Ok, dimentichiamo il tasso d’interesse che la banca ci riconosceva per i nostri depositi quando l’inflazione viaggiava sulla doppia cifra, ma ora (ed è un “ora” che dura da parecchio) si è passati dall’altra parte della barricata: ci si ingegna fra le proposte variegate delle banche per spuntare quattro soldi, e solo dopo molte ricerche ci si rende conto che bisogna accontentarsi di due soldi, nel senso che le remunerazioni che gli istituti di credito riconoscono ai nostri depositi sui conti correnti sono misere. E lo sono da anni. Eppure è con i nostri risparmi messi da parte sui conti, che le banche fanno profitti prestandoli a chi paga lauti tassi di interesse, ma ormai l’accordo – più o meno tacito – c’è. Se il risparmiatore non accetta conti correnti vincolati o non aderisce a fondi azionari, obbligazioni o monetari (che comunque un rischio basso o alto lo contengono), come premio per aver dato i nostri soldi a una banca che li presta e ci guadagna, riceviamo solo qualche monetina.

In questo inquadramento da sudditi, più che da clienti, rientriamo più o meno tutti. D’altra parte, se si cerca generosità, non si prende in considerazione i posti dove ci sono gli sportelli per le operazioni in denaro. E se ci mettessimo in testa di riparare il nostro denaro, tanto o poco che sia, dall’erosione dell’inflazione, che cosa succederebbe? Semplice: dovremmo metterci a caccia dei conti che, in questo inizio del 2026, ci garantiscano interessi per il 2 per cento lordo. E sono pochi, oltretutto nemmeno conti “liberi”, nel senso che per avere qualche decimo di percentuale in più siamo costretti a vincolare la somma che prestiamo alla banca, in modo che essa la presti ad altre persone cui chiedere gli interessi. Nella speranza che non smettano di pagare le rate.

È il caso di accennare qualche dato tecnico per far capire ai nostri lettori la situazione. È tutta farina del sacco di segugio.it, che ha condotto una ricerca consultando i tassi d’interesse riconosciuti ai correntisti nel mese di gennaio del 2026. Cominciamo con il tasso medio di interessi per un conto corrente o un conto deposito liberi, quindi senza alcun vincolo. La media del tasso di interesse riconosciuto dall’istituto di credito è pari a 1,77 per cento: non tanto, ma molto meglio di nulla. Con questi chiari di luna, sono giudicati ideali perché ci danno qualcosa ma ci lasciano liberi di gestire le nostre giacenze a piacimento, senza vincolarle. Ci sono però diverse promozioni, di solito per un breve periodo che generalmente non supera i sei mesi, in cui le banche (bontà loro) ci riconoscono un 2 per cento. Ovviamente, come in tutti gli altri casi, stiamo parlando del tasso di interesse lordo: è da pagare la ritenuta fiscale del 26 per cento sul rendimento, poi c’è il canone del conto corrente e pure l’imposta di bollo, che attualmente è di 43,20 euro l’anno.

E se siamo più famelici di così, ma non vogliamo bloccare la disponibilità del nostro denaro depositato in banca, esiste una soluzione? Sì, sono le promozioni a tempo, bisogna andarsele a cercare e, in questo periodo, il tasso è in media del 2,3 per cento per sei mesi. La migliore offerta disponibile raggiungeva invece il 4 per cento, ma sempre per sei mesi. Poi il tasso crolla, ma se si considera che i conti privi di tasso promozionale sono remunerati in media dell’1,13 per cento annuo lordo, meglio non lamentarsi troppo.

Certo, non c’è soltanto il conto corrente: esiste anche il conto deposito vincolato. Questo prodotto, anche nelle versioni che garantiscono un tasso vantaggioso nel lungo periodo che può arrivare a cinque anni, consente di recuperare la liquidità depositata generalmente entro un mese dalla richiesta, ma con una perdita parziale, o totale, degli interessi pattuiti. È un sistema utile per ottenere un buon rendimento senza però privarsi della possibilità di utilizzare la liquidità per altri scopi. Però, ovviamente, si deve attendere la scadenza del periodo di vincolo. In questo periodo, un conto deposito vincolato e svincolabile frutta un tasso del 3 per cento per depositi di 12, 24 o 36 mesi, oppure del 2,9 per deposito da 48 a 60 mesi. Di solito s’incassano gli interessi al momento dello svincolo ma ci sono banche che, bontà loro, offrono una cedola periodica.

Tutto questo, con un’unica certezza: non diventeremo ricchi grazie ai tassi d’interesse dei conti correnti.

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