La Giornata internazionale dell’epilessia: «Combattiamo lo stigma sociale»
Rappresentata con il colore viola, la malattia fa contare in Sardegna cinquanta casi ogni 100mila abitantiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Una patologia ancora al centro di stigma sociale». La patologia di cui si parla è l'epilessia e quelle parole così drammaticamente vere le ha dette Monica Puligheddu, direttrice di Neurologia al Policlinico Universitario Duilio Casula di Monserrato, per celebrare la Giornata internazionale del 9 febbraio. Un appuntamento che pure a Cagliari fa tingere di viola qualcosa, precisamente il San Giovanni di Dio, l’ospedale più antico della città. Una scelta identica è stata fatta dalle Amministrazioni di San Teodoro e Budoni, dove saranno colorati i rispettivi Palazzi municipali.
L’epilessia non è una malattia mentale, ma se anche lo fosse, non deve essere un problema in alcun modo. Lo stigma poggia proprio qui: nel considerare diverso chi ne soffre. O comunque fragile. Ecco perché le Giornate internazionali hanno una loro ragion d’essere e l’obiettivo è sempre lo stesso: provare a combattere pregiudizi e ignoranza.
Le parole della professoressa sono ancora una bussola in questo cammino: in molti casi, proprio per via della percezione collettiva che sia ha dell’epilessia, questa «rappresenta un ostacolo significativo per i pazienti influenzando la qualità di vita», quando non anche «l’inclusione sociale». Succede «in tutte le fasce d’età» e il motivo è sempre legato «a un’insufficiente educazione e informazione sul tema».
In Sardegna si contano circa cinquanta casi di epilessia ogni 100mila pazienti. Per avere un termine di paragone: di tumore al pancreas, nell’Isola, si ammalano ogni anno ventuno persone ogni 100mila abitanti. Questo significa che l’epilessia è una patologia non rara ma di cui non si parla. Come fosse sospesa tra vergogna e paura. Da qui un ulteriore appello di Puligheddu perché «attraverso la formazione si aumenti la conoscenza della malattia, in modo da supportare chi soffre di questa patologia. Anche imparando a riconoscere gli attacchi, quindi ad affrontare la crisi».
L’epilessia, infatti, non si manifesta costantemente ma è una particolare condizione neurologica del sistema nervoso centrale che dà luogo a episodi transitori. Di durata e intensità variabili, ma che dipendono sempre da alterazioni dell’attività elettrica cerebrale. Le manifestazioni sono diverse: si va dalle convulsioni all’alterazione della coscienza, a seconda dell’area del cervello interessata. In alcuni casi non si hanno nemmeno vere e proprie manifestazioni. Non ci sono limiti di età: la malattia può insorgere a qualunque età, sebbene il numero maggiore di casi si registra nell’infanzia o dopo i 65 anni.
Nell’Isola, il riferimento regionale per le cure è il Centro epilessia, incardinato proprio nella Neurologia del Policlino, «certificato dall'associazione nazionale Lice che organizza costantemente attività formative e di promozione». L’iniziativa del 2026 viaggia con l’hastag #EpilepsyPledge, «per trasformare la consapevolezza in azione». Lice invita «individui, gruppi comunitari, scuole, luoghi di lavoro e organizzazioni per l'epilessia a intraprendere azioni che rafforzino consapevolezza sulla patologia, sicurezza, inclusione e comprensione comunitaria, anche condividendo storie e racconti. Un modo per stare al fianco di quei 50 milioni di cittadini che in tutto il mondo convivono con l’epilessia», spiegano ancora dall’associazione.
La Giornata internazionale è una celebrazione recente, introdotta nel 2015 e si concentra su attività mediche e istituzionali. Ma dal 2008 si celebra anche il “Purple day”, diventato un movimento di base nato su iniziativa di una bambina canadese, Cassidy Megan, allora di nove anni, a cui venne diagnosticata la malattia. In entrambi i casi viene usato il viola perché questo colore simboleggia la solidarietà e il coraggio. La pianta associata alla malattia è, non a caso, la lavanda, famosa anche per i suoi poteri calmanti.
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