Lo sguardo profondo di due bimbe identiche sembra interrogare chiunque posi i propri occhi verso i loro. Nel 2009 si presentano così due gemelline, tenere come tutti i bimbi, che durante la crescita affinano gli sguardi, cambiano gli abiti, fino a ritrovarsi nell’adolescenza con i volti incorniciati dal velo della tradizione araba, anche a proporsi con vestiti di stampo più moderno abbozzando un sorriso. Nella giovinezza, come succede nel 2023, indossano abiti lunghi fino alle caviglie e sono riprese nel deserto pietroso della Palestina. Sarah e Saleha sono due gemelle beduine della Cisgiordania, che vivono a sud est di Hebron, area ora duramente contesa dai coloni israeliani che fanno di tutto per cacciare la comunità e prendersi le terre. Le immagini mostrano la normalità delle due gemelle prima che l’occupazione sempre più pesante in corso ferisse la terra dove sono nate e cresciute. La sequenza dei loro sguardi in bianco e nero è in mostra al museo Man di Nuoro che fino al 14 giugno ospita “Il capitale che cresce”, percorso espositivo di Monica Biancardi, vincitore del Pac, il Piano per l’arte contemporanea 2025, promosso dalla Direzione generale Creatività contemporanea del ministero della Cultura.

Le gemelle palestinesi ritratte da Monica Biancardi ed esposte al Man
Le gemelle palestinesi ritratte da Monica Biancardi ed esposte al Man
Le gemelle palestinesi ritratte da Monica Biancardi ed esposte al Man

La mostra nuorese allarga lo sguardo verso la Palestina con sette mappe incise in plexigas che raccontano la progressiva frammentazione del territorio a partire dal 1917 fino ai tempi attuali. Un video accompagna i visitatori a scoprire il tragitto da Gerusalemme est al villaggio di Hataleen, assieme ai disegni dei bambini della comunità dedicati al mare che, pur vicino, loro non conoscono perché inaccessibile. Un luogo perciò immaginato, esplorato dalla fantasia ma vietato nella realtà.

La Cisgiordania, dilaniata da tensioni terribili e crescenti raccontate nelle cronache quotidiane, viene narrata al Man con inaspettata delicatezza. Monica Biancardi tra il 2009 e il 2023 documenta il percorso di crescita delle due gemelle, incontrate dall’artista durante uno dei tanti viaggi in Palestina. Nell’arco di 17 anni lei torna e riesce a seguirle con rispetto e sensibilità, maturando nel tempo anche un rapporto di fiducia. Attraverso i ritratti realizzati con tanta costanza può così comporre un percorso d’immagini sulla resilienza silenziosa delle due donne partendo dalla crescita e dalla trasformazione fisica di due bimbe diventate adulte e cogliendo anche la metamorfosi profonda legata all’identità, al contesto sociale e a prospettive di libertà sempre più ridotte.

«Per quanto piccola sia la Palestina, arrivare ad Hataleen, villaggio a sud-est di Hebron, verso il mar Morto, è abbastanza faticoso. Partendo da Gerusalemme, s’incontrano una serie di check point e, dopo Dura, distante una decina di chilometri da Hebron, il nulla. Se non ci fosse il muro, andare a trovarli sarebbe più semplice ma occorre superare alcuni check point», racconta Monica Biancardi nel catalogo dedicato alla mostra.

La mostra "Il capitale che cresce" al Man di Nuoro
La mostra "Il capitale che cresce" al Man di Nuoro
La mostra "Il capitale che cresce" al Man di Nuoro

Chiara Gatti, direttrice del museo d’arte moderna di Nuoro e curatrice dell’esposizione, richiama la «fotografia di reportage che - spiega - non interferisce con il soggetto, ma lo scruta a distanza, forte del metodo documentario della serie, in grado di porre in evidenza le analogie e le differenze, i mutamenti e le persistenze, col chiaro obiettivo di affondare nel contesto, nell’attualità e nelle verità, proiettandola tuttavia nella dimensione dell’assoluto. Non la cronaca, dunque, ma una narrazione rispettosa, dilavata dai limiti della didascalia, restituita nei suoi contenuti universali». Gatti sottolinea lo «spaccato di società rurale, il nomadismo orfano della sua stessa natura, una esistenza ai margini».

La mostra nuorese nasce dall’acquisizione di undici fotografie, realizzate con macchine analogiche di medio formato, ispirate da forza poetica e rigore documentario e perciò capaci di proiettare i volti e le sensazioni di due giovanissime nella storia martoriata di un intero popolo.

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