Bisogna avere un po' di anni alle spalle per ricordare quel cigolio sui binari: ferro e acciaio che segnalavano il passaggio dei vagoni impegnati a spostarsi da una parte all'altra della città. È finita il 18 novembre 1973 la storia dei tram a Cagliari: un amore lungo ottant'anni, tramontato per la scelta miope - spinta dalle linee politiche nazionali - di mandare in pensione il trasporto su rotaia. Troppo ingombranti quei mezzi a centro strada: meglio i più agili bus su gomma, meglio far spazio ad auto e parcheggi.

SCELTA DRASTICA Mai decisione si rivelò tanto sbagliata, perché la storia dei trasporti ha insegnato che i mezzi su rotaia hanno, ancora oggi, una marcia in più rispetto agli altri (a Milano i tram sono diventati un simbolo vincente della città, ma anche a Roma o Torino non sono mai stati messi da parte).

RITORNO AL FUTURO La dimostrazione che niente funziona meglio del trasporto pubblico su binari arriva dalla recente nascita della metro leggera sul tracciato delle vecchie Ferrovie complementari: dal 2008 mette in contatto piazza Repubblica con Monserrato (e ora anche col Policlinico). Ed è solo il primo passo: sta per prendere forma anche il collegamento da piazza Repubblica a piazza Matteotti, con l'ulteriore salto verso il centro della città che contribuirebbe a snellire il traffico ormai insostenibile nel cuore del capoluogo. C'è però di mezzo la burocrazia, che sta rallentando il processo di messa in opera dei binari: i lavori sarebbero dovuti partire nel 2017 ma ancora non c'è traccia dei nuovi binari. Il passaggio successivo dovrebbe essere il tratto via Roma-Poetto, collegamento vitale dopo la nascita del litorale pedonale che ha dimezzato i parcheggi e aumentato la densità di traffico.

NELL'OTTOCENTO E dire che tutto questo esisteva già più di cent'anni fa, quando i tram erano l'arteria portante del trasporto interno di Cagliari, nonché di quello verso l'hinterland. I primi vagoni della tranvia risalgono addirittura al 1893, quando sono comparsi in città i mezzi a vapore gestiti dall'imprenditore ligure, che poi ha dato il nome al viale alberato tra Stampace e Tuvixeddu: Luigi Merello. La prima linea entrata in funzione si è rivelata subito rivoluzionaria: tratta Cagliari-Quartu, col passaggio a Monserrato, Selargius e Quartucciu. Erano i tempi degli spazi ampi, con lo sviluppo urbanistico dell'area metropolitana ancora agli albori e lunghi tratti in campagna: i mezzi della Società Strade ferrate del Campidano sembravano più trenini che tram. Di sicuro hanno avuto un ruolo decisivo per la crescita di Cagliari, mettendo la città madre in contatto stretto con tutti i centri del circondario.

GLI SCONTRI DEL 1906 Il servizio andò avanti, con un numero crescente di corse, sino al 1906, quando ci fu il corto circuito degli scioperi e degli scontri in piazza per il caroprezzi (del pane in primis) e per la povertà crescente: molti mezzi furono bruciati, altri addirittura buttati in mare dai manifestanti nelle acque davanti a via Roma. In molti tratti furono divelte le rotaie. Ci vollero molti mesi di lavori per riattivare il servizio.

VERSO IL POETTO La nuova svolta decisiva è arrivata nel 1913, con la nascita del collegamento tra via Roma e il Poetto: una tappa storica che ha acceso l'amore indissolubile dei cagliaritani con quella sarebbe diventata in fretta la spiaggia del Centomila. Fino a quel momento - le auto erano ancora ai primi vagiti - la stagione dei bagni si viveva nella acque più comode nei pressi di via Roma e soprattutto a Giorgino, non troppo lontano dal vecchio cuore storico della città

Il BLACKOUT DEL 1943 Negli anni Venti è scomparsa definitivamente la trazione a vapore, con il completamento dell'elettrificazione di tutta le rete cittadina, nel frattempo cresciuta con nuove linee. La Società tranvie della Sardegna, che aveva preso la gestione, dovette fare i conti con il disastro del 1943, quando le bombe angloamericane si abbatterono sul capoluogo, seminando morte e distruzione. Ci volle un anno intero per far ripartire i primi tram.

SEI LINEE Dopo la guerra ci fu un piano di sviluppo del sistema tranviario che portò al massimo splendore a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Sei le linee attive, attraversavano ogni angolo della città: da Sant'Avendrace a San Benedetto (linea 1), da via Bacaredda a piazza Yenne (linea 2), da piazza Yenne a Castello (linea 3) dal largo Carlo Felice all'Amsicora (linea 4). Poi c'erano le linee per il Poetto e per Quartu. Il cigolio sui binari era sempre accompagnato dalla presenza dei ragazzini aggrappati alla coda dei tram, con un'immagine costante di equilibrismo e sprezzo del pericolo. Quei ragazzini senza biglietto, che più tardi ripiegarono sui filobus, erano per tutti i "portoghesi".

Rotaie in piazza San Benedetto negli anni 50 (Archivio L

IL DECLINO La rete tranviaria ebbe un ruolo portante nella crescita della città negli anni Cinquanta, fino ai primi segnali di un tempo che stava per finire. Tra il 1961 e il 1963 venne decapitato per gradi (fino alla soppressione finale) il collegamento Cagliari-Quartu, per fare spazio al traffico crescente di auto. Le linee cittadine vennero progressivamente ridotte, con l'aumento dei filobus e soprattutto dei bus a carburante. Un declino costante concluso bruscamente il 18 novembre del 1973 con la corsa finale dell'ultimo tram, che operava sulla tratta Cagliari-Poetto. Fine di un'epoca: un pezzo di storia della città se n'è andato per sempre sotto la spinta di chi riteneva che il tempo dei tram fosse superato. Mai scelta politica si rivelò così sbagliata.

La metro leggera ferma alla stazione di piazza Repubblica (Archivio L
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