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L'intervista

"Covid sottovalutato, sbagliato isolare gli anziani"

L'ex rettore dell'Università di Cagliari Pasquale Mistretta parla della pandemia
pasquale mistretta (foto archivio l unione sarda)
Pasquale Mistretta (foto archivio L'Unione Sarda)

Certo che il Covid mi fa paura, ho i miei buoni motivi. Appartengo alla categoria anziani, quella che in Svizzera non fanno neppure avvicinare all'ingresso dei pronto soccorso". Pasquale Mistretta è l'ottantottenne ex rettore dell'Universita di Cagliari, lucidamente critico nell'analisi degli effetti sociali perversi prodotti dal virus soprattutto sui suoi coetanei: "È il segno di un egoismo mondiale che si sviluppa in questi dettagli incomprensibili. Se - come dice Papa Francesco nell'ultima enciclica - dobbiamo credere alla fratellanza tra i popoli, questo atteggiamento di liberare spazi facendo fuori i vecchi mi sembra discutibile. Gli svizzeri, per esempio, sono artisti in questo campo, hanno sempre pensato a orologi e banche evitando di farsi compromettere in tutte le altre umane vicende".

Il pronto soccorso del Santissima Trinità a Cagliari (foto archivio L'Unione Sarda)
Il pronto soccorso del Santissima Trinità a Cagliari (foto archivio L'Unione Sarda)

Lei evita di incontrare troppe persone?

"Sono rinchiuso a casa senza sofferenza. Quella la provano i camminatori. Chi come me è stato abituato a fare un'attività al chiuso - da professore universitario e amministratore pubblico - patisce un fastidio relativo. Però capisco perfettamente i grandi problemi di altre fasce della società. Io sono pensionato, tanti altri no: bisogna trovare una mediazione che tenga conto delle difficoltà di tutti".

L'idea di isolare gli anziani per proteggerli?

"Più di come lo sono già? Questo no, l'importante è prestare attenzione a come si fanno stare assieme".

L'ipotesi della Regione di allentare le maglie del decreto nazionale?

"Non si capisce perché vogliamo essere così spiritosi da immaginare regole più lasche rispetto al resto d'Italia, giusto per essere diversi. Nello stesso tempo chiediamo il riconoscimento dell'insularità, un tipo di continuità aerea e marittima più favorevole: temi che dovrebbero spingerci ad essere più cauti col governo".

Le colpe?

"Le abbiamo tutti. Sono stato un uomo pubblico e non ho mai scaricato le responsabilità sugli altri. Certo, alcuni sono stati più disinvolti di altri. Appena qualche settimana fa importanti politici sardi sostenevano ancora che la situazione fosse sotto controllo".

La sanità sarda?

"È come la rendita fondiaria ai tempi della Democrazia cristiana: un serbatoio di voti. Lo è sempre stato".

Per tutti gli schiaramenti?

"Sì, da sempre. È un gioco delle parti: riprendo quello che ho perso ieri prima che arrivi qualcun altro e me lo scippi".

Lei ha completato e messo in funzione il Policlinico universitario: un altro ospedale era proprio necessario?

"Sì, anche se abbiamo dotato l'unica formula possibile: un mix ospedaliero-universitario".

La fusione del Policlinico con il Microcitemico e l'Oncologico è evitabile?

"Da un punto di vista degli equilibri economici, forse sì. In una prospettiva sanitaria invece probabilmente no".

Quanto durerà l'attesa del vaccino contro il Covid-19?

"Non si possono dare scadenze, nulla suggerisce certezze. Se effettivamente si vuole arrivare a un risultato serio ci deve essere una collaborazione facendo conoscere i risultati della sperimentazione in tutto il mondo".

Fosse premier quale attività chiuderebbe immediatamente?

"L'intervento sui giovani è il più importante. Sono i più disinvolti, usano la mascherina a intermittenza, fanno assembramenti. Per evitare ripercussioni nefaste, la movida va tagliata. Purtroppo non ci sono altre soluzioni. C'è stata una sottovalutazione clamorosa".

Il corso Vittorio Emanuele a Cagliari deserto alle 19 (foto Paolo Paolini)
Il corso Vittorio Emanuele a Cagliari deserto alle 19 (foto Paolo Paolini)

Le proteste di piazza?

"Non le ho mai temute, l'importante è che siano guidate da persone preparate a gestire questo tipo di situazioni. In caso contrario possono diventare pericolose".

Come cambierà la società del dopo Covid?

"È presto per dirlo. Non credo a stravolgimenti dal punto di vista dei comportamenti. Potrà essere modificato qualcosa nella sanità, nel rapporto tra agricoltura e altri settori, nel rapporto tra le periferie e le città. Un ruolo fondamentale lo avranno le donne".

Perché?

"È stato così anche negli anni Settanta. Bisogna metterle in condizione di bussare a una porta senza essere intimidite. D'altronde se ne parla ormai anche dentro la chiesa, non è pensabile che gli altri settori restino impermeabili".

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