Per ogni bambino il papà è un gigante. Per chi a dieci anni lo perde per sempre diventa un supereroe, un amore che sopravvive in una preziosa rete di ricordi. "Papà a casa era una bomba atomica". È questa la prima immagine che Andrea Riccio, esperto e docente di marketing, regala del padre Pietro. L'avvocato penalista, sindaco di Oristano e uomo di spicco della Democrazia cristiana, il 12 aprile avrebbe compiuto 100 anni ma menti e mani spietate decisero un destino diverso. La vita del deputato si è fermata 46 anni fa, in una strada vicino a Senis al rientro da un comizio elettorale. Era il 14 novembre 1975 Pietro Riccio fu ingoiato nel tunnel dei sequestri, senza mai fare rientro a casa; solo dopo vent'anni i resti vennero trovati in una grotta nella zona Sa Cabrarissa nel territorio di Austis.

Il figlio Andrea sospira, un istante di silenzio, poi pensa a come avrebbe festeggiato il centesimo compleanno. "Sono certo che papà sarebbe rimasto con noi, con la sua famiglia e gli amici più cari, avrebbe cumbidato come sapeva fare lui. Di certo non sarebbe mancato il buon vino, era un grande collezionista".

Il figlio inizia a sfogliare il libro dei ricordi. "Papà era una persona molta amata a Oristano. Quando passeggiavamo in centro, tutti lo salutavano e c'era chi scambiava due battute con lui". Una persona alla mano, solare e che aveva un rapporto simbiotico con la gente e il territorio. "Ci ha insegnato a non voltarci dall'altra parte, a dare e aiutare chiunque possa trovarsi in difficoltà". Spiccata generosità di una persona che, nonostante i successi e la carriera, è sempre rimasta semplice, umile e con i piedi per terra. "Usciva sempre presto, alle sette di mattina era già al lavoro e rientrava la sera. Appena entrava a casa era una festa c'è papà, c'è papà! E gli correvamo incontro". Piccoli momenti di vita familiare segnati da "una carica umana unica. Ogni pomeriggio, dopo aver finito i compiti andavo nel suo studio e mi divertivo a giocare col telefono e la macchina per scrivere. Era un grande amante della tecnologia, credo che il primo fotocopiatore della provincia lo abbia acquistato lui: era una attrezzatura enorme ma all'avanguardia per i tempi".

E come dimenticare i giri sulla Citroen Maserati, auto sportiva su cui "papà portava me e i miei fratelli. Quella macchina per noi era come un'astronave e il pilota era ancora più affascinante". Istantanee ben impresse nella mente di un bambino di dieci anni.

Un ragazzino che si è ritrovato la vita stravolta, all'improvviso. "Ricordo bene quel giorno. In quegli anni eravamo a Roma, mia sorella Simonetta venne a prendere me e mio fratello Luca a scuola - Hanno rapito papà - ci disse. Fu una fucilata, da quell'istante è cambiato tutto". Insieme alle sorelle, al fratellino e alla mamma Maria Bonaria Abis tornò in Sardegna, iniziò un periodo segnato da angosce, paure e speranze via via sempre più flebili. "Ero piccolo, non ero in grado di capire bene cosa stesse accadendo".

Andrea Riccio però preferisce non ripercorrere quel periodo che per anni ha arricchito le pagine di cronaca. C'è un compleanno importante da festeggiare, anche solo nella memoria o nel solco di quel che sarebbe potuto essere. "Mi piace ricordarlo più come avvocato penalista che come deputato. Il suo amore per la giustizia è stata la spinta che ha animato anche la sua azione politica e infatti i suoi provvedimenti erano di natura giuridica". Era un avvocato di grido non solo in Sardegna, ma ben introdotto anche negli ambienti nazionali tanto che aveva clienti che arrivavano anche dalla Penisola. "Ricordo bene i signori con accento continentale che venivano in studio per chiedere di essere assistiti da lui - dice - Era un uomo di grande sensibilità e intelligenza che traspare anche dalla sua attività in Parlamento. Si batteva per lo snellimento della burocrazia, le sue proposte di legge erano sintetiche: pochi articoli ma chiari ed efficaci". Nella sua esperienza parlamentare (durata appena 1.200 giorni) Pietro Riccio si occupò spesso di codice e procedura penale, ogni provvedimento mirava a rendere più efficiente la macchina giudiziaria, a riequilibrare il rapporto tra accusa e difesa e a promuovere "una giustizia giusta". A Roma rappresentava i sardi al fianco di politici come Francesco Cossiga e Beppe Pisanu. In questa intensa attività nasce quello che il figlio definisce il capolavoro: "Oristano che diventa Provincia. Dietro questo traguardo c'erano un grande lavoro e spiccate capacità diplomatiche messe in campo per la propria terra. Per il territorio significava avere la Prefettura, la Camera di Commercio e tutta una serie di servizi che diedero a Oristano un'altra dimensione, un prestigio che oggi forse si è perso".

Gli esempi della lungimiranza di Pietro Riccio sono tanti. "Si era schierato anche contro il piano di sviluppo di Ottana, era convinto che quegli investimenti sarebbero stati molto più utili se destinati all'ammodernamento del settore agrozootecnico. Per questa tesi venne fischiato ai comizi ma sappiamo tutti come è andata a finire e si può dire che aveva ragione mio padre".

Precursore dei tempi, aveva una visione del futuro tutta sua. "Chissà cosa avrebbe potuto fare con i mezzi di oggi - sorride Andrea - papà era uno che acquistava attraverso i cataloghi, chissà cosa avrebbe potuto fare con internet. Non so cosa sarebbe stato mio padre trent'anni dopo ma, se coniugo le sue passioni e i suoi ideali, lo immagino al pc, protagonista anche in questi tempi".
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