Il tesoro nascosto nelle valigie all’asta
Prende sempre più spazio l’abitudine di mettere in vendita i trolley, le borse e egli oggetti dimenticati a bordo degli aerei, o smarriti nei transiti, che non tornano al legittimo proprietario. Ma a Cagliari ancora questo sistema non esiste.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Quel che perdi tu lo guadagna qualcun altro. Meglio ancora: la tua distrazione, o l’errore altrui, può essere la fortuna di qualche sconosciuto.
Si può riassumere così, forse, quel che accade quando malauguratamente durante un viaggio di lavoro, piacere o di qualunque altro tipo si smarrisce la valigia con il suo contenuto: oggetti, preziosi o meno, spesso dall’alto valore affettivo, che magari non si possono recuperare perché risultano irrintracciabili, perché non si ha interesse a perdere tempo nella loro ricerca oppure perché semplicemente il tempo trascorso ha fatto dimenticare della loro esistenza. Così nel frattempo la borsa, magari arrivata a destinazione dopo mesi o rimasta nell’aeroporto di partenza, resta senza un padrone. Abbandonata.
La migliore offerta
A quel punto il trolley, la ventiquattro ore, lo zaino e qualunque altro contenitore sia rimasto orfano di padrone, viene reinserito in “società” con un sistema tanto semplice quanto efficace: un’asta. Contenitori grandi e piccoli finiscono in vendita sui siti delle società di gestione aeroportuali e a volte anche su quelli delle case d’asta più famose al mondo in attesa di qualcuno che decida di affidarsi alla sorte e presentare un’offerta. Alla cieca, senza sapere quale sia il contenuto di quel che vuole acquistare. Nella speranza di fare il colpo grosso: qualcosa di valore, gioielli, abiti d’alta moda, oggetti vintage, statuette rilevanti, oppure denaro contante, scarpe, documenti segreti.
Il fenomeno esiste da tempo ma negli ultimi anni sta crescendo d’importanza. Ricorda le vecchie pesche di beneficenza e i tradizionali “acquisti al buio” statunitensi (cui sono dedicate diverse trasmissioni su varie piattaforme televisive): si fa un’offerta senza sapere cosa si sta comprando davvero. Oggi i “premi” messi in palio negli aeroporti e nelle aste sono centinaia di migliaia di bagagli smarriti in tutto il mondo.
I numeri
In base ai dati pubblicati dalla Sita, società che si occupa di fornire la tecnologia per il trasporto aereo, nel 2022 sono stati smarriti 26 milioni di bagagli in tutto il mondo, circa 8 ogni mille passeggeri. Numeri in aumento negli anni successivi con l’incremento dei voli e dei viaggiatori. La maggior parte delle valigie torna al legittimo proprietario (più del 90 per cento) ma non pochi vanno perduti. Il percorso più o meno è il seguente: un bagaglio smarrito viene registrato in un database che consente di sapere in quale aeroporto doveva essere imbarcato; accertato il suo mancato inserimento sotto stiva, si tenta di rintracciarlo e inviarlo allo scalo di destinazione; se nel trolley non vi sono le etichette con sigla dell’aerostazione e destinazione gli addetti della compagnia aerea lo aprono per cercare qualche elemento che faccia capire dove era diretto (un nome, un numero di telefono e così via). Se dopo tre mesi se nessuno le reclama finisce sul mercato, pronto a essere venduto a chi presenta l’offerta più elevata.
Il rischio più elevato di smarrimento è nelle rotte internazionali: la probabilità di non ricevere la valigia all’arrivo è cinque volte più alta rispetto ai voli nazionali. Quasi la metà delle perdite si verifica nei transiti in un secondo aeroporto. Incidono errori nei biglietti, nelle etichette, smistamenti all’uscita del nastro trasportatore, maltempo, cancellazioni, peso in eccesso.
Il business
In passato le compagnie i bagagli non reclamati venivano smaltiti; oggi un errore si è trasformato in business. Tutto è cominciato nel 1965 negli Usa con il sistema “Unclaimed Baggage”, utile a raccogliere beni smarriti dalle principali linee di autobus americane. Dal 1973 si è passati anche alle compagnie aeree. In Europa ci sono attività piccole e grandi che raccolgono e mettono in vendita, comprese grosse case d’asta.
In Italia le aste sono pubbliche, spesso telematiche, gestite da istituti come il Sivag a Milano, dove valigie e oggetti persi (dopo circa sei mesi) vengono venduti al miglior offerente. La partecipazione richiede solitamente la registrazione su portali dedicati e, a volte, una cauzione.
A Cagliari invece ancora non esistono meccanismi simili, nessuno ha pensato (o ha avuto tempo di farlo) di mettere in piedi un servizio simile. Il successo sarebbe garantito. Per dire: la sola casa d’aste Greasby’s riceve ogni mese circa 70-80 valigie e attira centinaia di clienti. Un suo cliente abituale, di nome Richard Stacey, padre di cinque figli, ne avrebbe addirittura fatto una piccola attività: ha comprato tra i tanti oggetti una Samsonite appartenuta a una signora americana con dentro sette paia di scarpe, ciabatte Gucci e un intero guardaroba, indumenti poi rivenduti su eBay.
L’ignoto
Il fascino dell’ignoto conferma quanto l’imprevisto e la sorpresa siano elementi centrali per le nuove generazioni. Anche scoprire in diretta social il contenuto misterioso di una valigia acquistata all’asta è quasi un format. Su TikTok milioni di persone seguono influencer che acquistano valige all’asta e ci sono video con oltre 15 milioni di visualizzazioni. Cagliari no. Non c’è ancora.
