Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu. Era il 27 gennaio del 1966 e, in un panorama di cuori femminili infranti e ancora in palpitante attesa del principe azzurro, Caterina Caselli – vent’anni ancora da compiere - a Sanremo era la voce pop della rivoluzione alle porte. La sua canzone più celebre ha appena compiuto 60 anni, lei – oggi produttrice e tra le persone più influenti della musica italiana – spegnerà tra qualche mese le 80 candeline e l'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani la celebra dedicandole una voce nell'Enciclopedia della Musica Contemporanea, appena pubblicata. 

“Nessuno mi può giudicare”, scritta inizialmente per Adriano Celentano e con un diverso arrangiamento, in chiave beat, non vinse Sanremo classificandosi al secondo posto dopo una più tranquillizzante “Dio, come ti amo” interpretata da Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti ma ebbe, come spesso accade per chi non vince il festival, un successo travolgente. Una parte di merito va anche al look della Caselli, con un'acconciatura ideata dai celebri parrucchieri milanesi Vergottini, il caschetto platino, che le valse il soprannome di Casco d'Oro.

Emiliana, di Sassuolo, aveva esordito a Castrocaro nel 1963 e inciso il primo disco nel 1964. Alle spalle una gavetta che la vede anche bassista, strumento inusuale per una donna anche oggi, tanto più all’epoca. Nel 1965 il passaggio al mitico Piper e poi il palco di Sanremo dove fu una rivelazione. “Io canto come mi sento ed evidentemente come ai giovani piace in questo momento. Io cerco, quando canto, di dare una scossa, una reazione”, disse all’epoca come si legge nel sito del gruppo Sugar “Galleria della canzone” dedicato ai brani italiani di successo. Il disco restò in testa alle classifiche per mesi, ironia della sorte passando avanti a “Il ragazzo della via Gluck” che Celentano aveva preferito a “Nessuno mi può giudicare” e sarà soppiantata da “Michelle” dei Beatles. La sonorità e il look erano innovativi ma a rendere rivoluzionario il testo è il fatto che lo cantasse una donna, come racconterà più avanti la stessa Caselli. Ognuno ha il diritto di vivere come può (La verità ti fa male, lo so) Per questo una cosa mi piace e quell'altra no (La verità ti fa male, lo so) diventa un inno in grado di attraversare i decenni.

Come succederà qualche anno più avanti con “Insieme a te non ci sto più”, del 1968, piccolo capolavoro di Paolo Conte di diversa impronta musicale. Ne ha parlato qualche giorno fa Elisa, una delle scoperte della Caselli produttrice, che le ha reso omaggio con una bella versione del pezzo. “Un’artista donna che nel 1968 diceva insieme a te non ci sto più cantava molto più di una canzone.” - ha scritto sul suo profilo Instagram – Raccontava un femminismo dirompente che avrebbe fatto un grosso pezzo di strada verso l’emancipazione delle donne. Veniva da Nessuno mi può giudicare e continuava a diffondere il suo pensiero libero, con coraggio e grandissimo stile”. La canzone, che a Canzonissima venne sconfitta da Gianni Morandi, resta in classifica per due mesi ma diventa un grande classico della musica italiana nelle versioni di Ornella Vanoni, Franco Battiato e nella colonna sonora di ben due film di Nanni Moretti, “Bianca” e “La stanza del figlio”.

Caterina Caselli, in una foto recente (Archivio L'Unione Sarda)
Caterina Caselli, in una foto recente (Archivio L'Unione Sarda)
Caterina Caselli, in una foto recente (Archivio L'Unione Sarda)

L’emancipazione per Caterina Caselli non passa più dalla musica sul palco ma da quella dietro le quinte. Nel1975, dcide di abbandonare la carriera di cantante e dedicarsi all'attività di talent scout e produttrice discografica, inizialmente con l'etichetta Ascolto e poi con Sugar. In questo ruolo, Caselli ha messo in fila una serie di scelte vincenti che hanno permesso il lancio di alcuni dei nomi più significativi della musica italiana degli ultimi decenni come Pierangelo Bertoli, gli Area, Andrea Bocelli, Elisa, i Negramaro, gli Avion Travel, Malika Ayane, Madame e Sangiovanni. E se una cosa le piace e quell’altra no, decisamente nessuno la può giudicare.
 

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