I più attenti hanno sicuramente notato che quell’accento sardo, nella serie tv del momento, “Il Re” (su Sky), non è da copione ma assolutamente naturale. E questo perché l’attore che interpreta Davide Piras, l’agente di custodia che è il braccio destro del protagonista, Luca Zingaretti, è un sassarese doc. Alessandro Gazale, classe 1961, è uno dei personaggi di più forte impatto, quello con una personalità chiara fin dalla prima puntata (otto in tutto), presente nelle scene più significative del primo prison-drama italiano, ambientato in un vero carcere ormai in disuso (i set sono stati allestiti a Civitavecchia e a Torino). La storia si svolge tutta lì dentro, nella struttura che richiama il panopticon, quello progettato alla fine del 1700 da Jeremy Bentham. Una sorta di torre centrale dalla quale si diramano le varie sezioni, un po’ una metafora che fa pensare a come tutto nella vita possa essere controllato. 

Zingaretti è Bruno Testori, il direttore, colui che decide tutto per tutti e con metodi più che discutibili. Non mancano violenze, giri di droga, e i morti. La storia si dipana in modo parallelo tra le indagini su questi delitti e quella interna tra i vari detenuti e i poliziotti. Con l’inevitabile interferenza della magistratura che vuole vederci chiaro.

Testori può contare su una cerchia di agenti fedelissimi, i suoi “pretoriani”, e tra questi c’è proprio Piras: “Uno che parla poco – spiega Alessandro Gazale a L’Unione Sarda -, più che altro agisce. Mentre il direttore è la mente, Piras è il braccio. Quando c’è da fare il ‘lavoro sporco’ spesso fa intervenire lui”.

Gazale ha cominciato da ragazzino, gli piaceva far ridere i compagni, gli amici, “poi c’è stata la voglia di fare qualcosa di più strutturato, sono iniziati quasi per caso i cabaret per radio, e infine il palco. In trent’anni ho interpretato qualcosa di più comico ma anche di drammatico, da Eduardo a Pirandello”. E il cinema, che gli ha portato più di un riconoscimento come il premio Gassmann per il miglior attore al Bari international film festival nel 2019 per l’interpretazione in “Ovunque proteggimi” di Bonifacio Angius.

Nel film di Angius come in “Il Re” si affrontano temi duri e importanti, il cinema può aiutare a richiamare l’attenzione su problemi sociali?

“È il cinema che racconta e che fornisce la fotografia della società e del momento storico che stiamo vivendo, si comunica sempre per entrare nelle coscienze di chi guarda e anche per sollevare un tema. Nella serie di Sky c’è tutto un discorso legato alla gestione delle carceri, con gli espedienti della narrazione per condire la storia e renderla interessante, ma il tema c’è, è concreto. ‘Ovunque proteggimi’ voleva attirare l’attenzione sui dimenticati, sulle persone che incontri per strada e che hanno i loro conflitti. Insomma non bisogna per forza raccontare un eroe”.

Alessandro Gazale (foto concessa)
Alessandro Gazale (foto concessa)
Alessandro Gazale (foto concessa)

Recitare con il proprio accento, la propria cadenza, è una ricchezza?

“Sì, talmente tanto che una volta mi hanno chiamato per un ruolo in una serie in cui dovevo recitare in calabrese, ho provato a studiare però poi sono tornato indietro, un vero calabrese era secondo me la scelta giusta. Ci sono musicalità nei dialetti e nelle lingue che non si possono improvvisare, puoi prepararti tantissimo ma le persone si accorgeranno comunque che qualcosa stona. Io non sono così allenato a parlare altri dialetti o interpretare personaggi di altre regioni. Piras nella sceneggiatura è sardo, andava bene per me”.

È lei che si è immedesimato o ha dato un po’ di sé a lui?  

“La personalità entra in gioco per forza, questo personaggio è venuto fuori in maniera abbastanza naturale, mi sono trovato subito molto bene sul set, col regista, con Luca Zingaretti, tutto questo aiuta a trovare la concentrazione. Piras funziona perché non c’è nulla di ‘caricato’, senza stereotipi. La sua vita è tutta dentro il carcere, avrebbe voluto diventare comandante ma il direttore gli preferisce la collega Sonia (Isabella Ragonese, ndr). Fa finta di capire il perché di quella scelta, ma secondo me non è così”.

Una battuta che rappresenta anche lei come persona?

