Breve storia dei ribelli rossoblù
Morfeo e De Patre, Berretta e Foggia. Ribelli (chi più e chi meno), comunque, altrettante bombe innescate sotto la panca dello spogliatoio del Cagliari.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Morfeo e De Patre, Berretta e Foggia. Ribelli (chi più e chi meno), comunque, altrettante bombe innescate sotto la panca dello spogliatoio del Cagliari. Il recente passato della squadra rossoblù è costellato di casi spinosi. Qualche volta, essi hanno provocato un disastro, in altre, gli effetti devastanti sono stati attutiti dalla reazione del resto della squadra e della società. Sempre, sono stati elementi destabilizzanti, che per un periodo più o meno lungo hanno creato scompensi notevoli.
In principio ci fu Domenico Morfeo, genio e sregolatezza del calcio italiano, il talento mai sbocciato per problemi caratteriali irrisolvibili. Era il 2000 e Ulivieri sostituì Tabarez, che cinque anni prima aveva portato il Cagliari a un passo dalla qualificazione Uefa ma che poi era stato esonerato dal Milan. Renzo “Renzaccio” Ulivieri ci mise pochi giorni a entrare in rotta di collisione con Morfeo: fumantino uno, stravagante l'altro, lo scontro fu inevitabile. Morfeo venne ceduto ma lo spogliatoio non diede mai prova di ritrovata unità e la retrocessione in serie B fu la conclusione di una stagione orribile.
La stagione successiva si aprì con due casi. Tiziano De Patre e Daniele Berretta, prima ancora che iniziasse il campionato, dissero chiaro e tondo che volevano essere ceduti. Il povero Gianfranco Bellotto fece di tutto per recuperarli ma in ritiro, ad Asiago, accadde il fattaccio. Una mattina, prima dell'inizio dell'allenamento, Bellotto, tecnico di sani principi, riprese Berretta che, il giorno precedente si era rifiutato di svolgere il riscaldamento prima di un'amichevole. Berretta, per tutta risposta, lo affrontò testa a testa, cercando addirittura lo scontro fisico. Fu rottura, a cui seguì la ribellione di De Patre, che si rifiutò sistematicamente di giocare nonostante fosse regolarmente pagato. Bellotto, per il bene della squadra, cercò sino all'ultimo di coinvolgere i due ribelli, ne ricevette altrettanti, sdegnosi rifiuti. Dopo una buona partenza, il Cagliari si affievolì, Bellotto fu esonerato senza colpe e sostituito da Materazzi, con esito ancor più negativo.
Di malumori se ne registrarono parecchi anche in epoche successive. Esposito e Langella fecero la guerra senza quartiere a Giampaolo, Festa non amò particolarmente Ventura, non senza ragione, se è vero che quando in panchina approdò Reja, il Cagliari spiccò il volo, conquistando, dopo quattro anni di amarezze, l'agognato ritorno in serie A.
Ma l'episodio più sconcertante risale alla stagione 2007-08. È l'anno della lite Foggia-Marchini, che trascinò il Cagliari nell'abisso. Solo quando venne disinnescata la bomba, la squadra iniziò la risalita, sino a conquistare un'insperata salvezza. La vicenda è ormai nota, anche perché una serie di denunce giudiziarie hanno sollevato il velo. Tutto nacque da un banale scontro di gioco in allenamento tra Marchini e Foggia, uno di quelli che accadono una decina di volte all'anno. Ma quella volta l'incidente, anziché chiudersi in poche ore, ebbe un strascico in una pubblica via di Cagliari, con un amico di Foggia nelle vesti di giustiziere e Marchini in quelle di vittima. Ne seguì una denuncia per mobbing (da cui il Cagliari fu assolto), una per aggressione, un'altra per omissione d'atti d'ufficio. Insomma, un pasticcio.
Cellino, alla fine, trovò la via d'uscita. Prima esonerò Giampaolo, poi Sonetti, quindi chiamò Ballardini. Marchini venne ceduto, Foggia messo in un angolo. E il Cagliari iniziò a vincere.
Non si vuole qua dire che esistano analogie con la vicenda Agostini-Conti. Ogni caso è diverso dall'altro. Però, una cosa è sicura: solo con una perfetta identità di vedute tra società, tecnici e giocatori si possono raggiungere risultati importanti. Altrimenti...
IV. P.