Ogni anno in Italia ne nascono circa 25mila, il 6 per cento del totale dei neonati. Sono i prematuri, piccoli guerrieri che devono affrontare da subito una sfida complessa, soprattutto quando si tratta di casi di nato estremamente pretermine (sotto le 28 settimane di gestazione). Grazie ai passi della medicina e al gran lavoro del personale medico delle terapie intensive neonatali, la sopravvivenza alla dimissione ospedaliera è molto alta.

In ogni caso la nascita prematura rappresenta un momento molto complesso per i neonati e per i loro genitori chiamati ad affrontare difficoltà fin dai primi istanti di vita. «Si definisce prematuro il piccolo che nasce prima delle 37 settimane», evidenzia Viviana Marinelli, neonatologa della Terapia intensiva neonatale del Policlinico Universitario di Monserrato. Tra le 34 e 36 settimane di gestazione si è davanti a casi lievemente pretermine (si tratta del 75 per cento dei casi di prematurità, secondo gli ultimi dati). Tra le 28 e le 32 settimane si è davanti a nascite moderatamente o molto pretermine (22 per cento dei casi). Come detto sotto le 28 settimane si parla di estremamente pretermine (un per cento dei casi). E il tasso di sopravvivenza anche nei casi più complicati (27 e 28 settimane) si è alzato notevolmente proprio grazie ai progressi della medicina e all’instancabile lavoro – spesso anche di supporto piscologico – fatto dal personale ospedaliero come quello della Terapia intensiva neonatale del Policlinico Universitario di Monserrato, diretto dal professor Vassilios Fanos. E proprio qui, in occasione della Giornata mondiale della prematurità, il 15 novembre, dalle 15 alle 18, è previsto un incontro nell’androne retrostante il Blocco Q, per sensibilizzare sulle nascite premature, dar voce alle famiglie, confrontarsi e ascoltare le storie di chi ha vissuto questa esperienza.

La Terapia intensiva neonatale del Policlinico Duilio Casula
La Terapia intensiva neonatale del Policlinico Duilio Casula
La Terapia intensiva neonatale del Policlinico Duilio Casula

Ovviamente la gravità delle condizioni del piccolo nato prematuro dipende soprattutto dall’età gestazionale raggiunta al momento della nascita. In Sardegna, nonostante la natalità in costante diminuzione, si registra un lento incremento dei casi di prematurità. «I piccoli», prosegue la neonatologa, «hanno bisogno di assistenza specialistica e multidisciplinare. I progressi fatti dalla medicina consentono di assistere neonati con epoche gestazionali molto basse, quando diversi organi non hanno ancora completato il proprio sviluppo. Nelle terapie intensive c’è tutto il necessario per il sostegno ai piccoli nella respirazione, temperatura corporea e nutrizione. Così oggi è possibile la sopravvivenza di piccolini con prematurità estrema», sottolinea ancora Marinelli, evidenziando l’importanza delle tecnologie moderne e del lavoro coordinato tra professionisti.

Un fattore determinante, oltre a quello delle competenze mediche e infermieristiche, è la presenza dei genitori del piccolo. Il contatto fisico, la voce e le carezze della mamma e del papà contribuiscono al benessere dei bambini ricoverati, favorendo una relazione fondamentale fin dai primi giorni. «I genitori non sono dei semplici visitatori nel reparto. Fanno parte integrante del piano di cura del piccolo prematuro», afferma la neonatologa. «La marsupioterapia, conosciuta anche come “kangaroo care”, prevede il contatto pelle a pelle con la mamma o il papà e può favorire la stabilità cardiaca e respiratoria, riducendo lo stress del neonato».

E se è vero che le possibilità di sopravvivenza dei neonati estremamente prematuri sono migliorate grazie alle nuove strategie assistenziali e alle tecnologie disponibili, oltre ai progressi fatti dalla medicina, restano tuttavia particolarmente delicate le nascite tra le 23 e le 25 settimane: in questi casi i rischi aumentano e ogni situazione richiede una valutazione specialistica. «La fascia più critica si colloca al di sotto delle 25 settimane», spiega Marinelli. Non solo. La specialista ricorda l’importanza anche del post dimissioni: «Le cure proseguono anche dopo attraverso un programma di follow-up, con visite dedicate allo sviluppo motorio e cognitivo e al monitoraggio di vista e udito, per individuare precocemente eventuali difficoltà».

Inoltre il personale medico e infermieristico («Gli infermieri sono determinati nel lavoro di squadra») deve lavorare anche sui genitori: «La nascita prematura può provocare nella madre e nel padre angoscia, paura e un profondo senso di smarrimento, soprattutto durante il ricovero prolungato del bambino. Per questo la Terapia intensiva neonatale del Policlinico universitario di Monserrato affianca alle cure cliniche anche il sostegno psicologico, con il coinvolgimento di una professionista dedicata. L’impatto di una nascita prematura importante sui genitori è devastante», conclude Marinelli.

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