Tre maxi schermi, di forma rettangolare, che richiamano la forma delle carte, dei tarocchi, quelli che danno il nome alla mostra: “I Tarocchi di De Andrè”, si è chiusa a Bergamo, nel Palazzo della Ragione, il 2 giugno. È un ambiente immersivo in cui sono ripercorsi i personaggi delle canzoni dell'artista, che prendono vita nelle immagini estese nel trittico. Spazi vuoti e pieni, luci e buio, colori sgargianti e volti pensierosi: 31 figure per altrettanti brani musicali che creano un percorso suggestivo sulle note delle celeberrime canzoni. Da Marinella a Piero, dal bombarolo al fannullone, per arrivare al matto, a Bocca di rosa, al suonatore e all'ottico. È il mondo di Faber, che si trasforma in narrazione evocativa della fragilità umana, mai rassegnata e sempre pronta a slanci di ribellione e rivalsa.

Lo spazio. L'iniziativa, nata nel 2009 su proposta del Palazzo Ducale di Genova e realizzata nell'installazione da Accademia Carrara, è curata da Studio Azzurro, fondato da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi, cui si è aggiunto poi Stefano Roveda, che esplora le possibilità poetiche ed espressive dei nuovi linguaggi tecnologici. Attraverso la realizzazione di videoambienti, aree sensibili, percorsi museali, performace teatrali e film, disegnano un percorso artistico trasversale alle tradizionali discipline e formano un gruppo di lavoro aperto a differenti collaborazioni. In questo allestimento che celebra il cantautore, uomini e donne, ribelli, sconfitti, visionari e spesso pittoreschi, prendono vita negli schermi, alludendo agli Arcani Maggiori dei Tarocchi. La successione di immagini rimanda a una molteplicità di temi: il viaggio, l'amore, la perdita, la giustizia, la morte che si rimodulano nell'interpretazione degli spettatori. È un tributo a un intellettuale che ha mostrato un interesse profondo e consapevole per i Tarocchi, ne ha studiato la tradizione simbolica e ne ha tratto spunti e riferimenti che attraversano la sua opera, influenzando la costruzione dei personaggi e delle vicende dei suoi brani, fino a trovare espressione nelle scenografie dei suoi concerti.

La visione. Poltroncine cilindriche permettono una visione comoda e rilassante, mentre le luci soffuse amplificano la dimensione uditiva, senza limitare il godimento della bellezza delle pareti che tengono traccia dei tempi antichi, con affreschi che portano i segni del tempo trascorso senza però essere sminuiti nel loro fascino. Il palazzo ospita gran parte del patrimonio di pitture murali strappate, per ragioni conservative agli edifici cittadini, tra i quali la preziosa serie di tredici frammenti superstiti della decorazione di Bramante per il Palazzo del Podestà. Il palcoscenico della mostra è la Sala delle Capriate, imponente in altezza e in estensione, che si trova in cima a una rampa di scale, in pietra, che non scoraggia i tanti visitatori. È l'osservatorio privilegiato per godere della vista su Piazza Vecchia, tenendo nel cuore e nella mente quella poesia che si chiama canzone, quella melodia che si trasforma in capolavoro e che lascia un segno indelebile, senza mutare di generazione in generazione.

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