Clemente Susini: da Firenze a Cagliari, la storia dell’artista delle cere anatomiche
Alla Cittadella dei Musei di Cagliari è conservata una delle produzioni più importanti realizzate dal ceroplasta fiorentino, protagonista della scienza europea tra Settecento e Ottocento.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nel panorama scientifico e artistico dell’Europa tra Settecento e primo Ottocento, la figura di Clemente Michelangelo Susini occupa una posizione singolare. Nato a Firenze il 18 dicembre 1754 e morto nella stessa città il 22 settembre 1814, Susini fu il principale interprete della ceroplastica anatomica europea. La sua attività si sviluppò all’interno delle istituzioni scientifiche del Granducato di Toscana e si legò alla diffusione dell’anatomia come disciplina didattica durante l’età illuminista.
La sua produzione comprende centinaia di modelli anatomici in cera realizzati per musei, università e collezioni scientifiche. Le opere conservate oggi a Cagliari,Firenze, Vienna, Bologna e Pavia rappresentano una delle testimonianze più complete della cultura medico-scientifica del XVIII secolo.
Nato in una famiglia di condizioni economiche modeste, le fonti disponibili indicano una formazione iniziale orientata verso le arti decorative e la scultura. Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Firenze e lavorò nella bottega dello scultore Pompilio Ticcianti, acquisendo competenze nella modellazione, nell’incisione e nella lavorazione della cera.
La svolta decisiva della sua carriera avvenne nei primi anni Settanta del Settecento, quando entrò in contatto con Felice Fontana, naturalista e anatomista trentino chiamato dal granduca Pietro Leopoldo a dirigere il Regio Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze. Fontana aveva avviato un vasto programma di documentazione anatomica mediante modelli tridimensionali destinati all’insegnamento medico.
Nel 1773 Susini fu assunto presso l’officina ceroplastica del museo. La struttura, collegata a quello che sarebbe poi diventato il Museo della Specola, riuniva anatomisti, disegnatori, preparatori e modellatori. Il laboratorio produceva cere anatomiche sulla base di dissezioni eseguite principalmente presso l’ospedale di Santa Maria Nuova.
Il metodo di lavoro prevedeva la dissezione del corpo umano, la preparazione dei dettagli anatomici, la realizzazione di calchi e la successiva modellazione in cera policroma. I modelli venivano poi montati su supporti lignei o collocati in teche vetrate. La finalità principale era didattica: consentire lo studio stabile dell’anatomia in un’epoca in cui la conservazione dei cadaveri presentava limiti evidenti.
All’interno dell’officina Susini acquisì rapidamente un ruolo centrale. Le sue capacità tecniche gli permisero di diventare il principale modellatore della struttura e, successivamente, responsabile della produzione artistica. Nel corso della sua attività partecipò alla realizzazione di oltre duemila modelli anatomici.
La produzione fiorentina comprendeva apparati muscolari, sistemi nervosi, strutture vascolari, organi interni, dissezioni craniche e modelli ostetrici. Molte opere vennero realizzate in collaborazione con anatomisti come Paolo Mascagni, Filippo Uccelli e Francesco Antonio Boi. I modelli erano basati su osservazioni dirette e destinati sia alla formazione universitaria sia alla divulgazione scientifica.
Uno degli aspetti distintivi del lavoro di Susini fu l’elevato livello di precisione anatomica associato a una forte cura formale. Le figure venivano spesso disposte in pose derivate dalla tradizione scultorea neoclassica. La policromia delle cere riproduceva con accuratezza tessuti, muscoli e organi interni. In alcuni casi vennero impiegati capelli umani e occhi in vetro.
Le opere femminili rappresentano una parte significativa della produzione dell’officina fiorentina. Tra queste la più nota è la cosiddetta “Venerina”, conservata oggi presso il Museo di Palazzo Poggi di Bologna. Il modello raffigura una figura femminile distesa, con il torace e l’addome apribili per mostrare gli organi interni e il sistema riproduttivo.
La Venerina venne realizzata alla fine del XVIII secolo e riprende alcuni elementi iconografici della Venere dei Medici. L’opera era destinata all’insegnamento anatomico ma presentava anche un’evidente attenzione alla composizione formale. La figura è rappresentata con i capelli sciolti, gli occhi socchiusi e una postura derivata dalla scultura classica.
