Stefano Cardu nacque a Cagliari il 18 novembre 1849, in una famiglia di artigiani. Frequentò studi nautici e conseguì la patente di capitano di gran cabotaggio dopo avere alternato l’attività di navigazione agli esami sostenuti durante le licenze di bordo. Nei primi anni della sua vita trascorse lunghi periodi in mare, navigando nel Mediterraneo e lungo le rotte commerciali dell’Asia.

Nel corso di uno dei suoi viaggi, probabilmente a seguito di un naufragio avvenuto nelle acque della penisola malese, Cardu raggiunse il Siam, l’attuale Thailandia. La permanenza, inizialmente occasionale, si trasformò in una residenza stabile. Bangkok, allora capitale del regno guidato da Rama V, stava attraversando una fase di modernizzazione urbana e amministrativa, aperta alle competenze tecniche straniere. Cardu trovò impiego presso un costruttore britannico e successivamente avviò attività autonome nel settore edilizio e nella lavorazione del teak.

La sua attività professionale si sviluppò tra gli anni Settanta e Novanta dell’Ottocento. Partecipò alla costruzione di edifici e infrastrutture destinati alla corte siamese e ai nuovi quartieri della capitale. Tra le opere a lui attribuite figurano il palazzo del principe Chaturonratsami, il Royal Military College e interventi collegati all’Hotel Oriental di Bangkok, destinato a ospitare diplomatici e visitatori stranieri. La documentazione disponibile indica che lavorò soprattutto nel settore dell’edilizia lignea, utilizzando prevalentemente teak proveniente dalle foreste del Sud-est asiatico.

Nel corso della permanenza asiatica, durata circa trent’anni, Cardu costruì anche una vasta raccolta di oggetti provenienti dal Siam e da altri paesi dell’Asia orientale. La collezione comprendeva sculture buddhiste, argenti, armi, manoscritti, dipinti, porcellane, avori, monete, oggetti rituali e manufatti decorativi. Accanto ai pezzi siamesi erano presenti oggetti acquistati durante viaggi in Cina, Giappone, India e Birmania.

Le fonti relative alla sua attività di collezionista lo descrivono come un uomo perfettamente inserito nella cultura cosmopolita dell’orientalismo europeo di fine Ottocento. La raccolta si formò in un periodo nel quale diplomatici, imprenditori, militari e professionisti occidentali residenti in Asia acquistavano sistematicamente oggetti d’arte orientale, destinati sia ai mercati europei sia alle collezioni private.

Cardu imparò diverse lingue straniere, tra cui inglese, francese e siamese. Questa conoscenza linguistica gli consentì di muoversi con relativa autonomia negli ambienti commerciali e amministrativi della capitale thailandese. Le fonti biografiche riportano anche il suo interesse per la lettura e per gli studi relativi alle arti asiatiche, maturato parallelamente all’attività imprenditoriale.

Alla fine del XIX secolo lasciò il Siam e rientrò in Europa. Per un periodo soggiornò a Londra, dove depositò parte della raccolta presso il British Museum. Continuò successivamente a spostarsi tra Inghilterra, Francia e Italia, prima di stabilirsi nuovamente a Cagliari intorno al 1900.

Il rientro in Sardegna coincise con una fase economicamente meno favorevole. Alcuni investimenti immobiliari e fondiari non produssero i risultati sperati e ridussero progressivamente il patrimonio accumulato durante gli anni asiatici. Nonostante le difficoltà finanziarie, Cardu mantenne il controllo della collezione orientale, rifiutando offerte di acquisto provenienti dall’estero.

Nel 1914 decise di donare al Comune di Cagliari una parte consistente della raccolta. Le fonti istituzionali indicano quella data come il momento di costituzione della collezione civica, mentre altre ricostruzioni ricordano il completamento della donazione nel 1917. In ogni caso, il trasferimento degli oggetti all’amministrazione comunale avvenne durante gli anni della Prima guerra mondiale e rappresentò uno dei più importanti ingressi di arte asiatica in una collezione pubblica italiana.

La raccolta comprende oggi oltre milletrecento manufatti, di cui più di ottocento provenienti direttamente dal Siam. Secondo i Musei Civici di Cagliari, si tratta della più ampia collezione di arte siamese presente in Europa. I pezzi coprono un arco cronologico compreso tra il XIV e il XIX secolo.

Tra gli oggetti più rilevanti figurano tempere siamesi raffiguranti episodi del “Ramakien”, la versione thailandese del poema epico indiano “Ramayana”, statue buddhiste in bronzo e legno, argenterie lavorate a niello, manoscritti miniati e porcellane cinesi delle dinastie Ming e Qing. Sono inoltre presenti okimono e netsuke giapponesi di epoca Meiji, monete orientali e una raccolta di armi del Sud-est asiatico considerata unica in Italia.

La collezione fu inizialmente esposta nel Palazzo Civico di Cagliari. In seguito trovò spazio nella Galleria Comunale d’Arte e, dal 1981, nella Cittadella dei Musei, dove ha sede il Museo civico d’arte siamese che porta il nome di Stefano Cardu.

La figura del collezionista rimase relativamente poco studiata fino alla seconda metà del Novecento. I primi studi sistematici sulla raccolta furono avviati nel 1969 da Gildo Fossati. Successivamente il museo ha promosso attività di catalogazione, mostre e conferenze dedicate sia alla collezione sia al contesto storico nel quale essa si formò.

Stefano Cardu trascorse gli ultimi anni tra la Sardegna e la penisola italiana. Dopo il peggioramento della situazione economica si trasferì a Roma presso la famiglia della figlia. Morì il 16 novembre 1933, due giorni prima di compiere ottantaquattro anni.

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