Nell'Isola Piero Marras aveva indicato la strada nel 1985 quando usci "Abbardente". Portò la lingua sarda nella canzone d'autore giocando (e vincendo) una scommessa coraggiosa. Un po' come accadde a Fabrizio De Andrè che l'anno prima, diede alle stampe "Creuza de mà" cantando in genovese e imponendo la sua scelta artistica alla casa disografica (la Ricordi) che non vedeva di buon occhio un album in dialetto. Forse i tempi non erano ancora maturi. Di sicuro nel 1991 qualcosa cambiò. Almeno in Sardegna.

Trent'anni fa vennero infatti prodotti due dischi molto particolari, diversi tra loro per linguaggi musicali e scrittura, ma accomunati da un uso nuovo della lingua sarda.

I Tazenda pubblicarono "Murales", mentre Sa Razza, formazione pioniera dell'hip nell'Isola fece irruzione sul mercato discografico con il mix "Sa ia - Castia in fundu". I lavori ebbero fortune differenti. La band sassarese vendette oltre duecentomila copie, i rapper iglesienti molte di meno. Ma quei due lavori segnarono una sorta di spartiacque nella musica sarda, che per la prima volta si affermò a livello nazionale utilizzando la "limba" come non era stato mai fatto prima. I Tazenda già da qualche anno, avevano intrapreso un percorso artistico ben definito ed erano già saliti alla ribalta nazionale partecipando alla trasmissione "Gran Premio" condotta da Pippo Baudo con il brano "Carrasecare". Un trampolino di lancio che consentì alla formazione sassarese di partecipare al festival di Sanremo nel 1991 in coppia con Pierangelo Bertoli. Con il brano "Spunta la luna dal monte" conquistarono il quinto posto in classifica, ma soprattutto un standing ovation rimasta nella storia della kermesse sanremese. Quella canzone ancora oggi rappresenta un vero marchio di fabbrica, la sintesi dello stile-Tazenda.

Una formula magica che resiste da trent'anni. Più forte di diversi cambi di formazione, di alti e bassi, di gravi lutti (la scomparsa di Andrea Parodi, cofondatore della band con Gino Marielli e Gigi Camedda) e periodi creativi non sempre felicissimi. Ma "Murales" resta uno dei più grandi album incisi dalla band sarda. Contiene tantissimi brani che ancora oggi non possono mancare nelle scaletta dei concerti: Nanneddu, Mamoiada, Un alenu e sole, Niunu intende e tante altre. Nessuna ribalta sanremese per Sa Razza, ma tanti riscontri a livello nazionale nei circuiti indipendenti e nel variegato mondo della cultura hip hop. La formazione iglesiente, guidata da Alessandro Sanna, in arte Quilo, nell'Isola vanta un primato: è stata la prima formazione a dimostrare che si può fare rap anche cantando in sardo. Oggi forse, qualcuno lo dà per scontato, ma trent'anni fa non era così. Non è stato per niente facile utilizzare la "limba" in contesti diversi da quello della tradizione e del folk in particolare. Ma "Sa ia" sfidò tutto e tutti. E da quel momento nella scena rap isolana in tanti cominciarono a cantare in sardo. Si parlò di questi "nuovi cantadores" che con un linguaggio musicale arrivato dagli Stati Uniti ricordavano i grandi poeti protagonisti nelle feste di piazza. Rime e versi in sardo si rivelarono perfettamente funzionali nel "free style", ovvero quando i rapper improvvisano un brano su una base musicale, ricorda Alessandro Sanna, fondatore dei Sa Razza e esponente di spicco della scena hip hop isolana.
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