Monsignor Andrea Sanna, il volto dell’Inquisizione sarda del 500’
Vescovo, inquisitore e cancelliere del Regno, fu tra i protagonisti della Sardegna di Carlo V. Inquisì la viceregina Maria de Requesens, sospettata di essersi servita di donne ritenute fattucchierePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Quando Andrea Sanna assunse la guida dell’Inquisizione del Regno di Sardegna, nel 1522, l’isola era una provincia della monarchia di Carlo V, attraversata da rivalità tra grandi famiglie, interessi della Corona e autorità ecclesiastiche. Nel giro di pochi anni Sanna sarebbe diventato una delle figure più influenti del panorama istituzionale sardo, riunendo nelle proprie mani funzioni religiose, giudiziarie e amministrative che raramente appartenevano a un solo uomo.
Le sue origini restano in parte avvolte nell’incertezza. Le fonti lo indicano come sardo, probabilmente nato a Cagliari, ma non conservano una data di nascita né notizie sicure sulla sua formazione. Prima di comparire ai vertici della Chiesa isolana era già inserito negli ambienti ecclesiastici e ricopriva il ruolo di canonico. Non apparteneva a un ordine religioso: era un ecclesiastico secolare destinato a costruire la propria carriera all’interno delle istituzioni della Corona.
Il primo passaggio decisivo arrivò il 10 maggio 1521, quando fu nominato vescovo della diocesi di Ales e Terralba. L’anno successivo succedette a Giovanni Sanna nella guida dell’Inquisizione del Regno. La coincidenza del cognome e la continuità negli incarichi hanno suggerito agli studiosi l’esistenza di un legame familiare o di una rete clientelare, ma la documentazione non permette di definirne con precisione la natura.
Da quel momento la sua ascesa fu continua. Per oltre trent’anni Andrea Sanna rimase alla testa del tribunale inquisitoriale sardo, affiancando a questo incarico quello di vescovo, commissario della Bolla della Crociata e cancelliere del Regno. Il suo ufficio non consisteva soltanto nella repressione delle eresie. Attraverso il Sant’Ufficio controllava un apparato composto da fiscali, notai, segretari, commissari locali, carcerieri e familiari laici, distribuiti in tutto il territorio dell’isola.
Nel 1524 intraprese una lunga visita pastorale della diocesi. Il diario di quel viaggio è oggi una delle principali testimonianze sulla Sardegna del primo Cinquecento. Sanna percorse villaggi, verificò lo stato delle chiese, ispezionò altari, reliquie, libri liturgici e beni ecclesiastici, registrando con metodo le condizioni delle strutture religiose. È uno dei rari momenti in cui la sua attività emerge lontano dalle aule giudiziarie e restituisce l’immagine di un vescovo impegnato direttamente nell’amministrazione della diocesi.
Negli stessi anni l’Inquisizione sarda stava cambiando natura. Se in precedenza l’attenzione si era concentrata soprattutto sui conversos sospettati di continuare a praticare il giudaismo, durante il governo di Sanna il tribunale ampliò progressivamente il proprio raggio d’azione. Le indagini riguardarono pratiche magiche, sortilegi, guaritori popolari, falsa testimonianza, bestemmia e, dopo il 1530, anche la possibile diffusione delle idee della Riforma protestante. In seguito il controllo si estese ai libri proibiti e alla circolazione delle opere considerate eterodosse.
Alla dimensione religiosa si affiancava quella politica. In qualità di cancelliere del Regno e commissario della Crociata, Sanna partecipava ai principali meccanismi amministrativi della Sardegna spagnola. La Bolla della Crociata, che amministrava per conto della Corona, non era soltanto uno strumento spirituale ma anche una struttura finanziaria incaricata di raccogliere fondi attraverso la concessione di indulgenze. L’insieme di questi incarichi fece di lui uno dei principali rappresentanti del potere regio nell’isola.
La fase più delicata della sua carriera coincise con il lungo conflitto che oppose l’Inquisizione al viceré Antonio Folch de Cardona. Attorno ai due centri di potere si formarono schieramenti contrapposti nei quali convergevano magistrati, funzionari, nobili e uomini di Chiesa. Le ricerche più recenti hanno evidenziato i rapporti tra il tribunale inquisitoriale e la rete politica riconducibile alla famiglia Aymerich, una delle più influenti dell’isola.
Lo scontro raggiunse il punto più alto all’inizio degli anni Quaranta del Cinquecento. Tutto ebbe origine dal procedimento contro Troisco Casula, ufficiale regio accusato di pratiche magiche. Nel corso degli interrogatori le accuse si allargarono rapidamente fino a coinvolgere funzionari vicini al viceré e, infine, la stessa viceregina Maria de Requesens, sospettata di essersi servita di donne ritenute fattucchiere.
Andrea Sanna avviò l’inchiesta e trasmise la documentazione al Consiglio Supremo dell’Inquisizione. L’esame svolto a Madrid concluse però che le prove erano insufficienti. La viceregina fu completamente scagionata e l’attenzione si spostò sugli stessi protagonisti dell’inchiesta. Alcuni funzionari del tribunale finirono sotto accusa, compreso il segretario Antoni Miquel Oriol, sospettato di avere alterato deposizioni e verbalizzazioni. Oriol morì in carcere prima della conclusione del procedimento.
Per verificare quanto fosse accaduto la Corona inviò nell’isola il visitatore Pedro Vaguer, dotato di ampi poteri ispettivi. Tra il 1543 e il 1546 Vaguer esaminò i registri del Sant’Ufficio, interrogò funzionari e ricostruì i rapporti tra il tribunale inquisitoriale e il governo viceregio. L’ispezione mise in luce irregolarità amministrative e coinvolse diversi collaboratori di Sanna, senza però determinarne la rimozione.
Le critiche investirono anche la gestione delle carceri inquisitoriali. Le relazioni dell’epoca descrivevano strutture sovraffollate, problemi di sorveglianza e una disciplina giudicata insufficiente. Nonostante questo, nel 1547 Andrea Sanna fu confermato nell’incarico di inquisitore, segno che continuava a godere della fiducia delle autorità centrali.
Negli ultimi anni del suo governo continuò a vigilare sulla diffusione delle dottrine riformate e sull’applicazione delle norme relative ai libri proibiti. Il riconoscimento definitivo della sua carriera arrivò il 3 agosto 1554, quando papa Giulio III lo trasferì alla sede metropolitana di Oristano, una delle più prestigiose dell’isola.
L’arcivescovado durò poco più di un anno. Andrea Sanna morì l’8 ottobre 1555. Prima della morte cercò di assicurare continuità al tribunale affidandone temporaneamente la direzione a Pietro Sanna, appartenente alla sua cerchia. Il Consiglio Supremo non riconobbe quella successione e, negli anni successivi, l’Inquisizione sarda fu progressivamente riorganizzata fino alla nomina, nel 1562, del castigliano Diego Calvo.
La figura di Andrea Sanna occupa un posto centrale nella storia istituzionale della Sardegna del Cinquecento. Per oltre tre decenni il suo nome ricorre nelle principali vicende politiche, ecclesiastiche e giudiziarie del Regno. Vescovo, inquisitore, cancelliere e commissario della Crociata, fu uno dei protagonisti del sistema di governo costruito dalla monarchia spagnola nell’isola, in una stagione in cui l’autorità religiosa e quella civile operavano spesso attraverso gli stessi uomini e le stesse istituzioni.