“Quella che dico a Testori mentre in cortile tira calci al pallone e viene fuori un po’ il lato umano: ‘Vada a casa con sua figlia, vi vedete un film, i figli poi crescono…’. Questa era la sostanza, che lascia presagire o intuire che qualcosa nella vita di Piras sia rimasta indietro. Ho anche provato a ricostruire quale ipoteticamente possa essere stato il suo passato, con i suoi anni in Sardegna, come è arrivato a quel lavoro, nella sceneggiatura non c’è ma a me serviva per capire il personaggio e dargli un’anima”.

Una scena de \"Il Re\" con Alessandro Gazale (concessa all'attore da Sky Original)
Una scena de \"Il Re\" con Alessandro Gazale (concessa all'attore da Sky Original)
Una scena de "Il Re" con Alessandro Gazale (concessa all'attore da Sky Original)

Ha detto qualcosa anche in sassarese.

“Diverse battute. Ad esempio quando abbasso lo sportellino di una cella e auguro la buona notte con “cabi di ca…” (testa di…, ndr), che inizialmente doveva essere in cagliaritano ma poi me l’hanno fatto dire nel mio dialetto, oppure l’intercalare ajò. E poi altre frasi, qualche parolaccia insomma”.

La scena più difficile da girare?

“In realtà è più dura l’attesa che il momento stesso in cui scatta il ciak: ti fai mille domande, io mi metto sempre in discussione anche emotivamente e finché quella parte non è conclusa la tensione c’è. Oltre ai dialoghi passo spesso alle mani, già nei primi momenti della puntata 1 mettiamo un detenuto a testa in giù nel vuoto”.

Non è solo attore, è anche insegnante.

“Sì, di scienze motorie in una scuola media a Sassari”.

A lezione porta l’arte?

“Cinque anni fa abbiamo avviato il laboratorio permanente dello spettacolo, qualcosa che potesse rimanere in futuro, e ho coinvolto una serie di colleghi che anche non avendo competenze specifiche a livello artistico sono portatori di tante esperienze, sono molto bravi e disponibili. C’è la parte di teatro ma anche quella di scenografia, stiamo recuperando un vecchio auditorium, abbellendo gli spazi esterni della scuola e tentando di far nascere un piccolo museo restaurando delle attrezzature. Progetti che sarebbe bello ogni istituto avesse, in Italia non abbiamo ancora colto l’occasione di curare il senso dell’arte già sui banchi”.

La scena che invece pensa sia la più bella?

“Per me che ho vissuto tutta l’esperienza in maniera quasi magica, ogni volta che ero sul set osservavo gli altri lavorare, per imparare e capire come funzionano i vari settori. Di sicuro tutti i momenti in cui emerge il lato umano delle persone sono quelli più emozionanti”.

Si ha sempre un po’ l’idea che gli attori siano tali anche fuori dal set, è un errore?

“Per quanto mi riguarda sì. Nella vita tutti hanno dei ruoli, quando insegno mi metto la ‘maschera’ della responsabilità, ma bisogna sapersi comportare nel modo giusto in ogni luogo. Per il resto sono sempre lo stesso, nessuna velleità, solo tanta passione per quello che faccio”.

L’abbiamo vista in passato in due videoclip di Salmo.

“Yoko Hono e 1984. Mi sono divertito molto. Mi rende felice potermi esprimere in campo artistico, ma so dire anche ‘no’ a un progetto se non mi piace”. 

Luca Zingaretti e Alessandro Gazale sul set de \"Il Re\" (concessa all'attore da Sky Original)
Luca Zingaretti e Alessandro Gazale sul set de \"Il Re\" (concessa all'attore da Sky Original)
Luca Zingaretti e Alessandro Gazale sul set de "Il Re" (concessa all'attore da Sky Original)

Nella serie tv di Sky c’erano altri sardi?

“Il ragazzo che viene messo a testa in giù nelle prime scene, Malavida, è di origine sarda, così come un tecnico della scenografia, e un altro della fotografia.  Insomma i sardi sono ovunque”.

Nell’ultima scena invece Piras non è tra quelli che – senza spoilerare – hanno un ingrato compito nei confronti del direttore, questo fa già pensare a una seconda stagione.

“Chi lo sa, io spero che una seconda stagione venga confermata presto”.

Dopo i vari successi professionali non le è venuta voglia di lasciare la Sardegna?

“No, assolutamente, categorico, sto benissimo a Sassari, ho la scuola, il mio ambiente, e non c’è tutto questo chiasso intorno a me che mi spinga ora a fare delle scelte. Sono sereno, ho ovviamente il desiderio di lavorare anche con altri registi, oltre a quelli che già conosco e con i quali mi sono trovato sempre bene, fare esperienze, ma guardo cosa mi regala la vita ogni giorno. Per adesso è arrivato qualcosa di grande e di bello, ma senza nulla pretendere”.

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