Quando i fratelli Ducati portarono le loro radio ad Arzana
Il racconto di Fausto Ferreli nel suo libro dedicato al paese ogliastrino: nel 1922 Adriano e Bruno Cavalieri Ducati arrivano in Ogliastra. Di lì a poco nasce la loro azienda divenuta un’eccellenza italianaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Prima delle motociclette, delle vittorie in pista e del rombo dei motori, la storia della Ducati cominciò nel silenzio delle onde radio. A scriverne le prime pagine furono tre giovani bolognesi, Adriano, Bruno e Marcello Cavalieri Ducati, figli dell’ingegnere Antonio. Adriano era la mente scientifica della famiglia, Bruno possedeva uno spiccato talento organizzativo e amministrativo, mentre Marcello avrebbe assunto la responsabilità del personale. La loro avventura industriale nacque dalla curiosità, dallo studio e dal desiderio di comunicare oltre ogni distanza ai primi del secolo scorso.
Un episodio poco conosciuto lega questa storia alla Sardegna e in particolare ad Arzana e a svelarlo è stato Fausto Ferreli, arzanese doc e autore di numerosi libri sul suo paese. Nell’agosto del 1922, tra i circa seicento Giovani Esploratori riuniti nel campo nazionale di Arzana, c’erano Adriano, diciannovenne, e Bruno, diciassettenne. Nella piazza di quello che allora era, nel paese ogliastrino, il Seminario agricolo, i due fratelli montarono una tenda dotata di un impianto radiotelegrafico. Una fotografia pubblicata dalla rivista scout “Sii Preparato” li mostra davanti alla postazione, accanto alle apparecchiature e a due motociclette. Sulla tenda compare la scritta “Radio Bologna”, come riporta appunto Fausto Ferreli nel libro “Cento cose d’Arzana”, edito da Grafica del Parteolla.
Quella postazione non era soltanto una curiosità del campo scout. Proprio nel 1922 Adriano, studente di fisica, aveva iniziato a sperimentare la trasmissione a onde corte e le sue applicazioni pratiche. Arzana diventò così uno dei luoghi nei quali i due ragazzi poterono mettere alla prova le loro capacità, unendo lo spirito scout alla passione scientifica: esplorare, costruire con le proprie mani, collaborare e cercare soluzioni nuove.
L’azienda
Gli esperimenti continuarono a Bologna e il 15 gennaio 1924 Adriano riuscì, con apparecchiature realizzate da lui, a stabilire dalla propria abitazione un collegamento radio con gli Stati Uniti. In un’epoca nella quale la radio rappresentava la frontiera della tecnologia, il risultato gli procurò notorietà e dimostrò il valore delle sue ricerche. Adriano brevettò un trasmettitore a onde corte e, il 4 luglio 1926, la famiglia fondò la Società Scientifica Radio Brevetti Ducati.
La Ducati, dunque, non nacque come fabbrica di motociclette. Il suo primo prodotto di successo fu il Manens, un piccolo condensatore per apparecchi radio, inizialmente assemblato in un’abitazione da due operai e una segretaria. Da quel laboratorio artigianale l’impresa si allargò rapidamente alla produzione di componenti radio, apparecchiature elettroniche, strumenti ottici e lavorazioni meccaniche di precisione. Nel 1935 venne posata la prima pietra dello stabilimento di Borgo Panigale e, alla vigilia della guerra, l’azienda aveva più di cinquemila dipendenti.
La crescita
I tre fratelli si divisero i compiti secondo le proprie inclinazioni. Adriano dirigeva la ricerca e la produzione scientifica. Bruno seguiva l’amministrazione, la finanza e lo sviluppo dello stabilimento. Marcello coordinava il personale. La Ducati era un’industria moderna, dotata di laboratori, scuola tecnica, mensa e servizi sanitari per i lavoratori.
La guerra spezzò quella crescita. Il 12 ottobre 1944 lo stabilimento di Borgo Panigale fu gravemente colpito dai bombardamenti alleati. I fratelli Ducati tentarono di ricostruire e nel marzo 1946 avviarono la produzione del Cucciolo, il piccolo motore a quattro tempi progettato dalla Siata di Torino e applicabile alle biciclette. Economico e affidabile, rispondeva alla necessità di mobilità dell’Italia del dopoguerra e aprì alla Ducati la strada delle due ruote.
Il dopoguerra e i successi
I danni bellici e gli enormi costi della ricostruzione, tuttavia, resero impossibile alla famiglia mantenere il controllo dell’azienda. Nel 1948 Ducati passò allo Stato e i fratelli lasciarono la società. Le loro strade si separarono, ma tutti continuarono a essere imprenditori e innovatori. Adriano si trasferì in California e collaborò alle ricerche spaziali americane, lavorando anche a un sistema di propulsione spaziale al plasma. Marcello avviò a Milano un’impresa specializzata nella produzione di cancelli automatici. Bruno si stabilì anch’egli a Milano, dove fondò una società immobiliare. Fu l’ultimo dei tre a scomparire, nel 2001, all’età di 96 anni.
Intanto il nome Ducati proseguì il proprio cammino in autonomia. Nel 1949 uscì la prima motocicletta completa e negli anni Cinquanta l’ingegnere Fabio Taglioni introdusse nelle due ruote la distribuzione desmodromica, destinata a diventare uno dei simboli tecnici della casa. Seguirono i motori bicilindrici a L, le vittorie sportive e i modelli entrati nella storia del design. Dopo la gestione statale, Ducati passò alla Cagiva negli anni Ottanta, alla Texas Pacific Group negli anni Novanta e poi a Investindustrial. Nel 2012 entrò nel gruppo Audi, parte del Gruppo Volkswagen.
La Monster, presentata nel 1993, trasformò la moto “nuda” in un fenomeno internazionale; la 916 di Massimo Tamburini unì prestazioni e bellezza, diventando un’icona. Con la Desmosedici Ducati conquistò il titolo MotoGP nel 2007 con Casey Stoner per poi tornare sul tetto del mondo con Francesco Bagnaia nel 2022 e nel 2023, proseguendo negli anni successivi una stagione di dominio sportivo.
Il centenario
Nel 2026 Ducati celebra il centenario come marchio globale, presente in oltre novanta Paesi e ancora radicato a Borgo Panigale. Produce famiglie di moto come Monster, Panigale, Multistrada, Scrambler, Streetfighter e DesertX, investendo nell’elettronica, nell’aerodinamica, nella sicurezza e nelle competizioni. È diventata una casa motociclistica premium, riconoscibile per la fusione di tecnologia, design italiano e prestazioni.
Eppure, dietro le sofisticate moto di oggi, resta visibile il carattere delle origini. Lo stesso desiderio di superare i limiti che guida una Ducati in pista animava Adriano e Bruno quando, nel 1922, montarono ad Arzana la loro tenda “Radio Bologna”. Prima di mettere il mondo in movimento, i fratelli Ducati avevano cercato di metterlo in comunicazione.
