La Gen Z che cambia il mondo: il caso Nepal con il premier-rapper scelto dalla piazza
Dopo la repressione del settembre 2025, i giovani hanno costretto l’anziano e sanguinario ex primo ministro a farsi da parte per poi sostenere la candidatura dell’artista Balen, già sindaco di KathmanduPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Tutto inizia a settembre 2025. In Nepal, 147mila chilometri quadrati “schiacciati” tra Cina e India, un cuscinetto tra due super potenze, scorre il sangue. La Gen Z, privata dell’accesso a 26 piattaforme social, da Facebook a WhatsApp passando per YouTube, scende in piazza. L’allora primo ministro, Khadga Prasad Sharma Oli, classe 1952, intuisce che può avere i giorni contati e ordina la repressione. I morti – almeno secondo le statistiche ufficiali – sono settantasette. Ma l’obiettivo di spegnere la rivolta non è sortito. Dalla ribellione non si torna indietro. I giovani, nel Paese asiatico, sono decisi a pagare la libertà con la vita. Ancora. In piazza, con un movimento mai visto, costringono Oli alle dimissioni. A quei ragazzi disposti a tutto si rivolge Balendra Shah, noto come Balen, ex rapper e ingegnere strutturale, diventato sindaco della capitale Kathmandu nel 2022. Un millennial, lui. «Cara Gen Z, il vostro assassino si è dimesso – è l’incipit di quell’appello-speranza –. Ora la vostra generazione dovrà guidare il Paese. Siate pronti».
A stretto giro l’invito. La speranza. L’unità. La piazza chiede a Balen di lasciare il Municipio della capitale per candidarsi a guidare il Paese. Le urne delle Politiche si aprono a marzo 2026. Il sindaco-rapper, 36 anni il 27 aprile, candidato con il Rastriya Swatantra, acronimo Rsp, Partito nazionale indipendente, conquista alla Camera dei rappresentanti, uno dei due rami del Parlamento, 182 seggi su 275 superando la maggioranza dei due terzi. Il miglior risultato alle Politiche degli ultimi sessant’anni.
Se la ricetta di Balen funzionerà, è presto per dirlo. Lui ha promesso «lotta alla corruzione e al nepotismo». In un Paese dove il 46% della popolazione ha meno di 24 anni e per il 56% è composta da under 30, la politica era invece in mano a over 70. La misura della distanza, dell’incomprensione, dell’inconciliabilità. Tant’è: i due partiti tradizionali, che per decenni hanno guidato il Nepal, Nc e Cpn, sono rimasti ai margini, con 38 e 25 seggi rispettivamente. Una disfatta, in uno Stato che conta poco più di 29 milioni di abitanti (per votare si erano registrati in 19 milioni, di cui il 60% ha poi espresso materialmente la preferenza).
Balen, famoso per i suoi occhiali neri quadrati, più spesso in giacca con maglietta bianca sotto, di tanto in tanto il topi, il cappello tipico del Nepal, a Kathmandu qualche cambiamento sostanziale l’ha messo a segno. Missione non facile, vista l’assenza di regole stratificata in tutti gli apparati dello Stato. Eppure in tre anni e mezzo di mandato Balen ha fatto uscire allo scoperto strutture e illegali, così come l’inefficienza della pubblica amministrazione. In Nepal, sulla carta, l’istruzione primaria è gratuita, ma libri e uniformi sono a carico delle famiglie. Ragion per cui, con uno stipendio medio che supera di poco i 200 dollari, la rinuncia alla scuola è prassi consolidata. Balen ha quindi avviato un programma di borse di studio per garantire l’istruzione a un numero maggiore di bambini e ragazzi.
Al premier-rapper la Gen Z chiede un futuro. Ogni anno sono 800mila i giovani nepalesi costretti a emigrare in cerca di una busta paga. Il primo ministro, nel suo programma elettorale, ha promesso di creare un milione e 200mila posti di lavoro in un Paese dove il tasso di disoccupazione raggiungere il 10 per cento e raddoppia tra gli under 30. Per questo Balen sta ben attento a costruire relazioni internazionali lontano dal perimetro della subalternità. La strategia ce l’ha chiara il premier: dialogo con tutti, fedeltà cieca a nessuno. Un multilateralismo pensato per ridurre al minimo la dipendenza da una singola super potenza, quale che sia.
Chiuse le urne di marzo, il rapper scelto come leader nazionale ha incitato la Gen Z, ancora una volta: «Congratulazioni a tutti voi, questa è la vostra vittoria». Una generazione si fida ciecamente. Lui finora non ha mai deluso: nessuna indagine che lo riguarda, ipocrisia e ingiustizie sono le parole che più tornano nei suoi discorsi e nelle sue canzoni. Col sogno di cancellare povertà diffusa e diseguaglianze. Almeno un po’.
