Dopo vent’anni di polvere e silenzi Nule ritrova l’ex centro pilota Isola, rinnovato simbolo di una vocazione artigianale che fa del paese del Goceano uno tra i più importanti punti di riferimento della tessitura in Sardegna. Nel locale di via Roma campeggiano opere di grande pregio assieme a una varietà di telai dove mani esperte fanno scorrere fili e compongono trame. Qui c’è il telaio più grande dell’Isola dove possono lavorare in sintonia ben sei persone. Naturalmente serve un’occasione speciale perché venga messo in funzione, ovvero la produzione di un’opera di dimensioni enormi. A Nule è comunque possibile lavorare anche così in grande e succede quando arrivano richieste di tappeti da portare in vetrine prestigiose oppure in sedi particolari, come può essere una chiesa. Per ora il telaio gigante sorregge quattro opere importanti, porzione di una mostra che coniuga tradizione e design.

La mostra di Nule e, sullo sfondo, il telaio gigante
La mostra di Nule e, sullo sfondo, il telaio gigante
La mostra di Nule e, sullo sfondo, il telaio gigante

La prima edizione della rassegna “T’essere esistere, non finito, finito”, proposta fino al 31 gennaio, rigenera entusiasmi e dà forza a una passione per l’arte tessile che a Nule sopravvive alle vicissitudini dell’ex ente regionale Isola. La mostra è perciò un viaggio coinvolgente tra la storia, simboleggiata all’ingresso dal vecchio telaio in legno, e lo sguardo moderno impresso dalle proposte dei designer e di grandi nomi come Antonio Marras e Giovanni Campus.

Al centro di ogni opera c’è la lana di pecora, materia prima preziosa che Nule, paese a vocazione agropastorale, ha da sempre a disposizione perfino nei colori naturali del bianco, nero e grigio. «Da noi la tessitura resiste perché abbiamo una grande passione», dice Loredana Pinna, una delle circa 50 artigiane del paese. «Purtroppo l’attività non è remunerativa e non ha un mercato fluente», aggiunge mentre le sue mani scorrono sui fili per comporre un’opera intitolata Ciclicità, concepita dalla designer Mara Damiani e ispirata alla figura femminile. «Qui lavoriamo lana su lana», precisa con orgoglio. Per l’ordito e la trama si utilizza unicamente la lana di pecora, nessun’altro materiale. Le artigiane di Nule tengono tanto a questa eredità, come pure al telaio verticale, irrinunciabile peculiarità della tradizione locale. L’azienda tessile Crabolu con i suoi filati garantisce la qualità della materia prima. Il resto è affidato all’abilità delle tessitrici e alla creatività dei designer. Il contesto è naturalmente ideale perché i tappeti di Nule, che in passato erano parte del corredo domestico, da qualche decennio vengono apprezzati come oggetti d’arredamento. Input importante per tenere viva la ricchezza del patrimonio artigianale.

Lavori tessili esposti a Nule
Lavori tessili esposti a Nule
Lavori tessili esposti a Nule

«Dieci anni fa ho scoperto la tessitura attraverso un corso, ho imparato le basi e sviluppato una grande passione», dice Valeria Masala mentre compone un’opera dal titolo Rosario. Lei realizza quadri tessili, ripropone geometrie con le trame sospese, diventate una sua scelta stilistica, impressa nel brand Deincantos. «Realizzo inserti tessili su telaio rispettando le caratteristiche e i procedimenti della tessitura a stuoia per valorizzarne ogni dettaglio – spiega -. Da queste estrapolazioni nascono quadri artistici che evidenziano non solo i colori e le geometrie tipiche dei tappeti sardi, ma anche le diverse fasi della preparazione del telaio».

La manifestazione, organizzata dal Comune di Nule in collaborazione con la Pro Loco e con il patrocinio della Regione, offre al visitatore un tuffo nella storia di questa preziosa arte sarda: dai primi pezzi unici recuperati dal passato alla fondazione della filanda ad opera della famiglia Crabolu a Nule, dalle sperimentazioni degli anni Sessanta ad opera di Ubaldo Badas e Eugenio Tavolara alle nuove ricerche del 2000 curate da Nietta Condemi e Angelo Crabolu, alle testimonianze del presente con gli studi di Eugenia Pinna, Valeria Masala e delle tessitrici ancora in attività: Maria Assunta Manca, Valeria Masala, Rosa Giua, Giovanna Maria Campus, Gonaria Manca e Maria Pala. E poi lo sguardo al futuro con le nuove opere che vengono realizzate durante la mostra e sono disegnate da interpreti contemporanei: due da Angelo Ziranu, uno in collaborazione con Valeria Masala, e uno a testa da Eugenia Pinna, Mara Damiani, don Sebastiano Corrias e Carolina Melis.

Opere in esposizione a Nule
Opere in esposizione a Nule
Opere in esposizione a Nule

«La tessitura è un linguaggio e quando si ammirano i prodotti realizzati è come sfogliare pagine d’arte intrise di identità ma anche di contemporaneità», dice Angelo Ziranu, direttore artistico della rassegna.

«Il nostro obiettivo d’ora in avanti è quello di creare sinergia con altri paesi che praticano l’arte del tessere ai massimi livelli, come Samugheo e Mogoro, per iniziare un viaggio che ci vedrà protagonisti nelle prossime edizioni delle nostre mostre», annuncia il sindaco Antonio Giuseppe Mellino, pronto a dare continuità alla rassegna di queste settimane, primo atto di un progetto triennale che vorrebbe garantire un futuro alla tradizione dei tappeti.

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