Nel 1780 il granduca Pietro Leopoldo ricevette a Firenze l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena. Durante la visita al museo scientifico, l’imperatore osservò le cere anatomiche dell’officina diretta da Fontana e commissionò una grande raccolta destinata al Josephinum di Vienna, l’accademia medica militare dell’Impero asburgico.
Tra il 1781 e il 1786 l’officina fiorentina realizzò centinaia di modelli anatomici destinati alla capitale austriaca. Susini ebbe un ruolo determinante nell’esecuzione delle opere. La collezione comprendeva modelli completi del corpo umano, dissezioni progressive e rappresentazioni di organi interni. Le cere furono trasportate a Vienna in casse speciali lungo un itinerario terrestre attraverso l’Europa centrale.
La raccolta del Josephinum costituisce ancora oggi una delle più importanti collezioni anatomiche storiche esistenti. I modelli sono conservati presso il Museo di Storia della Medicina di Vienna.
Negli anni successivi Susini consolidò la propria reputazione internazionale. Continuò a lavorare a Firenze sia per il museo sia per committenti esterni. Parallelamente svolse attività didattica presso l’Accademia di Belle Arti, dove insegnò anatomia artistica e disegno.
Una fase importante della sua attività si sviluppò tra il 1803 e il 1805 in collaborazione con l’anatomista sardo Francesco Antonio Boi. Il progetto riguardava la realizzazione di una serie di cere anatomiche destinate alla città di Cagliari.
Boi aveva eseguito dissezioni anatomiche particolarmente dettagliate e Susini tradusse le osservazioni scientifiche in modelli tridimensionali. La collezione comprende ventitré cere policrome e documenta con precisione il sistema nervoso, gli organi interni e le strutture vascolari.
Le cere di Cagliari sono considerate tra le opere più avanzate della maturità di Susini. Diversamente da molte produzioni precedenti, numerosi pezzi risultano firmati e datati. La raccolta è oggi conservata presso la Cittadella dei Musei dall’Università di Cagliari, nel museo “Raccolta delle Cere Anatomiche di Clemente Susini”.
Nel corso della sua carriera Susini operò in un contesto caratterizzato dalla crescente importanza dell’osservazione anatomica nella medicina europea. Le cere anatomiche rispondevano a esigenze pratiche precise: permettere lo studio dettagliato del corpo umano senza ricorrere continuamente alla dissezione di cadaveri.
I modelli risultavano inoltre particolarmente utili per l’insegnamento ostetrico e chirurgico. La loro durata nel tempo consentiva la formazione di collezioni permanenti consultabili da studenti e studiosi.
Le tecniche sviluppate nell’officina fiorentina influenzarono altri laboratori europei di ceroplastica scientifica. Durante il XVIII secolo modelli anatomici analoghi vennero prodotti in Francia, Austria e Germania, ma il livello di dettaglio raggiunto dalle cere di Susini rimase un riferimento per tutta la prima metà dell’Ottocento.
Negli ultimi anni della sua vita Susini continuò a lavorare tra il museo e l’insegnamento accademico. Le fonti indicano condizioni economiche non particolarmente favorevoli e problemi di salute riconducibili alla tubercolosi.
Morì a Firenze il 22 settembre 1814 all’età di cinquantanove anni. Dopo la sua morte il governo granducale riconobbe il valore del lavoro svolto concedendo una pensione alla vedova Rosa Pieralli.
Nel corso del XIX secolo molte cere anatomiche settecentesche vennero progressivamente sostituite da nuovi strumenti didattici. Tuttavia le opere di Susini continuarono a essere conservate nelle principali raccolte scientifiche europee.
Nel Novecento la sua attività è stata oggetto di nuove ricerche storiche, sia nell’ambito della storia della medicina sia in quello della storia dell’arte. Gli studi hanno evidenziato il ruolo della ceroplastica anatomica nella diffusione delle conoscenze scientifiche durante l’età dei Lumi e il contributo specifico dell’officina fiorentina alla formazione della museologia scientifica europea.
