

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