Prima adottata. Poi uccisa. Dagli stessi genitori che erano andati in Cina a prenderla per regalarle una nuova vita. La storia di Asunta Basterra Pardo è una di quelle che hanno fatto il giro del globo. In Spagna ancora se ne parla, dopo la serie tv “El caso Asunta”, un successo di Netflix.

La bambina, ammazzata il 21 settembre del 2013 e trovata morta ventiquattro ore dopo, otto giorni prima del suo tredicesimo compleanno. Era nata Yǒng Fāng, il 30 settembre del 2000, a Yongzhou, nella provincia di Hunan. Ha nove mesi quando i borghesissimi genitori, la mamma Rosario Porto Ortega, avvocata, e il padre Alfonso Basterra Camporro, giornalista, riescono nell’impresa della prima adozione internazionale per una coppia spagnola della Galizia.

Dal Paese del Dragone a quello iberico. L’infanzia di Asunta trascorre felice nella cattolicissima a Santiago de Compostela. La famiglia sceglie per la piccola le migliori scuole. E nei pomeriggi, ancora lezioni per coltivare i tanti talenti che Asunta dimostra. Pianoforte, violino e danza classica. Musica e ballo. Anche gli insegnanti la consideravano una bambina prodigio. Le lingue erano una delle sue passioni, oltre tutto il resto: spagnolo, galiziano, inglese, francese e cinese. Non c’era nulla che Asunta non imparasse.

Perché i genitori di Asunta abbiano deciso di interrompere il suo sogno non è emerso nemmeno nel processo. Il padre sta finendo di scontare i diciotto anni di condanna che gli sono stati inflitti nel 2015, insieme alla moglie. Solo che lei si è uccisa in carcere cinque anni dopo; lui invece è ancora chiuso in una cella, prima nel penitenziario di Teixeiro, nella città di La Coruña, poi in quello di Topas, a Salamanca. Ma da qualche tempo, per buona condotta, ha ottenuto un permesso di quattro giorni. Libertà vigilata. Ma pur sempre fuori dal carcere. In Spagna l’opinione pubblica non l’ha presa bene.

Nella famiglia Basterra-Pardo qualcosa succede il 5 gennaio 2013, nove mesi prima che la piccola venga uccisa. Alfonso scopre l’infedeltà di Rosario. Lo scopre guardando la posta elettronica di lei. In tre giorni la separazione. Ma anche l’inizio di un clima infernale, fatto di accuse, liti, violenza verbale. Il castello che crolla è una prova durissima. Il 14 febbraio, quindi un mese dopo, sono già divorziati. Per la famiglia comincia un nuovo equilibrio.

Rosario, però, malgrado la nuova relazione extra coniugale, si sente a pezzi e decide di farsi aiutare da uno psicologo. Alfonso la assiste. Lei, in cambio, lo aiuta economicamente. La coppia sceglie di vivere in due case vicine, soprattutto per gestire al meglio la bambina. Il 26 giugno del 2012, Rosario viene ricoverata in Neurologia a Santiago. Fatica anche a camminare. Resta in ospedale per una settimana. Alfonso continua a prendersi cura di Asunta, però chiede all’ex moglie di chiudere la relazione con il suo amante.

Fatto sta che la notte tra il 4 e il 5 luglio, Rosario dice che un uomo era entrato nella casa dove viveva la bambina e aveva provato a strangolarla. Quel mese è ricco di strani segnali. Ma nessuno li coglie. Ad Asunta, si scoprirà dopo la morte, si inizia a somministrarle regolarmente il Lorazepam, un farmaco che appartiene alla famiglie delle benzodiazepine.

La bambina stessa si accorge di non essere al top della forma. Si sente senza forze, stordita, svogliata. Quando va a lezione di musica, non riesce a seguire il ritmo. Suonare diventa impossibile. A tratti non riesce a stare in piedi. Asunta racconta all’insegnante che ogni giorno è costretta a prendere una sostanza bianca, dal sapore terribile.

Ad agosto la bambina trascorre le vacanze con la baby sitter. Sente ogni giorno i genitori ma loro non la raggiungono a Valle del Dubra, nella casa vicino a Santiago scelta per la pausa estiva. Lì la bambina recupera le forze: è allegra e felice.

Si arriva dritti al 21 settembre. Alle dieci e mezzo della notte, Rosario Pardo e Alfonso Basterra denunciano la scomparsa della loro figlia. Qualche ora dopo, nel municipio di Teo, dove la famiglia aveva una casa, Asunta viene trovata cadavere. Passano quarantotto ore e la mamma della dodicenne finisce in manette. Dal carcere non uscirà più. Il giorno dopo l’arrestato scatta per il padre di Asunta.

In casa di Rosario viene trovata una corda simile a quella impiegata per legare e uccidere la bambina. Nel sangue di Asunta c’era una quantità esagerata di Lorazepam. Intanto nel pc del giornalista si trovò traccia della cancellazione di oltre seicento file. Il cui contenuto non è mai stato recuperato. Nel giudizio del 2015 entrambi i genitori vengono condannati come esecutori del delitto. Nella revisione dell’anno seguente, Pardo diventa l’assassina unica, mentre Basterra il collaboratore. È stata mamma Rosario, è scritto nella sentenza passata in giudicato, a uccidere Asunta. Asfissiandola.

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